A[nti]POLITICA

Posted on ottobre 21, 2012 di


Sarà che il futuro prossimo del Bel Paese promette una messe di possibilità elettorali – dalla Lombardia al Lazio, dal Parlamento a…chissà quali altre giunte cadranno prima di Natale – ma lo scenario politico raramente è apparso così frammentato, fluido, poco intelligibile.

Nuovi movimenti e pseudo partiti fanno capolino nel magnifico teatrino della politica nazionale, con la faccia di chi non ha ancora deciso se fare quei pochi gradini che portano sul palcoscenico o rimanere invece in sala a guardarsi lo spettacolo, salvo poi criticare all’uscita.

Il nuovo golden boy, vincitore di numerosi mondiali di formula 1, imprenditore di grande prestigio, fiero lottatore contro i monopoli di Stato per la libertà del mercato – e delle proprie aziende – (vi ricorda qualcuno?), Luca Cordero di Montezemolo, insomma, è pronto a guidare il Paese oltre il guado della crisi.

Ovvero il già visto e il già detto della politica italiana, il movimento politico capeggiato da un imprenditore per gli imprenditori, Italia Futura, che dichiarava solo qualche settimana fa di voler scendere in campo, salvo poi rimanere ai margini del dibattito politico forse aspettando che il nemico gli passi davanti, morto, portato dal fiume. Sul contenuto politico del movimento montezemoliano, mah, sembrerebbe un post-montismo liberale con sfaccettature cattoliche e ammiccamenti al centro-nulla-centro UDC e al centro-postfascista&berlusconista-destra di Fini. Insomma, a parere di chi scrive, un qualcosa di invotabile.

Sembrano anche finalmente chiarite le velleità politiche del movimento di Giannino (& Co.) che annuncia oggi dal Teatro Quirino a Roma di esser pronto a entrare nell’arena politica. “Fermare il declino”, così si chiama il nuovo movimento neo liberista new age figlioccio della Scuola di Chicago, cioè di quell’ideale economico che in tutto il mondo ha già fallito. Dieci punti sintetizzano il Giannino-pensiero: vendere i beni dello Stato, ridurre il debito, ridurre la spesa pubblica, ridurre le tasse. Mi spiegassero anche a cosa serve mantenere viva l’idea di Stato, gliene sarei grato. Pseudo Anarchici ma con un occhio al Dow Jones e l’altro all’andamento dei barili di greggio. Sicuramente meglio di Montezemolo, ma ancora non ci siamo.

D’altra parte i partiti “tradizionali” sono in crisi, ma non tanto di voti, quanto isterica.

Nel PDL  infuria infatti un importante dibattito filosofico sull’esistenza ontologica stessa del partito (esiste ancora? Non esiste più? E’ mai esistito al di fuori delle mille e una notte di Arcore?). Grandi pensatori contemporanei come Daniela Santanché e l’Immor[t]ale Cicchito stanno dibattendo, nella maniera erudita che li ha sempre contraddistinti, sul tema e contiamo di avere presto notizia di quale scuola di pensiero prevarrà.

Il PD d’altra parte è ancor più nel caos: Il gruppo dei Grandi Vecchi ha scoperto che avere società off shore è brutto (ci sono arrivati nell’autunno 2012. Hey ragazzi, non è mai troppo tardi!) e che bisogna avere più cura nello scegliere chi mette i soldi per finanziare le campagne elettorali. Ora mi piacerebbe che D’alema e Bersani ci dicissero da chi il PD ha preso soldi nelle ultime due campagne elettorali: così, giusto per capire i canoni da seguire. Intanto, comunque, sembra che il partito più che aumentare il consenso attraverso le primarie, stia disgregandosi e preparandosi a tornare “partito di minoranza”.

Certo, c’è anche Vendola. Oppure Vendola. Nel senso che il suo slogan è proprio “Oppure Vendola”. Un po’ come andare a comprare un auto dal concessionario Fiat dove “c’è la Bravo, la Croma il nuovo SUV. Oppure Panda, se non potete permettervi il resto”.

Non va neanche sottovalutato il pensiero politico ed economico dietro altri partiti, come la Lega, l’UDC, l’Idv, Italia Futura e il M5S che meriterebbero almeno due parole, due di numero: Nulla Cosmico.

Insomma, il panorama politico è a dir poco desolante, la società civile in coma controllato, le nuove proposte e iniziative suonano più vecchie di quelle vecchie, il Paese continua ad essere in ginocchio e sopravvive solo in virtù dei patrimoni accumulati negli anni passati, erosi euro dopo euro.

Nessuno ha il coraggio, o la capacità, di fare un serio discorso di sistema: hanno ancora senso le idee di Europa e di Stato Nazione? Ha ancora senso affidarsi a modelli di relazione politica ed economica mutuati da quelli novecenteschi, forse ormai obsoleti? Non sarebbe il caso, oggi, ora o mai più, di ripensare le dinamiche politiche, economiche e sociali in maniera più ampia e assoluta, invece che proporre piccoli accorgimenti di maquillage su di un volto ormai decaduto?

Noi pensiamo di sì ed è per questo che siamo qui. Per tentare di proporre un nuovo modello di società, capace di superare con un balzo deciso il cadavere ormai freddo e rigido del novecento.