Rapporto Istat 2014: profilo del declino italiano

Posted on giugno 10, 2014 di


La crisi e le politiche di austerity fanno sentire il loro peso sulla società italiana, soprattutto sui giovani. A sostenerlo è l’Istat, che nel suo rapporto annuale per il 2014 presenta un quadro del Paese a tratti disarmante. Il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni è cresciuto di 4,5 punti percentuali solo nell’ultimo anno, toccando il 40%, con quasi due milioni e mezzo di giovani che non studiano né lavorano. Tra tanti sprechi e inefficienze, il rapporto Istat individua anche le potenzialità del Paese delineando i possibili scenari a sostegno della ripresa.

Rapporto Istat 2014: profilo del declino italiano - 1 (© Olycom)

Il rapporto Istat 2014 traccia il profilo del sistema Italia in un momento cruciale, che coincide con il prossimo inizio del semestre di presidenza in Europa: da una parte una perdurante difficoltà sotto il profilo sia economico sia sociale, dall’altra una fase di ripresa congiunturale che soltanto alcuni settori economici riescono già ad agganciare.

Rapporto Istat 2014: profilo del declino italiano - 1 (© Olycom)

L’Italia, sottolinea l’Istat, è uno dei paesi europei con maggiore divario nella distribuzione del reddito. Nonostante un sostanzioso intervento pubblico redistributivo, paragonabile a quello dei paesi scandinavi, la forbice della disuguaglianza si allarga sempre più con differenze territoriali molto marcate: nel Nord del Paese il tasso di occupazione e quasi doppio rispetto al Meridione.

Rapporto Istat 2014: profilo del declino italiano - 1 (© Olycom)

Uno dei dati diffusi dall’Istat che più colpiscono è quello che riguarda la disoccupazione, raddoppiata rispetto al periodo pre-crisi. Se si sommano gli oltre tre milioni di disoccupati, di cui più della metà di lungo corso, agli altrettanti inattivi che potrebbero potenzialmente lavorare, si tocca la cifra capogiro di 6,3 milioni di persone senza posto di lavoro.

Rapporto Istat 2014: profilo del declino italiano - 1 (© Olycom)

La disoccupazione investe in maggiore misura i giovani, con 1,8 milioni di occupati in meno in cinque anni nella fascia 15-34 anni e quasi 2,5 milioni che non studiano né lavorano (i cosiddetti Neet), ma non risparmia chi ha già una famiglia sulle spalle. Tra il 2008 e il 2013, infatti, i padri e le madri disoccupati sono cresciuti di 530 mila unità.

Rapporto Istat 2014: profilo del declino italiano - 1 (© Olycom)

Le difficoltà economiche delle famiglie si riflettono in un crollo della natalità, che tocca il nuovo minimo storico dell’ultimo ventennio: nel 2013 i bambini iscritti all’anagrafe sono stati appena 515 mila. Come conseguenza, in Italia si registra uno degli indici di vecchiaia più alti al mondo: ogni 100 giovani con meno di 15 anni si contano oltre 150 persone over 65.

Fino a poco tempo fa, un forte contributo alla crescita demografica del Paese veniva fornito dagli immigrati, che abbassano notevolmente l’età media. Nel 2012 sono arrivati in 321 mila, ossia il 27,7% in meno rispetto a cinque anni prima, mentre altri 38 mila di quelli già presenti nel Paese hanno deciso di andarsene.

Rapporto Istat 2014: profilo del declino italiano - 1 (© Olycom)

Ad andarsene dall’Italia non sono soltanto gli stranieri giunti di recente. Ad abbandonare il Bel Paese nel 2012 sono stati in 68 mila, oltre un terzo in più rispetto all’anno precedente. A fare le valigie sono soprattutto i giovani tra i 15 e i 34 anni, partiti in 26 mila con destinazione soprattutto in Gran Bretagna, Germania e Svizzera. Un quarto dei nuovi emigranti sono laureati: i soldi spesi per la loro formazione li regaliamo agli altri paesi.

Rapporto Istat 2014: profilo del declino italiano - 1 (© Olycom)

Sciorinando le cifre del declino italiano l’Istat riesce a intravedere deboli segnali positivi, con riferimento soprattutto al milione di famiglie che nel 2013 sono uscite dalla condizione di “grave deprivazione”. I nuclei familiari poveri, tuttavia, rimangono ben 7,6 milioni. Anche i timidi segnali di ripresa registrati nel quarto trimestre del 2013, con un aumento dello 0,1% del Pil a interruzione di un ciclo negativo di oltre due anni continuati, lasciano spazio a una nuova flessione con l’inizio del 2014.

fonte: http://finanza.it.msn.com/

Posted in: #NuovaResistenza