La secessione personale dall’Italia

Posted on novembre 4, 2013 di


L’Italia era un paese dove era bello vivere anni fa.
Una nazione con tanti difetti, sia chiaro, ma, a suo modo e nella sua unicità, spettacolare.
Ricco di storia, di bellezze, di arte..col mare e la montagna, la buona cucina e le belle donne…
Il paese delle “dolce vita”…

Non voglio scadere in idealizzazioni del passato e neanche nei luoghi comuni.
Ma pensateci: quello sgangherato paese era anche in crescita economico-industriale costante, pur nelle sue tremende (e, persino, affascinanti) contraddizioni..
Uno Stato dove l’operaio lavorava sodo per poter diventare imprenditore, dove il buon padre di famiglia poteva far crescere felice i suoi figli, contraendo senza paura un mutuo trentennale.
Un paese di giovani, pieno di energia, fantasia…
È vero: molte di queste conquiste sono state ottenute scaricando in parte i costi sulle future generazioni, alcune storture ed ingiustizie erano presenti anche allora, la nostra classe politica non era certo il top in Europa neanche in passato.

Ma da 20 anni a questa parte non solo sono esplose molte di quelle contraddizioni e dei problemi che mai avevamo risolto (una su tutte il divario Nord-Sud)…

Non solo si è fermata la crescita economica del paese…

Ciò che è peggio è che dinanzi a queste cose, all’implosione del sistema politico della Prima Repubblica, alle sfide della globalizzazione non si è fatto nulla per  invertire la rotta.

Ancora peggio è stato rimanere immobili dinanzi all’esplodere della crisi economica che ormai attanaglia il Paese da 5 anni.

La situazione precipitava eppure siamo rimasti fermi dinanzi al crollo fragoroso della nostra economia, alla chiusura delle imprese, ai suicidi, al dilagare della disoccupazione tra i giovani, alla povertà crescente, alla deriva della nostra democrazia e delle istituzioni.

Oggi manca ogni speranza e questo lo vedi dipinto sui volti delle persone che trovi sui treni, parlando con i giovani che si limitano ad esistere un presente senza futuro, osservando il processo di desertificazione che sta impoverendo il nostro paese a livello non solo produttivo, ma anche sociale.

Siamo un paese vecchio e di vecchi, che guardano al passato che fu e, al massimo, al presente quotidiano.

Qualsiasi movimento di protesta ha fallito la sua mission negli ultimi 20 anni.
Qualsiasi partito o istituzione ha mancato all’appello della Storia per una totale incapacitá e nolontá di autoriformarsi.

Oggi di quel paese che cresceva e prosperava non rimane più nulla, tanto meno rimane una ipotesi di ripresa per il futuro.

Lo abbiamo visto in molti nostri post, non è pessimismo.

London School of Economics: “Non rimarrà nulla dell’Italia”

Lasciate ogni speranza,voi ch’ entrate: l’Italia è (quasi) finita!

L’ITALIA E’ ORMAI FALLITA

Oggi le soluzioni rimaste sono solo due:

– un default che faccia tabula rasa di tutto (partiti, sindacati, imprese, consorterie, anche diritti acquisiti spesso ingiustamente etc) e di ogni rendita di posizione;
– una secessione personale

Personalmente non credo vi sia altra scelta.

La possibilità di una riforma del Paese è forse ormai persa.

Andremo avanti ancora un po’, impoverendoci e facendoci spolpare.

Se non si è tra coloro che vivono di rendita o appartengono alle diverse caste-corporazioni medioevali, meglio trarne le conseguenze.

Come fai ad esempio a competere quando ti trovi dinanzi ad una pressione fiscale mostruosa?

getimage

Mentre si discute del nulla, una secessione non sbandierata e silenziosa, ma potentissima  e dagli effetti devastanti è giá in atto.

Non si tratta solo di emigrazione forzata (quella dei disperati), ma di una vera secessione di giovani brillanti, imprese, capitali.

E poi ci sono altri che, non potendo secedere fisicamente, lo hanno fatto a livello psicologico.

Come ricorda il buon FunnyKing: “Lo Stato ha il monopolio della violenza e fa leggi, ma nessuno Stato mai può costringere i migliori, i più preparati e i più coraggiosi fra i propri cittadini a dare il meglio di se stessi per produrre ricchezza”.

