Il valore degli 80 euro..Il peso dei Comuni sui cittadini: 620 euro l’anno, +11% in un anno

Posted on maggio 12, 2014 di


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Non spreco neppure più parole.Quando si capirà che in questo paese paghiamo troppe tasse per servizi di media-bassa qualità sarà troppo tardi.
Lo capite quanto è demagogica la proposta di Renzi?
Era questa la rivoluzione?
Forse alcuni cittadini (pochi) andranno a pari tra tasse e bonus.
Tutti gli altri, pagheranno di più rispetto al passato tra tasi, accise, tasse locali, etc, etc.

Ma tanto è inutile.
Non puoi cambiare milioni di stronzi italioti con un blog.
Perciò, votatevi questi buffoni e non vi azzardate mai più a lamentarvi.

Le entrate tributarie delle amministrazioni comunali sono salite del 10,9% nel 2012, secondo i dati Istat, con Imu e imposta di soggiorno. Aumenta il peso dei tributi, che coprono il 61% degli incassi dei sindaci. Migliora l’efficienza della riscossione, ma oltre quattro multe su dieci restano non pagate. Lungo la Penisola rimangono poi fortissimi squilibri, sia per gli incassi che per le spese

Ogni italiano paga in media 621 euro al proprio Comune. A tanto ammontano le entrate tributarie che i sindaci fanno ricadere sulla cittadinanza, soprattutto per tappare i buchi dei trasferimenti statali. Il dato emerge dall’analisi Istat dei bilanci consuntivi 2012 delle amministrazioni Comunali. Una ricognizione che mette in evidenza oltre al fardello fiscale, cresciuto in un anno del 10,9% a seguito di voci quali Imu e imposta di soggiorno nella località turistiche, le forti differenze tra il Nord e il Sud del Paese, sia per il carico di tributi che si distribuisce sui cittadini, che per le risorse trasferite dallo Stato e le spese stanziate dalle giunte locali.

Nel complesso, le entrate correnti accertate dai Comuni ammontano a 1.012 euro a testa, 60,4 miliardi, 44 euro in più sull’anno prima (+5,1%). Questa cifra raggruppa i tributi, i contributi e trasferimenti da parte di altri Enti (come lo Stato o le Regioni) e le entrate extra-tributarie (che includono, ad esempio, le multe). In questa voce, la differenziazione geografica resta incredibile: così capita che in Valle d’Aosta i valori pro-capite delle entrate correnti superino quota 2mila euro, mentre in Puglia si scenda a 751 euro.

All’interno delle entrate correnti, anche la componente dei tributi è differenziata geograficamente: se 621 euro è la media nazionale (37 miliardi il valore assoluto), la Liguria risulta la Regione con la tassazione comunale più stringente, 922 euro

per abitante, mentre il livello minimo è del Trentino, con 299 euro. L’Istat annota che la crescita delle entrate tributarie (+10,9% tra il 2011 e il 2012), insieme a quelle extra-tributarie (+5,3%) sostiene la dinamica complessiva di espansione delle entrate correnti. Calano invece dell’11,8% i contributi e trasferimenti, a seguito della previsione di legge che dispone una loro riduzione contestuale alla crescita dei tributi.

Chi invece percepisce più soldi dallo Stato, senza dover gravare direttamente sui cittadini, sono i sindaci delle Regioni a statuto speciale. La voce di "contributi e trasferimenti" è in media di 171 euro a testa. Ma in Valle d’Aosta si attesta a 1.035 euro, una bella differenza rispetto ai 65 euro dei vicini piemnotesi. Ancora, in Trentino i trasferimento sono di 726 euro, o ancora in Sardegna di 700 euro; di contro, in Toscana ed Emilia Romagna non si arriva a 80 euro.

entrate

Bilanci dipendenti dai cittadini. I Comuni hanno accertato entrate per 77,3 miliardi e riscosso 75 miliardi. Le entrate riscosse sono così aumentate dell’1,4% sul 2011; il balzo maggiore è stato per quelle correnti, +6,3%, mentre quelle in conto capitale sono crollate del 13,9%. Quanto i sindaci dipendano ormai dalle tasche dei loro cittadini è evidente se si guarda all’incidenza delle entrate tributarie sul totale delle entrate correnti. Per l’Istat è "in forte crescita" dal 58,1% al 61,3% del totale. Perché ciò avvenga si spiega con l’andamento delle altre voci: se sono stabili le entrate extra-tributarie (con una quota al 21,8%), calano sensibilmente i contributi e i trasferimenti (dal 20,1 al 16,9%). I primi cittadini, cioè, continuano a dover recuperare risorse a fronte del taglio degli stanziamenti dello Stato o delle Regioni a loro favore. Per l’Istituto di statistica, infatti, si "conferma la dinamica, rilevata anche nell’esercizio precedente, di riduzione dei trasferimenti, così come stabilito nella normativa nazionale, a favore di un maggior gettito delle entrate proprie".

La capacità di riscossione. Uno dei parametri più interessanti da osservare per verificare l’efficienza della gestione finanziaria della macchina comunale è la "capacità di riscossione", cioè il rapporto tra quanto accertato e quanto incassato effettivamente. Tra le entrate correnti, spicca il livello in diminuzione dal 61,9 al 58,8% delle entrate extra-tributarie, le multe per intendersi: più di quattro su dieci non vengono incassate. Nel complesso, però, gli accertamenti totali restano stabili e le riscossioni salgono dell’1,4%: significa che l’efficienza totale è aumentata.

Spese: più alte per gli statuti speciali. Sul versante delle uscite, le somme impegnate dai sindaci sono arrivate a 75,2 miliardi e i pagamenti effettuati si sono attestati a 73,7 miliardi. La media nazionale delle spese è di 910 euro a testa. Ma ancora una volta la differenziazione lungo la Penisola è ben marcata. Guardando alle spese correnti (quelle legate alla produzione e al funzionamento dei servizi comunali, insieme a quelle sostenute per un fine redistributivo dei redditi), i valori sono superiori alle media nei Comuni delle Regioni a statuto speciale, in compagnia di Liguria, Toscana e Abruzzo. Così in Val d’Aosta si spendono 1.703 euro a testa, contro i 679 della Puglia.

spese

L’assegnazione delle risorse. Al di là dei valori assoluti e pro-capite, dall’analisi dell’Istat emerge anche come vengono impegnate le risorse scendendo dalle Alpi al canale di Sicilia. "Le differenze territoriali più rilevanti emergono in corrispondenza delle funzioni generali di amministrazone, gestione e controllo, che assorbono il 33,6% della spesa finale nelle amministrazioni comunali delle Isole, il 29,3% in quelle del Sud in linea con la media nazionale, il 28,8% nei comuni Nord-occidentali e centrali e, infine, il 28,2% in quelli Nord-orientali", scrivono all’Istituto. Le risorse impiegate per "territorio e ambiente" sono maggiori al Sud: 31,3% contro il 14,4% del Nord-ovest. Quest’ultimo predilige invece, rispetto alla media nazionale, la funzione "viabilità e trasporti".

fonte: http://www.repubblica.it

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