presidenzialismo: chissene?

Posted on giugno 18, 2013 di


Puntuale più dell’arrivo dell’afa estiva, eccoci al tradizionale (inconcludente) dibattito sulla riforma istituzionale (sono riusciti perfino nell’impresa di resuscitare un certo Uolter Ueltroni).

Non che il tema mi appassioni granché (e ne spiegherò i motivi verso la fine del post), ma ne scrivo giusto per mettere qualche puntino sulle I e ricordare anche ai più smemorati di cosa parliamo quando parliamo d’Italia e di riforme istituzionali.

Sì, perché ci vogliono alcune doverose premesse.

Primo: l’Italia è un Paese particolarmente resistente ai tentativi di riforma (istituzionale, sociale, culturale che sia). In estrema sintesi: gli italiani si ribellano ma non si riformano (né rivoluzionano).

Secondo: l’Italia (quella dei Comuni, delle Signorie, etc.) resta ancora oggi un Paese culturalmente legato al sistema proporzionale.

Tra i diversi esempi, lo dimostra il fatto che l’attuale sistema maggioritario (per quanto incompleto, etc.) abbia sostanzialmente fallito molti suoi scopi e, soprattutto, abbia:

–         Sfumato e di molto le posizioni all’interno dell’arco parlamentare;

–         Permesso comunque a molti partiti dalle ridicole percentuali e ai loro leader (vedasi Casini)  di tenere in ostaggio gli altri;

–         Eliminato, di fatto, la sinistra e la destra storiche e a maggiore valenza sociale (di fatto oggi annullatesi nei partiti maggiori).

Se il presidenzialismo o altre riforme di tipo istituzionale risolvano parte di questi problemi, francamente non lo so, ma quello che so è che:

–         In un momento in cui (a livello europeo e nazionale) il diritto di autodeterminazione democratica dei popoli è fortemente messo in discussione e di fatto compresso (Fiscalcompact, Governo Monti come atto extracostituzionale del Presidente Napolitano, riproposizione della medesima compagine partitica quando due dei tre partiti hanno perso 12 milioni di voti e all’altro è stato detto un fragoroso no dal popolo italiano, etc.), urge, se ancora ci si crede, ridare centralità al Parlamento. Per essere ancora più chiari: dal momento che gli ambiti del legiferare e del decidere sono sempre più ristretti, bisogna scegliere da che parte stare. Personalmente ancora preferisco la negoziazione parlamentare (magari lunga e inefficace), piuttosto che il finto efficientismo presidenzialista (dove si tratta alla fine solo di ratificare decisioni prese da altri). Considerando anche l’attuale pochezza del Parlamento europeo, mi si spieghi come un sistema presidenziale possa andare nella direzione di una maggiore partecipazione democratica e di favorire, ad esempio, la partecipazione al voto;

–         Per le ragioni sopra citate e per la breve storia della Seconda Repubblica, un sistema proporzionale (con blocco al 5%) garantirebbe:

  • Centralità del Parlamento
  • Rappresentanza di molte posizioni politiche, se non tutte (evitando anche la nascita di estremismi extraparlamentari)
  • Governabilità

–         Soprattutto: in una situazione drammatica come quella attuale, siamo davvero convinti che al cittadino interessi così tanto il sistema di governo o quello di voto? Io credo di no,  credo anzi che tutto questo non faccia che ulteriormente allontanare i già pochi che ancora credono nella politica o, almeno, bontà loro, ancora si recano ai seggi.