#2 Biografia di Napolitano: un campione di coerenza italiana!

Posted on marzo 13, 2013 di


Ecco la seconda parte della biografia non autorizzata del nostro Presidente della Repubblica.

La prima parte la trovate qui:

#1 Biografia di Napolitano: un campione di coerenza italiana!

Claudio Martelli, vicesegretario del PSI di Craxi, nel settembre 1981, intervistato per l’Espresso, si sbilancia su Giorgio Napolitano “migliorista”:

«Napolitano è l’uomo dell’eurocomunismo, del dialogo con la Dc, poi con il capitalismo illuminato, poi col Psi. Se egli sia una sorta di ‘passator cortese’ del comunismo italiano o la punta di iceberg di elettori, quadri, amministratori, sindacalisti comunisti in transizione verso la socialdemocrazia europea è quanto cercheremo di capire con tutta la simpatia che merita chi porge la mano aperta e non il pugno chiuso.»

Così, Napolitano arriva ad essere il primo dirigente del Partito comunista italiano in terra americana: nel 1978 Giorgio Napolitano sbarca negli Usa ed è ospite di prestigiose università americane. Per la prima volta, veniva concesso il visto di ingresso negli States ad un dirigente comunista.

Questo avveniva, casualmente, durante il rapimento di Aldo Moro in Italia e le prove verso il “compromesso storico”.

Il tour di conferenze (di facciata) di Giorgio Napolitano, comprendevano alcune delle più importanti università americane: Princeton, Harvard, Yale, Georgetown e John Hopkins University, ma il vero e proprio “meeting” riservato dagli americani per Napolitano era al Council on Foreign Relations”, dove disse:  “Il Pci non si oppone più alla Nato come negli anni Sessanta, mentre lo scopo comune è quello di superare la crisi, e creare maggiore stabilità in Italia»

Finalmente gli Usa avevano trovato il loro uomo nel Pci italiano e fu così che egli divenne l’interlocutore privilegiato per eccellenza degli Usa in campo comunista .

Dal 1986 dirige nel partito la commissione per la politica estera e le relazioni internazionali. In quegli anni all’interno del PCI prevale, in politica estera, la linea di Napolitano di “piena e leale” solidarietà agli Usae alla Nato.

Henry Kissinger  dichiarò in seguito che Napolitano era il suo Comunista preferito (“My favourite communist”)

Ebbene, quello stesso Henry Kissinger pare, secondo, ricostruzioni dei familiari del leader dc Aldo Moro, non fosse propriamente contento della linea che avrebbe condotto al compromesso storico…

Per capirci, la signora Eleonora Moro attribuì ad Henry Kissinger la seguente frase su suo marito (cosa riportata in una testimonianza giurata Guerzoni, uno dei più stretti collaboratori del leader dc): «O tu cessi la tua linea politica oppure pagherai a caro prezzo per questo».

Immagine descritta in didascalia

(Il Presidente Giorgio Napolitano con Henry Kissinger, a Villa Madama, in occasione della conferenza indetta dall’Aspen Institute, Roma 2008)

Folgorato sulla via americana, con la caduta del comunismo, riparò sotto una quercia e decise di spogliarsi dei suoi consunti ideali appassiti come foglie. Così uccise il padre politico, rinnegò la madre ideologica e si ritrovò figliastro, insieme ad altri orfani, di un ramoscello d’ulivo.

Giova ricordare, solo per fare un esempio, che Henry Kissinger (anche egli membro del Club Bilderberg come qualcuno oggi appoggiato da Re Giorgio…), ebbe un ruolo primario, quando era segretario di stato U.S.A  durante la presidenza di Richard Nixon, nella gestione del colpo di stato in Cile da parte di Augusto Pinochet che portò alla deposizione del presidente socialista Salvador Allende, vincitore delle elezioni, ed al suo assassinio.

Tanto per capire il tipo…

Indimenticabile la pagina storica che vede Napolitano schierarsi contro la “questione morale” sollevata da Enrico Berlinguer.

Vale da sola per capire il personaggio.

Re Giorgio fu oppositore di Berlinguer, e lo scrisse chiaro sull’Unità perché – scrisse – il segretario del Pci pose male la «questione morale». Con orgoglio rivendicò, invece, «la nostra diversità».

Infatti, quando Berlinguer, rilancia la questione morale con un’intervista destinata a pesare per decenni nel campo della sinistra italiana (quella rilasciata a Eugenio Scalfari sul numero di Repubblica del 28 luglio 1981) denunciando i partiti come “macchine di potere e di clientela”, Napolitano è molto freddo.

Quel giorno Napolitano si trova in Sicilia, e la sua prima reazione è di telefonare al suo compagno e amico Gerardo Chiaromonte: “Eravamo entrambi sbigottiti – ricorda Napolitano – perché in quella clamorosa esternazione di Berlinguer coglievamo un’esasperazione pericolosa come non mai, una sorta di rinuncia a fare politica visto che non riconoscevamo più alcun interlocutore valido e negavamo che gli altri partiti, ridotti a ‘macchine di potere e di clientela’, esprimessero posizioni e programmi con cui potessimo e dovessimo confrontarci”.
Napolitano però non si ferma qui e decide di dare una risposta pubblica a Berlinguer, in occasione della commemorazione per la scomparsa di Togliatti.
La risposta di Napolitano esce sull’Unità del 21 agosto. Il leader della destra migliorista, per attaccare Berlinguer, usa appunto la lezione di Togliatti all’epoca della nascita del centrosinistra tra Dc e Psi negli anni Sessanta: “’Saper scendere e muoversi sul terreno riformistico’ anziché pretendere di combattere il riformismo con ‘pure contrapposizioni verbali’ o ‘vuote invettive’”. Per Napolitano, gli scandali e la corruzione della Dc di Antonio Gava e Salvo Lima o del Psi di Bettino Craxi non sono un ostacolo al riformismo dialogante. È la stessa logica con cui anni più tardi, da esponente del Pds e poi dei Ds, propugna la linea dell’inciucio e della collaborazione sulle riforme con il berlusconismo fatto anche dai vari Previti e Dell’Utri.

