Per chi puo’, un solo consiglio: via dall’Italia (intervista a Raffaello Lupi)

Posted on febbraio 8, 2014 di


Sul mio canale twitter me lo avete sentito spesso dire, a volte, in preda alla rassegnazione o all’incazzatura del momento: “basta, via dall’Italia”.

Sul blog avete letto lo stesso concetto, spesso in versione più ragionata.

Anticipo la domanda:”e tu perchè non te ne vai?”

Premessa: non è detto che resti.

Risposta:

a) perchè non sono un disperato e non sto così male;

b) perchè non ho una mia impresa/attività

c) perchè anni fa, quando ve ne erano forse le condizioni, in famiglia mi prendevano per pessimista

d) perchè, pur in questo paese che i tribunali hanno vietato di definire di m…, avrò le risorse per vivere decorosamente

e) perchè ho delocalizzato parte di quanto potevo

Detto ciò, vi confesso che detesto sempre di più ogni giorno che passa questo paese, nel quale non mi riconosco più.

Io rientro nella categoria di persone he leggerete nell’intervista che vi posto sotto.

Al di là dei capitali, del lavoro, c’è chi pensa di spostare la propria esistenza in un paese civile.

Ma le vedete le facce degli italiani: tristi, incazzose, SPENTE.

Sono facce che anni fa erano gioiose e splendenti, che guardavano al futuro con speranza.

Oggi ritrovi queste persone trascurate, sporche, tendenti al pezzente.

Fatevi un giro in metropolitana: non vedete mai un sorriso.

Masse di inebetiti e lobotomizzati ai quali hanno tolto il presente ed il futuro.

Un paese di zombie.

Girate a Lugano: vedrete benessere, altre facce, altri vestiti.

Quello che c’era una volta anche nel nostro paese.

La mia secessione dall’Italia è definitiva se le cose non cambiano.

Non darò niente più del mio minimo per questo paese.

Ed i motivi ve li ho spiegati qui: La secessione personale dall’Italia

Questo paese ha tradito ogni mia aspettativa, è diventato un inferno di tasse e burocrazia, non ha alcuna prospettiva di crescita economica.

Ed ai miei figli sto già preparando un futuro lontano da qui.

Leggete questo post di Stefano Bassi e FATE LA VOSTRA SCELTA

Ma ciò che è peggio è il combinato disposto dell’alleanza tra:

CASTE: politici, media, banche, finanza, consorterie, lobbies

ITALIOTI: massa di ignoranti che, purtroppo, consente alle caste di spassarsela sulle spalle dei cittadini migliori

E’ una alleanza micidiale tra l’oppressore e l’oppresso, tra l’aguzzino e la vittima.

Per questo ogni tanto alzo i toni, perchè anche io, non essendo scappato via, pago le decisioni delle caste (e questo ci sta) e quelle di milioni di italioti.

Non puoi cambiare la testa di milioni di cittadini.

Evidentemente devono perdere tutto.

Solo allora, forse, capiranno.

Le pensioni non saranno garantite, gli espropri continueranno, il welfare sarà dimezzato.

Una povertà crescente ed una miseria per milioni di persone.

Violenza in costante aumento, lotte tra poveri e miserabili.

E’ questo che vi attende cari italioti che spalleggiate, inconsapevolmente, le caste.

Ed è ciò che, in fondo, vi meritate.

Ancora trovo qualche fesso che mi parla di Pd e del cambiamento.

Niente: questi non cambiano verso manco se li lasciano in mutande.

Forse godono del loro autolesionismo-masochismo-tafazismo.

Sono persi per sempre, cervello in naftalina, impauriti da ogni forma di cambiamento.

Grazie a loro le caste si faranno sempre i caxxi loro (giustamente), legittimati dal sostegno e dal voto di masse di italioti.

Io non ho più parole.

Non vi sono bastati 20 anni di Pd e Pdl.

Continuate a farvi prendere per il c.  da loro..

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Ognuno faccia la propria scelta e pensi a salvare il proprio culo, perchè, per colpa degli italioti non esisterà una   possibilità di salvezza e risposta collettiva.

Ora, leggete questa intervista a Raffaello Lupi: “La molla è la paura del futuro, dalla sanità alla burocrazia, in Italia troppe cose non funzionano”

Il problema della massiccia emigrazione (dei migliori) dall’Italia non è solo il fisco.

C’è di più…

Si dice fisco, ma si pensa all’Italia che non funziona, all’assistenza sanitaria inadeguata, all’incubo della burocrazia, all’inquilino che non ti paga più, alla precarietà nei rapporti con le strutture finanziarie, giudiziarie, di sicurezza”. Raffaello Lupi, docente di diritto tributario e grande esperto di questioni fiscali, ritiene che il fenomeno recente degli “emigranti di lusso ” non sia solo la risposta “al fisco brutto e cattivo” di casa nostra.

Professore, la sorprendono i dati di questo singolare deflusso?
“Non mi sorprendono, ma mi spaventano. Se vai fuori non hai problemi fiscali. Piuttosto hai paura del futuro. La paura di finire come la Grecia”.

Patrimoniali, stangate sulla casa, taglio delle pensioni d’oro, Tobin tax, rientro dei capitali oneroso. Non sono sufficienti a spiegare la fuga dei portafogli?
“Questo fenomeno non è solo una mera rivalsa contro le vessazioni fiscali, spesso amplificate dai media. Per chi vuole salvare il malloppo ci sono altre strade, anche legali. Al contrario, trasferirsi alle Canarie, rinunciare a vivere qui, è la risposta a un diverso tipo di disagio”.

All’Italia che non funziona?
“Alla percezione montante di disgregazione e disorganizzazione a tutti i livelli, privato e pubblico. Alla sensazione sempre più nitida che il crac dell’Italia si avvicina. Attenzione, non la paura del default. Ma di come sopportare il default”.

Una lettura catastrofista.

“Il capolinea non è la certezza di non pagare il proprio debito. Nessuno lo può ripagare, neanche gli Stati Uniti. Il nostro capolinea è la non credibilità come sistema Paese. Chi va via intuisce questo malessere, vive l’impoverimento culturale, produttivo, organizzativo. E scommette che l’Italia non ne uscirà, non arriverà al 2020. Che non riuscirà a produrre abbastanza e ad assicurarsi credito “.

Il fisco è solo un paravento dunque?
“Una spia di una sfiducia più ampia. Se non hai figli che vogliono rimanere in Italia, né legami familiari stringenti. Se hai un lavoro che ti consente la mobilità globale. Oppure se godi di una discreta rendita o sei un pensionato senza obblighi, perché dovresti restare in un Paese dove prevale la paura strisciante di rischiare ad ogni passo la brutta sorpresa?”.

La brutta sorpresa?
“Dal crac generale alla residenza per anziani che non c’è o non funziona. Dall’investimento finanziario che sfuma all’affittuario moroso, barricato nella tua casa. In una parola: inaffidabilità. Chi parte lo fa per assicurarsi anni proficui in paesi più solidi. Dove la ricerca aerospaziale la fanno davvero, mentre qui finisce in pranzi e cene. Dove il capitalismo familista non esiste. Dove le regole sono certe. Dove il patrimonio non perde valore”.

Anche questo è un frutto amaro della grande crisi.
“Prima chi li aveva, portava all’estero i soldi. Magari quelli del nonno timoroso dell’arrivo del comunismo. Ora porta fuori la propria esistenza. Non più questione di capitali, ma di vite. E di scommesse sul futuro da giocare però non più qui”