Si rilegga il suo memorabile post Fare al Meglio il Nostro Minimo, L’Arma Finale per Distruggere Questo Stato. #MeglioalMinimo.

Mi sia concessa l’ardita metafora: avete presente le mogli cornificate o, peggio, picchiate dai mariti? Alcune trovano la forza di andarsene e tagliano col passato.Ma anche coloro che non se la sentono di lasciare il marito/passato (magari per i figli o per ragioni economiche o per loro debolezza) rimangono, ma senza entusiasmo e mai più propense a dare la propria fiducia, mai più disposte a “fare qualcosa in più del minimo”.
Ecco..
Al netto della provocazione…intendo dire che, ormai, si è rotto definitivamente il patto di fiducia tra lo Stato e molti dei suoi (migliori) cittadini.
E dunque.
Alcuni, traditi, possono e trovano il coraggio di rompere il matrimonio per rifarsi altrove un futuro e per prefigurarne uno meno amaro per i propri figli.
Altri, più o meno “costretti”, rimangono..
Ma a chi è stato tradito nella sua vita più volte non puoi chiedere di più…

È la secessione di chi ha deciso consapevolmente che non dará più un’altra possibilitá a questo paese che ha buttato via 20 anni nel nulla e che, sic stantibus rebus, non ha alcuna possibilitá di farcela.

E’ la secessione di chi si sente tradito, di chi ci ha provato in tutti i modi a fidarsi, di chi ha investito molto in questo paese ricevendo poco o nulla in cambio, di chi si aspetterebbe un pò di meritocrazia e giustizia sociale, di chi non è più disposto a vedere i frutti del proprio lavoro goduti da altri, di chi non vuole vanificare i suoi sacrifici per nulla, di chi è disgustato del malaffare che regna ovunque sovrano…

E’ la secessione di chi è stanco di essere onesto per nulla, di chi ormai si sente inutilmente “migliore” di altri, di chi ha ottenuto sempre meno di quanto ha dato, di chi si sente sbeffeggiato e preso in giro ogni giorno da uno Stato iniquo e parassita.

E’ la secessione di tutti coloro che, semplicemente, non si riconoscono e non credono più in questo Stato.

E questa secessione (della parte migliore e più produttiva del paese) non si può fermare, cari amici.

Leggete attentamente questo post di Uriel Fanelli, tratto dal blog di di Stefano Bassi.

Dal blog www.keinpfusch.net

..Posso definire chiaramente le condizioni del migrante.
Se rischi la vita, vendi ogni cosa che hai, vai in un posto del quale non parli la lingua, senza avere contatti, completamente alla cieca, la forza che ti spinge e’ chiara, ma e’ anche chiara la debolezza che ti spinge.
Ed e’ la stessa debolezza che sconti quando uno scafista ti getta in mare con moglie e bambini….
Adesso facciamo un confronto.
Come saprete, la Svizzera e’ interessata da un fenomeno che e’ quello delle aziende italiane che si muovono oltreconfine. Si tratta , secondo voi, di immigrati.
Ma generalmente arrivano in Svizzera su un’auto.
Entrano in un ufficio e chiedono cosa fare per spostare l’azienda.
E si vedono offrire un “Welcome Package” di servizi, che lo invitano a restare.
Queste persone condividono coi migranti la forza che li spinge ad andare via: anche loro non potevano piu’ sostentarsi in patria.
Ma non condividono con il migrante la debolezza che lo spinge: essi hanno, ECCOME, un potere di trattativa.
Lo stato svizzero, come quelli francese ed austriaco o croato o sloveno, li VOGLIONO.
Nessuno manca loro di rispetto. Nessuno li rinchiude in un CPE…..

….Ne ho visti tanti quando viaggiavo avanti e indietro dall’ Italia. Erano persone che avevano in tasca un bel foglietto con un contatto in un edificio cittadino, il Burgerbüro. Andavano a discutere le agevolazioni fiscali se avessero spostato li’ la loro azienda……
…Certo, una forza enorme (la crisi e la pressione fiscale) li spingevano. Ma quello che mancava era la DEBOLEZZA del migrante.
Ora, se non possiamo chiamare “migranti” le migliaia di aziende, professionisti e tecnici specializzati che se ne vanno, come dovremmo chiamarli?
Che cosa fanno queste persone, se non e’ emigrazione?
La parola la conoscete:

SECESSIONE.

