Il Fronte nazionale è il primo partito di Francia. Distruggerà l’euro?

Posted on ottobre 7, 2013 di


Chi mi ha seguito su twitter sa bene che sostengo da tempo come il Fronte Nazionale possa essere la vera sorpresa alle prossime elezioni europee.

I segnali sono evidenti da tempo.

Oggi il partito sarebbe al 24%.

La Francia è in grave crisi economica da tempo ma i francesi non sono dei poveri italioti.

Lì, nella Storia, le teste le hanno tagliate davvero.

Non la Grecia, non il Portogallo, non la Spagna, non l’ItaliaFALLITA.

Sarà la Francia lo snodo per capire se l’euro-pa crollerà o meno.

Se la crisi raggiungerà il suo apice anche in Francia, l’euro puo’ crollare davvero, come dicevamo qui mesi fa SE L’EFFETTO DOMINO RAGGIUNGE ANCHE LA FRANCIA…

Ed eccoci alla notizia del giorno: Francia: Fronte Nazionale vince voto sud A Brignoles sinistra fuori al 1/o turno. Ballottaggio con Ump

Jacques Attali, ex consigliere ed economsita di Mitterand commenta così le elezioni:”Il Fronte Nazionale é il primo partito di Francia e [..] che se si tenessero le elezioni politiche europee ora [..] il Fronte Nazionale sarebbe davanti a l’UMP e al Partito Socialista”

Del resto, solo pochi mesi fa, ammise: “Era evidente, e tutti coloro che hanno partecipato a questa storia lo sanno, quando abbiamo fatto l’euro, sapevamo che sarebbe scomparso entro 10 anni senza un federalismo buggettario. Vale a dire con eurobond, ma anche con una tassa europea, e il controllo del deficit. Noi lo sapevamo. Perché la storia lo dimostra. Perché non c’è nessuna zona monetaria che sopravviva senza un governo federale … Tutti sapevamo che questa crisi sarebbe arrivata.” 

Alle “anime belle” che ora si scandalizzano, ricordo che questa è l’inevitabile deriva dinanzi ad una Europa e ad una moneta unica che ha fallito il suo compito storico, alla sofferenza di milioni di poveri, al trionfo della finanza sull’economia reale, alla sostituzione dei politici con il predominio incontrastato dei tecnici eurocrati, ai governi non votati dai cittadini (vedi Monti o Letta)

La sinistra, invece di sbraitare e scandaizzarsi, si interroghi su quanto questa costruzione europea abbia svantaggiato, in primis, proprio quello che una volta era il suo elettorato.

La sinistra studi l’economia, per capire che, in un regime di cambi fissi/moneta unica per competere, si svalutano i salari.

In Italia, ad esempio, quale è il partito più europeista che sogna, nientemeno, gli Stati Uniti d’Europa?

Quale è il partito più incline ad assoggettarsi alle imposizioni dell’Europa e, oggi, anche della Trojka?

Chi continua a ripetere che “ce lo chiede l’Europa”?

L’ascesa del FN viene da lontano, pesca nell’antieuropeismo che i francesi hanno sempre manifestato anche in passato, nella crisi economica, nell’incapacità della sinistra di rispondere ai bisogni di larghi strati dell’elettorato, nello sfaldamento del centro destra dopo la sconfitta di Sarkozy.

Marine Le Pen ha svecchiato il partito ereditato dal padre e ha cambiato classe dirigente.

Persino Francois Fillon ha sdoganato il FN.

Io ho capito che ormai la sinistra francese era allo sbaraglio il 16 giugno.

Bernard Barral, candidato del PS, eliminato al primo turno delle legislative parziali di Villeneuve-sur-Lot (da sempre “feudo rosso”) con il 23,69% dei voti contro due candidati di destra, Jean-Louis Costes, dell’UMP (centro-destra, 28,71% dei voti) ed Etienne Bousquet-Cassagne del Front National (26% dei voti).

La conferma vi fu al secondo turno.

In Francia da sempre c’è stato un ostracismo nei confronti del FN a tal punto che, nelle poche occasioni in cui il FN arrivava al secondo turno, destra e sinistra si alleavano contro (storico il caso dell’appoggio del Ps dopo la sconfitta alle presidenziali a Chirac contro Le Pen padre)

Ebbene, questa volta, pur perdendo al secondo turno, il FN prese il 47%.

Ma ciò che doveva far riflettere fu che il 50% degli elettori del PS non si recò alle urne al secondo turno, mentre il 15% votò addirittura per il FN.

Del resto nel 2012 ci fu il caso eclatante di Anna Rosso-Roig, candidata del partito comunista che lasciò il suo partito per aderire al partito di Le Pen.

In Francia da allora si parla di sinistra-lepenismo, left-lepenism.

Ma Hollande cosa ha fatto?

Nulla.

Come niente sta facendo Letta con l’appoggio di Napolitano.

Così, nella lotta contro la conservazione dello stato sociale francese contro Bruxelles, i socialisti sono stati scavalcati a destra.

Ora operai e sottoproletariato votano FN.

La Storia, evidentemente, non insegna nulla.

Le Pen ha annunciato che se vincesse alle elezioni presidenziali il suo primo ordine del giorno all’Eliseo sarà l’annuncio di un referendum sull’adesione all’UE, che verterebbe su quattro punti: la moneta, il controllo delle frontiere, il primato del diritto francese, e quello che lei chiama “patriottismo economico”, il potere della Francia di perseguire un “protezionismo intelligente” e salvaguardare il suo modello sociale. 

Le Pen promette terremoto politico in Europa. “Distruggerò l’Euro”

Il suo piano è basato su uno studio di economisti dell’Ecole des Hautes Etudes di Parigi, condotto dal professore di sinistra Jacques Sapir. Nello studio si conclude che la Francia, l’Italia e la Spagna avrebbero tutte da trarre grandi vantaggi da un’uscita dall’UEM, riacquistando  competitività ed evitando anni di depressione. L’attuale strategia di svalutazione interna scelta dall’Ue è controproducente, dal momento che la recessione fa salire più velocemente il rapporto debito/Pil.

Preparatevi ai fuochi di artificio alle prossime elezioni europee.

Posted in: #HomoOeconomicus