Pubblica Amministrazione, il malato d’Italia?

Posted on maggio 30, 2013 di


Sì sta svolgendo a Roma in questi giorni l’annuale Forum PA, evento a metà tra la fiera e il pensatoio dedicato al settore pubblico nostrano.

Innovazione, trasparenza ed efficienza sono le parole chiave, per un settore che non ha più bisogno di essere riformato (basta!) ma che ha però necessità di veder messe in pratica tutte le passate riforme che giacciono inerti in qualche lontano cassetto. Dalla cosiddetta riforma Brunetta (la 150/2010) alla legge anticorruzione (190/2012) fino al più recente decreto trasparenza.

Prima che il motore entri a regime (sempre che ci riesca!), la PA deve però dedicarsi a risolvere alcuni problemi strutturali e a sfatare alcuni luoghi comuni. In questo senso è davvero illuminante il report “I dipendenti pubblici sono troppi?” presentato proprio in occasione del ForumPA 2013. La risposta che viene fornita è chiara e molto precisa: “No, sono solo troppo vecchi, poco qualificati e mal distribuiti“.

Se infatti in Italia i dipendenti pubblici ammontano al 14,8% sul totale degli occupati, in UK la percentuale arriva al 19,2% ed al 20% in Francia. Quindi l’Italian non è solo in linea, ma addirittura inferiore come valore.

I problemi, si diceva, sono altri:

Mobilità assente: nel 2011 solo un dipendente su mille ha cambiato amministrazione e uno su cento ha cambiato ufficio. Per di più, tutti su richiesta volontaria.

Distribuzione: Se in Lombardia i dipendenti pubblici ammontano al 6% del totale degli occupati e in Calabria al 13%…evidentemente qualcosa non va.

Vecchiaia: La nostra PA è la più vecchia d’Europa.Gli under 35 in Francia sono il 28%, in UK il 25%, in Italia…il 10%. Se invece cercate under 25 non pensiate di trovarne, non ce ne sono praticamente: il passaggio da Università a PA non esiste. Questo dato è sconfortate, tanto più se pensiamo che le sfide che si trova ad affrontare il nostro settore pubblico riguardano innovazione, digitalizzazione, apertura ai nuovi media (compresi i social) e quindi ai nuovi modelli di governance partecipativa (OpenGov, per dire). Crediamo davvero che una tale rivoluzione la possano fare i settantenni?

Maschilismo: il dato “di genere” è forse ancora più disastroso. Se infatti le donne costituiscono il 55% della forza lavoro nel pubblico, che si scordino però di arrivare ad ottenere cariche dirigenziali o fiduciarie. Un esempio? Su 254 direttori generali di aziende sanitarie o ospedaliere, le donne sono 28. Cioè l’11%..

Competenze: Per finire, i dipendenti pubblici sono anche poco qualificati: solo il 34% ha una laurea, contro il 54% dei colleghi inglesi.

Insomma, l’identikit del dirigente della PA nostrana è “maschio, bianco, anziano, poco istruito”.

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