Formigoni e il Nulla

Posted on febbraio 13, 2013 di


Obbedienza vuol dire abbandonare sé per seguire un Altro, perciò è l’unico vero completo sacrificio. Il che non è necessariamente solo dolore o rinuncia, ma è anche la legge che ci rende grandi e lieti e che ci fa avere, secondo il Vangelo, «il centuple ora, in questo tempo».

La parola obbedienza non è nient’altro che la virtù dell’amicizia.

Don Giussani

Ero un ragazzo. Nel mio quartiere di periferia milanese la Festa della Parrocchia era ancora un evento importante, da non perdere. La sera, su quel palco di legno, un signore, già allora presente la barba ma non del tutto grigia, aveva parlato alla piccola folla. Il pubblico non era certo delle grandi occasioni, ma quel signore sembrava non curarsene, quel signore aveva parlato come se quel palco fosse molto più imponente, quella folla decisamente più numerosa.

Sono passati più di vent’anni da quella Festa parrocchiale e oggi quel signore è accusato di corruzione e associazione a delinquere.

In questi vent’anni la barba è diventata grigia, fino a quando il signore non ha deciso di tagliarla del tutto.

In questi vent’anni quel signore è stato, per molto tempo, il più potente uomo della più importante Regione italiana (e una delle più importanti in Europa), punto di riferimento, per non dire “capo”, di una delle più ricche, influenti, articolate organizzazioni che la nostra storia patria ricordi.

Politica, economia, welfare, religione.

Nulla è stato risparmiato. Tutto è stato pervaso. Incistato.

Come al solito, come sempre, i giudici arrivano tardi, quando tutto è già successo.

E tutti in Lombardia sanno bene cosa sia successo.

Impossibile non accorgersene.

Appena assurto a Celeste Governatore, quel signore si era dimostrato lo stesso di quel piccolo palco di periferia.

Dalle sue labbra sottili, i proclami di una rivoluzione.

Sussidiarietà. Centralità della famiglia. Libertà di scelta. Niente sarebbe più stato come prima.

Poi, piano piano, mentre tutto veniva occupato, arraffato, infettato, gradualmente quei proclami sono diventati sempre meno frequenti, meno trionfanti, poi sempre più radi, fino agli ultimi anni, quelli del silenzio.

Perché ormai il miracolo era compiuto. L’obbedienza totale. Il potere immenso.

La rivoluzione tanto proclamata è diventata nel frattempo ben piccola cosa, una sorta di lassaiz faire ambrosiano con un pizzico di ideologia comunitaria.

Da tanto clamore, il nulla.

Un nulla, si badi bene, voluto, intenzionalmente perseguito.

Perché al nulla nulla si può contrapporre. E infatti, in Lombardia, ben poche, e deboli, e isolate sono state in questi anni le voci di dissenso. Da cosa, d’altra parte, si dovesse dissentire, non era chiaro.

La maggioranza si è adattata, perché bisogna pur campare.

E oggi con questa maggioranza si dovrà comunque fare i conti, qualunque sia il vincitore delle prossime Regionali. E naturalmente i conti bisognerà farli, e salati, con i fedelissimi del Celeste, che tutto ancora gestiscono e decidono.

L’Organizzazione sopravviverà al suo capo.

Quel signore invece ritornerà nel nulla in cui ci ha tutti fatto affogare. E non basterà una giacca sgargiante a evitarlo.

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