207 miliardi di “aiuti” alla Grecia? Sono finiti tutti alle banche..

Posted on luglio 9, 2013 di


Da quando nel 2010 è esploso il bubbone della crisi greca son stati versati circa 207 miliardi di aiuti agli altri paesi. Nonostante questi 207 miliardi di aiuti la situazione della Grecia è sempre peggiore.

Al riguardo potete rileggervi la trentina di post che ho scritto sul blog.

In un report apparso nel mese di giugno sul suo sito, Attac Austria ha pubblicato i risultati delle ricerche sulla destinazione degli aiuti economici ricevuti dalla Grecia dall’inizio della crisi, arrivando a scoprire che il 77% del totale dei fondi di salvataggio sono finiti direttamente o indirettamente nelle tasche della finanza.

Nel dettaglio, vediamo che fine han fatto i soldi dei “salvataggi”

  • 58,2 miliardi (28,13%) sono stati utilizzati per ricapitalizzare le banche greche
  • 101,3 miliardi (49%) sono andati ai creditori dello stato greco (1). 55,4 miliardi sono stati utilizzati per ripagare le obbligazioni governative in scadenza, 34,6 miliardi per “incentivare” gli investitori ad accordarsi sul taglio del debito e 11,3 miliardi sono stati utilizzati per il riacquisto del debito.
  • 46,5 miliardi (22,5%)sono finiti nel bilancio del governo greco
  • 0,9 miliardi (0,4%) per il contributo della Grecia all’ESM

 

Lisa Mittendrein, responsabile nazionale di Attac Austria afferma: “L’obiettivo delle elite politiche non è quello di salvare la popolazione greca ma il settore finanziario del paese. Centinaia di milioni di euro di risorse finanziarie pubbliche sono stati utilizzati per salvare le banche ed altri istituti finanziari dalla crisi finanziaria che loro stessi hanno causato”.

La destinazione dei fondi alla Grecia documentato dalle ricerche di Attac si scontra pesantemente con l’interpretazione pubblica delle politiche europee di salvataggio del paese, distorta ad arte dalle elite politiche le quali hanno sostenuto fosse la popolazione greca a trarre vantaggio dai prestiti internazionali. È scandaloso, aggiunge Lisa Mittendrein, che la Commissione europea abbia pubblicato report da centinaia di pagine senza specificare dove finissero effettivamente questi soldi.

Ad aver beneficiato dei fondi sono state banche come Eurobank Ergasias, posseduta dalla famiglia Latsis una delle più ricche del paese e speculatori come l’hedge fund Third Point, che hanno intascato 500 milioni di euro dal riacquisto del debito nel dicembre 2012. Come commenta Lisa Mittendrein, “la solidarietà con la Grecia espressa dal Presidente della commissione europea Barroso non si capisce verso chi sia stata”.

Il report si conclude con una serie di episodi tanto bizzarri quanto inquietanti scoperti durante le ricerche. Unione europea e Fondo monetario hanno più volte smentito o rimandato di settimane e mesi gli accordi sui pacchetti di salvataggio per esercitare pressioni sulla democrazia greca, nell’autunno del 2011 per evitare il referendum nazionale sulle politiche di austerità e nel maggio-giugno del 2012 per aumentare le probabilità di elezione di partiti vicini alla troika. Con questo gioco perverso di promesse e smentite il governo greco è stato costretto ad emettere titoli a scadenza soggetti ad elevati tassi di interesse. Difficile quindi credere che le istituzioni internazionali avessero davvero a cuore la situazione delle finanze pubbliche greche se hanno forzato il governo di Atene al ricorso a tali misure.

Nel giugno del 2012 una tranche dei fondi del valore di un miliardo è stata utilizzata per finanziare il contributo obbligatorio della Grecia alla creazione del Mes. In sostanza la creazione del Mes ha comportato non solo l’impiego del capitale del precedente Efsf ma anche l’utilizzo di fondi pubblici di quei paesi che il fondo europeo servirebbe a sostenere.

Ma non basta. Klaus Regling, il direttore del Efsf e del Mes nella sua carriera si è alternato piu volte tra grande finanza e politica. Prima di assumere la carica al Efsf ha lavorato per il governo tedesco, per l’hedge fund Moore Capital Strategy, come direttore generale della commissione Economia e affari finanziari della Commissione europea sia per l’hedge fund Winton Futures Fund Ltd. Regling rappresenta il simbolo dell’intreccio tra finanza e politica il quale spiega in parte perché gli aiuti siano finiti in gran parte al settore finanziario.

Una nota negativa arriva dai costi di gestione del Efsf. Nel 2011 il personale che ha gestito il fondo (12 dipendenti) è costato ben 3,1 milioni di euro, una media di 258.000 euro a testa. Al direttore Regling sono stati corrisposti 324.000 euro annuali più eventuali extra. Queste sono le persone, conclude il report di Attac, che hanno deciso per la riduzione del salario minimo mensile a 580 euro in Grecia (510 per i giovani).

Insomma, da tre anni l’Italia e gli altri governi d’Europa sborsano miliardi per salvare il sedere di banchieri e speculatori. E gli eurocrati han pure la faccia tosta di fare la predica.

fonti:

http://www.attac.at/

www.sbilanciamoci.info

http://www.rischiocalcolato.it

 

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