Le 5 risposte di Fabrizio Barca

Posted on luglio 5, 2013 di


Ieri in un post abbiamo rivolto 5 domande a Fabrizio Barca in relazione al suo documento Un partito nuovo per un buon governo.

Avendo ricevuto, via Twitter, le sue risposte alle nostre domande, volentieri le pubblichiamo qui di seguito.

E ci permettiamo di rilanciare. Forse Fabrizio Barca troverà tempo e modo di continuare questo dialogo.

Un’ultima cosa: non sappiamo cosa ne pensi lui, ma se altri volessero partecipare via twitter a questo dialogo (i commenti al blog li abbiamo chiusi per le note recenti normative…), beh, noi pensiamo che questo sarebbe esattamente un modo di dare concreta attuazione alle idee espresse da Barca nel documento.

Veniamo alle sue risposte (le potete vedere anche su @conflittogen):

 

D. Quali sarebbero le “altre esperienze”, a cui spesso si fa riferimento, in cui lo sperimentalismo democratico si sarebbe già attuato, e con successo?

@fabriziobarca

Rispondo volentieri. in 5 twitter. 1) USA, paesi scandinavi, Brasile …

 

Nostro rilancio n. 1: Si riferisce a Obama? A Lula? Obama fin qui non è stato, secondo  lei, molto forma e poco sostanza, nel senso che alla fine verrà ricordato con romanticismo, tipo Kennedy, ma a conti fatti (economici, sociali, di politica estera) si rivelerà uno dei peggiori Presidenti della storia USA? O i modelli invece sono quelli di Occupy Wall Street? Può citarci un esempio che ci aiuti a capire? Siamo completamente fuori strada se pensiamo a una partecipazione alla no TAV ma regolata da soggetti politici territoriali come a un esempio concreto di quella che può essere l’applicazione dello sperimentalismo democratico?

 

D. Leggendo l’Addendum: un partito di sinistra oggi si caratterizzerebbe quasi esclusivamente per il suo rispetto agli articoli della Costituzione?

@fabriziobarca

2) Costituzione è sostanza. A fine Agosto ci ritorno. Per correggere e rafforzare

Nostro rilancio n. 2: E’ corretto attribuire la brevità dell’Addendum al fatto che una descrizione più sostanziosa di valori e principi bloccherebbe di fatto il processo generativo con soluzioni definitive, immodificabili, scolpite nella pietra, che sono l’esatto contrario delle “soluzioni provvisorie e rivedibili” da lei auspicate?

 

D. La discussione lenta, problematica, riflessiva risulterebbe sempre compatibile con i tempi veloci della modernità?

@fabriziobarca

3) Si. Partecipazione e presidio attuazione sono condizione di tempi veloci e adattamento a cambiamenti società.

 

 

D. Cosa le fa pensare che proprio il Partito Democratico sia oggi il soggetto più capace di trasformarsi?

@fabriziobarca

4) Il Pd è la sola cosa che si possa chiamare “partito”. E’ grande risorsa sottoutilizzata

 

Nostro rilancio n. 3: E’ corretto o eccessivo dire che, in ultima analisi, lei scrive che lavorando su una sovrastruttura (il Partito) si può influire su un’altra sovrastruttura (il Governo) e quindi sulla struttura (condizioni materiali). Sono categorie inadeguate? O lei, di fatto, sottintende un rovesciamento copernicano di Marx?

 

Nostro rilancio n. 4: Aprirsi agli altri (uno dei passaggi che personalmente ho trovato più interessante) potrebbe significare, ad esempio, invitare dei rappresentanti di Casa Pound a un dibattito in un Circolo? Lei crede che l’iscritto medio del PD sia pronto a questo salto nel buio?

E’ corretto ipotizzare che il PD potrebbe non reggere la trasformazione e quindi implodere?

 

D. Perché, laddove spesso nel documento si intende, correttamente, il “conflitto” come “necessario processo di apprendimento”, quindi come elemento da non ostacolare o rimuovere, perché, dicevamo, si definisce invece nello stesso documento “insensato” il conflitto generazionale? Perché, in altri termini, solo quello generazionale è un conflitto negativo?

@fabriziobarca

5) Non è negativo. E spesso artificiale (tipo “meno ai padri, più ai figli”) e dissimula altri conflitti, da scovare

 

Nostro rilancio n. 5Chi scrive in questo blog ritiene che il conflitto generazionale sia oggi utile soprattutto come categoria di pensiero che spiega più di altre i tempi che stiamo vivendo. Specificando meglio: il conflitto non è (sempre) deciso e intenzionale, ma è un dato da cui partire se si vuole capire un minimo la nostra contemporaneità. Il conflitto generazionale è quindi generativo, come lei lo intende, e aiuta alla comprensione di processi fra loro apparentemente lontani.

E in questo può anche aiutare la prassi delle “soluzioni immaginate per soddisfare i bisogni di un gruppo di diversi” che lei definisce come la principale funzione di un Partito oggi.

Crede che siamo del tutto fuori strada?

 

 

Posted in: #HomoOeconomicus