Altro che 40%..Ecco i veri numeri sull’Italia. Raddoppiati i disoccupati, boom di laureati in fuga

Posted on maggio 28, 2014 di


Lo so, lo so..
Il 40% a Renzi non gioca a mio favore.
La borsa sale.
Lo spread scende.
Il "matador" è accolto da Angelona con tutti gli onori (o così titolano giornaletti per italioti…)
E dunque queste notiziole sono quelle dei "gufi-rosiconi".
Certo, come no!

E ringraziate San Draghi se siete ancora qui a poter votare compatti come italioti.
Senza questo toscano, non ci sarebbero state le balle dell’altro toscano.
E vediamo se ci scappa il nuovo ltro (magari non alle banche, eh?)
Per il resto, che vi devo dire?
Fate il vostro gioco.
Siate consapevoli delle cose e della realtà.
Oppure sbattetevene allegramente, tanto che ce frega?

I numeri che seguono sono da brivido, altro che 40% al bulletto di Firenze.
L’Istat fotografa una Italia a pezzi.
La disoccupazione alle stelle, i giovani colpiti dalla crisi.

Ma ancor più:

1) La percentuale dei Neet sui giovani 15-29enni arriva al 26% (35,4% nel Mezzogiorno contro il 19% nel Nord).


2) Nel 2012, oltre 26 mila italiani di 15-34 anni hanno lasciato il Paese, 10 mila in più rispetto al 2008, meno di quanti ne sono rientrati. Il flusso di uscita dei laureati è di 6 mila 340 unità, con un saldo di -4 mila 180 unità.

In 5 anni 100.000 giovani sono fuggiti all’estero!!!
LE NASCITE SONO AL MINIMO STORICO!
Dal 2011 al 2012 + 36% di emigranti italiani.
E ancora..
IN 3 ANNI (col pd al governo,eh?!!) MANOVRE PER 182 MILIARDI (ma effeto sui conti limitato)

Capite?
I migliori se ne vanno, qui restano caste e Neet, immigrati disperati (non qualificati)

Un’Italia fallita.
Ma che volete…
Il 40% ha sentenziato.
Ha vinto la "speranza", dicono.
Sarà…
Sarà…
Contenti voi, contenti (quasi) tutti.

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ROMA – Il numero di disoccupati in Italia "è raddoppiato dall’inizio della crisi, nel 2013 arriva a 3 milioni 113 mila unità. In quasi sette casi su 10 l’incremento è dovuto a quanti hanno perso il lavoro, con l’incidenza di ex-occupati che arriva al 53,5% (dal 43,7% del 2008)". Lo dice l’Istat che ha presentato il Rapporto annuale 2014 sulla situazione del Paese.

Secondo l’istituto "cresce la disoccupazione di lunga durata che raggiunge il 56,4% del totale (45,1% nel 2008). Si riducono gli ingressi nell’occupazione dalla disoccupazione: se nel periodo pre-crisi (2007-2008) su 100 disoccupati 33 avevano trovato un lavoro un anno dopo, nel periodo 2012-13 questi scendono a 24". Inoltre, "per ogni disoccupato, c’è almeno un’altra persona che vorrebbe lavorare. Nel 2013 il totale delle forze lavoro potenziali, ovvero gli inattivi più vicini al mercato del lavoro, arriva a 3 milioni 205 mila, con un incremento di 417 mila unità. Complessivamente, nel 2013 sono 6,3 milioni gli individui potenzialmente impiegabili. Aumentano anche gli scoraggiati, che tra le forze di lavoro potenziali sono 1 milione 427 mila individui".

I GIOVANI I PIU’ COLPITI – I giovani sono "il gruppo più colpito dalla crisi". Secondo l’istat, infatti "i 15-34enni occupati diminuiscono, fra il 2008 e il 2013, di 1 milione 803 mila unità, mentre i disoccupati e le forze di lavoro potenziali crescono rispettivamente di 639 mila e 141 mila unità. ll tasso di occupazione 15-34 anni scende dal 50,4% del 2008 all’attuale 40,2%, mentre cresce la percentuale di disoccupati (da 6,7% a 12%), studenti (da 27,9% a 30,7%) e forze di lavoro potenziali (da 6,8% a 8,3%). Le differenze di genere sono importanti: il tasso di occupazione è al 34,7% tra le donne e raggiunge il 45,5% tra gli uomini".

Tra quanti vivono ancora con i genitori, la percentuale di disoccupati e forze di lavoro potenziali diminuisce al crescere del titolo di studio dei genitori (12,3% tra i figli di laureati e 37,7% tra i figli di genitori con al più la licenza elementare)".