In suo libro (Dal Pci al socialismo europeo. Un’autobiografia politica, Laterza, Roma-Bari 2005) Napolitano, palando di questione morale, mette in luce fino a che punto essa costituisca un problema oggettivo, non una questione soggettiva. Qualcosa che non dipende minimamente dal «mos» (da cui appunto «morale»), dal «costume», dei singoli, i quali, della loro «moralità» dovranno rendere conto alla loro coscienza, o al Padreterno, ma dipende piuttosto dalle regole materiali che governano i rapporti fra la cosiddetta società civile e il sistema politico, dai comportamenti di grandi soggetti collettivi, come banche, imprese, corporazioni, dei quali i responsabili devono rendere conto alla magistratura e alla pubblica opinione. Da questo punto di vista, l’autore lascia intendere che, sia pure con le migliori intenzioni, l’espressione coniata da Berlinguer ha contribuito a rendere meno chiaramente intelligibile la peculiarità di una questione, che sarebbe stato invece necessario analizzare con grande rigore al di fuori di una prospettiva rivelatasi infine deformante.

Insomma: non bisogna fare confusione fra due ambiti – quello della morale e quello della politica – che sono e non possono che restare fra loro distinti!

Per Napolitano Enrico Berlinguer sbagliava a porre in questi termini la questione morale, perchè, così facendo esponeva il PCI al rischio di settarismo e isolamento…

Ma tu guarda!

“Da lì in avanti i rapporti si inasprirono a tal punto che quando Berlinguer morì Napolitano aveva già in tasca la lettera di dimissioni da capogruppo. Una lettera mai recapitata, in quel funesto 7 giugno 1984”, ricorda Macaluso.

Ovviamente Napolitano non ha mai  chiarito nulla rispetto alle tangenti che arrivavano alla corrente migliorista del Pci a Milano da Berlusconi, Gavio, Ligresti… (corrente che «a livello nazionale», si legge nella sentenza sulla Metropolitana, «fa capo a Giorgio Napolitano » e ad altri esponenti come Gianni Cervetti ed Emanuele Macaluso…).

Eppure la sua vicinanza ad ambienti piduisti (Berlusconi)  è nota già negli anni ottanta quando nella rivista ” Il Moderno “, finanziata con pubblicità ” FININVEST “, Napolitano elogiava sia la figura politica di Craxi sia, soprattutto, le capacità imprenditoriali di Silvio Berlusconi nel ramo televisivo ed editoriale.

Gli articoli del suo settimanale “Il Moderno” superano persino le poesie di Bondi al “caro leader”.

Leggere per credere:

“la rivoluzione Berlusconi [è] di gran lunga la più importante, cui ancora qualcuno si ostina a non portare il rispetto che merita per essere stato il principale agente di modernizzazione, nelle aziende, nelle agenzie, nei media concorrenti. Una rivoluzione che ha trasformato Milano in capitale televisiva e che ha fatto nascere, oltre a una cultura pubblicitaria nuova, mille strutture e capacità pro­duttive” (p. 115)”

Dunque non stupitevi troppo se, anche oggi, tende una mano al Cavaliere e dice dinanzi alla manifestazione dei parlamentari Pdl al Tribunale di Milano: “Garantire a Berlusconi la partecipazione politica”, intimando ai magistrati di essere più attenti, perchè “Occorre evitare tensioni destabilizzanti per il nostro sistema democratico”.

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Craxi, evidentemente risentito con lui per il mancato sostegno, ebbe a dire ai tempi di Tangentopoli, durante il processo Cusani: «Sarebbe come credere che il Presidente della Camera, Giorgio Napolitano, che è stato per molti anni ministro degli esteri del Pci, non si fosse mai accorto del genere di traffico che avveniva sotto di lui, tra i vari rappresentanti e amministratori del Pci con i paesi dell’Est».
Nel 1992 viene eletto presidente della Camera e quando esplode Tangentopoli che ti fa? Chiede l’unificazione del Pci e del Psi… in un solo «partito dei lavoratori».
Evidentemente non si è mai accorto che altro è lavorare, altro parlare di lavoratori, altro ancora rubare.
Il 2 febbraio 1993, su mandato del pm di Milano Gherardo Colombo, un ufficiale della Guardia di finanza si presenta a Montecitorio. Ha un ordine di esibizione di atti originali relativi ai bilanci dei partiti politici: deve verificare – secondo quanto prescrive la legge – la dichiarazione a bilancio di alcune contribuzioni a politici inquisiti. Su direttiva di Napolitano, il Segretario generale della Camera oppone l’immunità: senza l’autorizzazione del Presidente, la Finanza non può entrare. Da tutti i partiti politici è un uragano di battimani alla decisione di Napolitano. È iniziata l’era degli impuniti.
Oggi sappiamo bene come sia redatti i bilanci dei nostri partiti…
TO BE CONTINUED…
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