Expo,appalti e tangenti: il Pd di Renzi spunta ovunque. Cambierà nome in PDM=Partito delle Mazzette?

Posted on maggio 13, 2014 di


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Hanno fatto i moralisti…Hanno sempre attaccato gli altri sentendosi migliori e superiori..
Hanno richiamato la "questione morale" di Berlinguer…
Ancora l’altro giorno Michele Emiliano si domandava cosa ci facevano al governo con un partito di ladri, evasori, fuggiaschi..
Ma la realtà è un’altra…
Il Pd non è diverso dagli altri, per nulla.

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Forse ha "rubato" un po’ meno perchè ha governato meno.
O forse perchè, senza dubbio, non c’è stato "accanimento giudiziario" contro di loro (certo non si puo’ dire che i magistrati ce l’abbiano avuta col Pd in questi anni…)
Ma le differenze sono minime con gli altri partiti.
I casi si susseguono.
Penati, Lusi, Genovese, Tedesco…

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E poi tanti scandali locali.
E ancora candidano indagati alle europee…
E ancora nominano indagati come sottosegretari…
Ogni giorno scoppia uno scandalo.
Prendete Renzi.
Ci sono documenti che provano l’uso disinvolto dei soldi pubblici quando era Presidente della Provincia.
A Firenze e dintorni dormono.
I giornali che fino al 2012 "indagavano" si sono autocensurati.
Ma la realtà è quella.
E quando anche Renzi avrà svolto il suo compito e si sarà salvato le terga, forse verranno fuori le inchieste…
Dopo le trasformazioni da Pci, a Pds, a Ds, a Pd..
Arriveranno al PDM
PARTITO DELLE MAZZETTE.
Datemi pure del demagogo-populista, ma prima guardatevi allo specchio.
Del resto, chi di giustizialismo ferisce, di giustizialismo perisce.
-:)

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Lo dicevano spesso, quelli della cupola. «Copriamoci a sinistra». Nel Paese degli appalti truccati servono santi bipartisan. Di qua e di là. Ma di là – a sinistra – ce n’erano davvero parecchi.

Realtà o millanterie, sta di fatto che nelle carte dell’inchiesta milanese su Expo e non solo ci sono dozzine di nomi dell’area Pd. Non è un caso, secondo una teoria dell’ex senatore Luigi Grillo. «L’ho visto anche ieri Pier Luigi (Bersani, che ha già smentito, ndr), io tengo sempre i rapporti – dice a Giuseppe Nucci, ex ad della Sogin – lo informo degli sviluppi.

Sai, loro, i post-comunisti non sono diversi dai comunisti, cioè il dialogo lo accettano, sono anche garbati e sono simpatici. Poi quando c’è da stringere per questioni di potere preferiscono sempre il cerchio stretto».
Ecco, gli affari sono affari. E per ogni torta sul grande tavolo degli appalti pubblici, sostengono i pm, una fetta doveva andare a sinistra. Attraverso le cooperative, che si aggiudicano i lavori. Attraverso Primo Greganti, che avrebbe fatto da tramite tra il partito, le coop e i manager di Stato, e che ieri è stato sospeso in via cautelare dalla sezione del Pd di Torino a cui era iscritto («Ma qui non l’abbiamo mai visto», racconta il segretario della sezione). E attraverso i mille canali – più o meno reali – che ciascuno degli interessati sostiene di poter smuovere per passare all’incasso. Greganti, per rendersi credibile, si «vende» anche il nome di Gianni Pittella, vicepresidente del Parlamento europeo ed ex candidato alle primarie del Pd, il quale ha smentito un suo interessamento su Expo. «Io sono andato giù a Roma – dice Greganti il 6 marzo – ho incontrato anche Gianni Pittella… è il presidente del Consiglio europeo (Greganti si sbaglia, ndr)… grande… potere enorme… al posto di parlamentare europeo… nel Pd è considerato potente ecco…».
Poi qualcuno bussa anche al ministero. Così, proprio Nucci racconta di aver incontratoClaudio De Vincenti, viceministro allo Sviluppo economico nel Governo Renzi. «Mi ha detto – racconta Nucci a Grillo – io sono a disposizione per tutte le cose che voi c’avete da fare, e dico io voglio lavorare per il mio Paese, lui ha detto Ne parlerò col Gabinetto, col ministro, questa cosa mi piace molto». Ma a lambire il governo Renzi c’è anche un riferimento – assai fumoso – a Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. A parlare è l’ex Dc Gianstefano Frigerio. «Però Guerini è un buon… adesso non so se lo porta al governo … forse lo lascia … al partito i suoi giri … uno è Delrio e l’altro Guerini». Decisamente più significativi altri passaggi che riguardano proprioLorenzo Guerini, portavoce del Pd. Ancora Frigerio al telefono, parla con Sergio Cattozzo della Città della salute e degli appalti Sogin. «Devo parlarne a Guerini… a Lorenzo, devo parlarne… ». «Bisogno organizzare un incontro – suggerisce Cattozzo – io te e Guerini, così lo tiriamo dentro il Guerini. Stiamo parlando di sette miliardi di lavoro, ragazzi!». Tanti, tantissimi soldi. E gli appalti Sogin portano la cupola a cercare più sponde possibili. È in questo contesto che spuntano i nomi di Giovanni Battista Raggi, tesoriere del Pd in Liguria, e di Claudio Burlando, già ministro dei Trasporti e ora governatore ligure. Greganti avrebbe dovuto avvicinare Raggi e attraverso questi Burlando, per ottenere – si legge in un sms di Cattozzo del settembre scorso – «un po’ di sponsorizzazione forte nazionale».
Ma la cupola, secondo la Procura di Milano, era «glocal». Oltre alle coperture nazionali, infatti, cercava appoggi sul territorio. Ovunque c’era una gara milionaria, c’era da muoversi. Ed è così che si arriva in Sicilia, dove la cricca sta seguendo i lavori per l’ospedale di Siracusa. Frigerio, al telefono con Cattozzo, ragiona. «Sei amico di Enrico Maltauro (uno degli imprenditori arrestati, ndr) tieni conto che stiamo seguendo per lui un ospedale a Siracusa che dobbiamo parlare con Crocetta (Rosario Crocetta, governatore siciliano, ndr) per l’autorizzazione compagnia bella ma tu sei d’accordo… mah aspetta adesso ne parlo al mio consulente poi vediamo venerdì quando viene da me glielo dirà a Enrico, mi ha chiamato Foti (Luigi Foti ex parlamentare della Dc ora ritenuto vicino al Pd, ndr) vuole la mia copertura sulla Sicilia per l’ospedale di Siracusa».
Ma alla fine, erano ganci reali o solo chiacchiere? Altro che balle, a sentire Stefano Boeri. Per l’ex assessore comunale Pd di Milano, era tutto vero. «Sono stato fatto fuori dalla partita Expo dalle lobby economiche, compresa la Lega delle Cooperative. Io costituivo un ostacolo», ha spiegato in un’intervista. A Boeri ha replicato l’assessore milanese Pierfrancesco Majorino. «Di Boeri si può pensare tutto e il suo contrario, ma il nesso è totalmente inventato». Al netto delle faide interne al partito, il dubbio resta.

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