Differenze di stipendi: per i giovani italiani anche -40% dei tedeschi

Posted on aprile 1, 2014 di


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Poi capite perchè perdo ogni tanto la pazienza..
La riforma del Senato, il jobsact, etc, etc

Intanto la disoccupaizone sale senza tregua e, anche chi ha un lavoro, “si deve accontentare”.

Anni fa, intuendo la strada che aveva preso il nostro paese, contestavo questa continua rincorsa verso il basso.

Dicevo che saremmo finiti qui.

Bastava vedere ieri #Presadiretta…
Ad un certo punto un padre di famiglia disoccupato dice:” oggi un lavoro a 800 è il mio sogno”.

Perfetto, signori.
Io capisco la disperazione, ma ragioniamo un po’.
Domani, cosa diremo?
Che vanno bene anche 600…
Quante volte sentite ripetere “piuttosto che niente…”

Ecco, stampatevelo bene in testa.
Finito anche il “piuttosto”, poi, c’è il NIENTE.

Lo so che è difficile ma forse, finchè si è in tempo, vale la pena considerare l’ipotesi di mollare l’#ItaliaFALLITA.

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FONTE: http://nuvola.corriere.it/

Ma poi, tra un tedesco, un italiano e un americano, a pari grado di professionalità, secondo voi chi firma il contratto migliore?” – aggiunge Chiara, apprendista in un’azienda di moda. A sentirla, sembra di riascoltare una vecchia barzelletta, peccato questa volta non faccia ridere.

Il gap italiano in materia di retribuzioni e possibilità di avanzamento di carriera sembra essere pressoché incolmabile. Dopo tutto, mancano i posti di lavoro, figuriamoci le possibilità di crescita.

Se guardiamo agli stipendi, attenzione a distinguere i neolaureati dagli entry level. I primi, i più giovani, appena sbarcati sul mercato del lavoro, i secondi, all’ingresso in una determinata categoria professionale, non necessariamente titolari di una laurea ma con all’attivo altre esperienze lavorative, cosa che porta inevitabilmente lo stipendio a viaggiare verso l’alto.

Così, studiando i dati elaborati da Mercer (azienda leader nei servizi di consulenza sulle risorse umane) su retribuzioni e career system in circa 350 aziende multinazionali, si scopre che in Italia, in media, l’entry level prende leggermente di più del suo omologo spagnolo (€28.145 contro €26.404) ma meno del francese, dell’inglese e del tedesco.

Per i neolaureati, invece, non c’è scampo: nel 76% dei casi ci si avvicinerà al mondo del lavoro solo passando per uno stage. Le aziende giustificano la scelta dicendo che prediligono l’uso di strumenti flessibili, che consentono di“testare” le reali capacità dei ragazzi italiani che escono dalle università infarciti di ottime teorie ma privi di qualsivoglia pratica.

Passando al ruolo di “quadro”, invece, ci accorgiamo velocemente come gli stipendi offerti dalla Germania siano mediamente più alti rispetto al resto d’Europa, con un gap sull’Italia del 40%.

Non poco, considerando la facilità con cui è possibile incassare scatti di carriera nel Paese della Bundesbank. 91.920 euro di RAL, per l’esattezza, contro i 70.001 della Gran Bretagna e i circa 65.000 dell’Italia.

Balzati in fondo alla classifica, riconquistiamo velocemente il podio se consideriamo il divario tra le retribuzioni dei dipendenti base e quelli dei vertici, che nel nostro Paese è tra i più marcati rispetto alla media europea. Per capirci, parliamo di 164mila euro per un executive e 28.000 per un entry level (la disparità più accentuata spetta a chi lavora nel finance), mentre la solita Germania offre 162mila euro a chi siede sulle poltrone più alte e 42mila ai nuovi entrati.

Un mondo diverso, non c’è che dire. E inutile appellarsi alle riforme: “Decontribuzioni e defiscalizzazioni aiuterebbero non tanto a offrire uno stipendio di ingresso più alto, quanto a ridurre il tempo di attesa e la disoccupazione giovanile – spiega Marco Morelli, Amministratore Delegato di Mercer Italia –bisogna ricordarsi piuttosto che sono le imprese, e non le leggi, a creare posti di lavoro”.

Posted in: #NuovaResistenza