Sì, i leghisti ve ne hanno parlato tanto.
Non l’hanno mai fatta, vero.
Ma il loro intento iniziale, almeno quello dichiarato, era di NON PAGARE PIU’ UNA LIRA A ROMA, non contribuire piu’ ad un sistema che sprecava i soldi, ad un sistema che disprezzavano, che ritenevano alimentare parassitismo e fancazzismo.
Adesso chiediamoci: che cosa hanno ottenuto le MIGLIAIA di aziende italiane che si sono spostate oltreconfine?
Hanno ottenuto di… di NON PAGARE PIU’ UNA LIRA A ROMA, non contribuire piu’ ad un sistema che sprecava i soldi, ad un sistema che disprezzavano, che ritenevano alimentare parassitismo e fancazzismo.
Che strana coincidenza, eh?
Voi non lo avete capito, ma la secessione e’ in corso.
solo a Chiasso si muovono dalle 10 alle 15 aziende italiane al giorno.
Fanno da 3650 aziende a 5475 aziende/anno.
Ma non c’e’ solo Chiasso.
Di tutte le migliaia di aziende che hanno chiuso quest’anno, e che voi credete abbiano chiuso, una cospicua percentuale si e’ semplicemente spostata.
Per le statistiche sono chiuse, ma in realta’ hanno riaperto altrove.
Dalle zone del nord , ove spostarsi verso “un poco piu’ a nord” e’ piu’ facile, e’ in gioco una vera e propria secessione.
Stanno facendo quello che predicava la Lega: “mai piu’ una lira a Roma”.
Lo stesso dicasi di chi emigra oggi, del professionista o della persona che ha degli skill ricercati. Mandi un CV via internet.
Hai un primo colloquio telefonico. Anche un secondo.
Prendi un aereo e vai a fare il colloquio personale. Arrivi, prendi un taxi e vai al colloquio. Ti aspettano.
Niente a che vedere con la debolezza del migrante.
……No, non siete come quelli di lampedusa. Anche perche’ questi vi CERCANO, come dipendenti. Paesi come la Germania ci stanno svecchiando la classe lavoratrice, coi nuovi arrivati.
E lo vedete quando li osservate.Se andate via dall’ Italia, conoscerete due tipi di italiano all’estero. Quelli che hanno fatto l’immigrazione, e quelli che hanno fatto la secessione.
Li riconoscete subito.
In quelli che sono immigrati via con la valigia di cartone e sole speranze, notate la nostalgia.
…E lui come tanti hanno la speranza di tornare, che il paese si rialzi, che torni ad essere rispettato. Questi italiani li riconoscete anche sugli autobus, sui treni: appena si sentono parlare a vicenda, si alzano, “sei italiano anche tu?”….
Poi ci sono quelli che hanno fatto la secessione personale.
Quelli cui non dispiace se arriva il conto da pagare.
Anzi, sono quelli che pensano che e’ giusto cosi’, che le nazioni ove si e’ tollerato troppo devono pagare.
Quelli che non vedono speranza, ma nel vedere affondare i peggiori leggono le regole di una meritocrazia, che come tale premiera’ i migliori.
In Italia e’ mancata per tanti anni la punizione , pensano, e adesso e’ arrivata.
Li vedete nei tram e sugli autobus, che si ALLONTANANO quando sentono parlare italiano.  Fuggono dagli altri italiani.
Non vogliono avere nostalgia, anzi, vorrebbero dimenticare.
Se esistesse un paesino locale senza italiani ci andrebbero a vivere. Gente che non sopportava piu’ un modo di fare, un modo di essere…..
…..la distinzione tra i due gruppi quando si parla di politica. Se parlate con chi ha fatto secessione, trovate sempre uno che dice “ehi, non voglio che neanche una lira delle mie tasse vada a quei ciarlatani”.
Quelli che sono immigrati, e hanno passato la vita a spedire i soldi a casa, non vi capiscono.
Come non capiscono come mai io me ne sia andato pur avendo un lavoro ed una casa in Italia.
Cosi’ come non capiscono come mai se ne siano andati quelli che avevano un’azienda e sono venuti qui…..
Quelli che hanno fatto la loro secessione personale, che hanno divorziato da un modo di fare, da un modo di essere, a queste riunioni di expat NON-CI-VANNO.
Parlano poco con altri italiani.
E non vogliono che una sola lira delle loro tasse vada a Roma: potessero, voterebbero la Merkel non una, ma dieci volte…..