Per cercare lavoro i giovani 15-34enni ricorrono prevalentemente alla rete informale di parenti e conoscenti (81,9%), inviano curriculum (76,3%), utilizzano Internet (63,6%) e consultano le offerte sui giornali (51,5%) mentre le azioni di ricerca considerate più efficaci da chi ha iniziato a lavorare nel 2013 sono la rete di parenti e amici (lo dichiara oltre un terzo), la richiesta diretta a un datore di lavoro (26,3%) e le precedenti esperienze di stage o tirocinio svolte presso l’azienda (11,8%). Invece particolarmente bassa la percentuale di chi ha trovato lavoro grazie al centro pubblico per l’impiego (appena l’1,4%) o con altre agenzie private (5,4% dei neo-occupati).

La partecipazione al mercato del lavoro è strettamente legata all’istruzione. Tra gli uomini di 30-34 anni, l’80% di laureati o diplomati è occupato contro il 67,4% di quelli con al più la licenza media; se laureate, le donne sono occupate nel 73,6% dei casi contro il 37,5% di quelle che hanno al più la licenza media.

Nel 2013 i giovani 15-29enni non occupati e non in formazione (Neet) raggiungono i 2,4 milioni, in crescita costante (+576 mila unità dal 2008). Tale aumento è dovuto quasi esclusivamente ai giovani che vogliono lavorare (+544 mila unità). Tra i Neet vi sono infatti circa 1 milione di disoccupati, 723 mila forze di lavoro potenziali e solo 684 mila inattivi che non cercano e non sono disponibili al lavoro (per lo più madri con figli piccoli). La percentuale dei Neet sui giovani 15-29enni arriva al 26% (35,4% nel Mezzogiorno contro il 19% nel Nord).

Nel 2012, oltre 26 mila italiani di 15-34 anni hanno lasciato il Paese, 10 mila in più rispetto al 2008, meno di quanti ne sono rientrati. Il flusso di uscita dei laureati è di 6 mila 340 unità, con un saldo di -4 mila 180 unità. Le mete di destinazione privilegiate sono Regno Unito, Germania (circa 900 emigrati in ciascun paese) e Svizzera (726). Diminuisce il tasso di occupazione dei giovani stranieri (dal 58,5% al 47,1%) e aumentano le quote di disoccupati e forze di lavoro potenziali (rispettivamente da 6,3% a 13,4% e da 5,1% a 8,5%). La percentuale di giovani stranieri che studiano è più bassa della media nazionale (15,7%), mentre è più alta quella di quanti non cercano lavoro e non sono disponibili a lavorare (15,3%), specie fra le donne (26,2%), madri in quasi otto casi su dieci.

LA CRISI ACCENTUA I DIVARI TERRITORIALI – La crisi peggiora i divari territoriali. Il Mezzogiorno perde più occupazione rispetto al resto del Paese fin dall’inizio della crisi. Il tasso di occupazione maschile del Mezzogiorno, già inferiore di quasi dieci punti alla media nazionale nel 2008, continua a diminuire con un ritmo più accentuato, attestandosi al 53,7% nel 2013. Le donne, invece, mostrano in tutto il periodo un tasso di occupazione particolarmente basso nel Mezzogiorno, dove lavora solo una donna su tre. Il calo dell’occupazione si ripercuote sulla composizione familiare e la presenza di occupati all’interno delle mura domestiche. Nel Mezzogiorno, da un lato si riducono ulteriormente le famiglie con almeno un componente tra 15 e 64 anni e senza pensioni da lavoro che possono avvalersi di due o più occupati in casa (dal 25,2% al 21,4%); dall’altro, crescono quelle in cui non è presente alcun occupato (dal 14,5% al 19,1%).

Se nelle regioni del Centro-Nord la crescita delle famiglie con almeno un componente in età lavorativa senza pensionati da lavoro e con la sola donna occupata si associa alla sostanziale stabilità di quelle con solo l’uomo occupato, nel Mezzogiorno l’incremento delle donnebreadwinner (che arrivano al 10,1% del totale nel 2013, con un aumento del 33,1% rispetto a cinque anni prima) si associa alla riduzione delle famiglie in cui è solo l’uomo a lavorare (-4,5%, che scendono così al 30,2%). Le regioni del Mezzogiorno aumentano ulteriormente la loro distanza dal resto del Paese anche considerando il tasso di mancata partecipazione, che nel 2013 raggiunge il 36,7% contro il 13,2 del Nord, con incrementi importanti dal 2008 (+7,1 punti percentuali e +5,9 punti rispettivamente).

fonte: http://www.dire.it/

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