NEL PAESE DEI MORTI E DELLE FORTEZZE

Posted on settembre 23, 2012 di


In Italia si muore. Non solo a causa dei veleni tossici dell’Ilva o per le catastrofi naturali, ma anche banalmente per sopraggiunti limiti di età. Il dato dell’ultimo censimento Istat (2011) fotografa un paese in cui i decessi superano le nascite. Il tasso di natalità (al 9,1 per mille) e il tasso di fecondità nazionale (il più basso d’Europa) è sostenuto solo dalla presenza degli immigrati.
Agli italiani – viene da pensare – fa paura la vita. Atterriti da un domani senza certezze e paralizzati da un presente che sbriciola e che sfila, senza opposizioni, garanzie e diritti. A torturare la classe media sono domande semplici che non trovano risposta: ripagherò il mio mutuo, avrò i soldi per l’affitto?
In questa lunga notte, che svuota il nostro Paese e ne rende aridi i ventri, la politica dovrebbe guardare al futuro e interrogarsi su come sarà la nostra società, le case e le città che ci accoglieranno.
Ma a farci sapere dove saremo di casa domani (o meglio dove non saremo) sono i colossi dell’edilizia privata. Davanti al vuoto di idee e pianificazione si fa largo il far west del mattone.
A Milano, ad esempio, la risposta è Citylife. A Venezia il nuovo progetto del Palais Lumiére di Pierre Cardin (orrore denunciato tra gli altri anche da Salvatore Settis in Repubblica 18 set. 2012). Spazio alle torri di vetro e metallo con loft da 300 metri quadri a 11 mila euro al mq; isole salve con una vista che permette di dominare in un solo sguardo città che agonizzano.
Questi luoghi che sembrano ricalcati sull’idea, già stecchita, del quartiere – città (l’intera area di Citylife sarà, ad esempio, energeticamente autosufficiente) hanno uno spirito ben diverso da quello comunitario degli anni Cinquanta.
Qui la qualità della vita non è valore condiviso, ma merce in vendita, e il verde e gli spazi comuni sono una cintura che serve a separare nuove immense proprietà private.
E tutti gli altri dove andranno? Ancora non c’è risposta. Il patrimonio dello Stato o si sfascia o si svende, e non c’è pianificazione concordata.
Magari si potrà, una volta finito, andare a dare da mangiare ai piccioni nel parco di Citylife. Ma per togliersi questa soddisfazione bisognerà avere pazienza e cercare di invecchiare ancora un po’, aspettando il 2015.

Posted in: #NuovaResistenza