Statali, Riforma PA: +50% di assunzioni nei Comuni, anche per quelli in rosso

Posted on giugno 16, 2014 di


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L’avete voluto voi ed è giusto che sia così. Lo sapevate, vero?
E’ cio’ che merita un popolo come il nostro.
Voi, vi illudete, cari italioti.
Se anche Renzi, tra una operazione e l’altra di marketing, facesse un paio di riformette, col piffero che tornerete l’Italia di una volta.
Il paese è tenuto in vita artificialmente da Draghi e dai risparmi degli italiani.
E va benissimo tenerlo in vita, così.
Lo si depaupera costantemente e il nostro debitone, ricordate, è sempre il credito di qualcun altro.

Quando non serviremo più a nulla, le nostra aziende saranno scappate via o saranno comprate dagli stranieri, allora sì che, finalmente, qualcuno si accorgerà di quello che stiamo diventando: un paese povero, vecchio, serbatoio futuro di manodopera a basso costo.

Ma un paese di vecchi e di italioti e di caste, guarda all’oggi, non al domani.
E dunque:

– il vecchio (che ha accumulato negli anni precedenti) se ne sbatte se lo Stato gli porta via qualcosa, giorno dopo giorno (a pagare saranno i suoi figli e i nipoti, ma chi ci pensa davvero?)

– l’italiota spera che tutto passi e se gli arriva la mancetta degli 80 euro riesci anche a vedersi la Nazionale su Sky, magari;

– la caste, come sempre, continuano, GIUSTAMENTE, a vivere di rendita.

Va tutto bene, dunque.
Ed è giusto che si assumano altri statali (voti per il Pd)

Alè, vamos!

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Statali, Riforma PA: +50% di assunzioni nei Comuni, anche per quelli in rosso. Da una parte la Riforma della Pubblica Amministrazionepersegue l’obiettivo di ridurre drasticamente la presenza dello Stato in periferia, dall’altra incentiva nuove assunzioni nei Comuni, anche quelli finora impossibilitati a farne a causa dei bilanci fuori controllo, attraverso la crescita del turn over, la rimozione del blocco totale ai nuovi ingressi.

Matteo Renzi cita il caso delle prefetture come criterio ispiratore della cura dimagrante: la riforma prevede che ne sopravvivano una quarantina delle cento di partenza: con l’abolizione delle Province si impone la necessità di avere un solo luogo fisico in ogni capoluogo che riunisca le sedi distaccate, gli uffici territoriali del prefetto, del Ragioniere dello Stato, dell’Agenzia delle Entrate. Per cui, grazie a mobilità e demansionamenti, i dipendenti potranno per esempio essere dirottati agli sportelli, se serve, provenendo magari da un altro ufficio.

Ma al dimagrimento degli uffici si accompagnerà un ricambio generazionale più accelerato nei Comuni, anche quelli che non potrebbero assumere. Il turn over si allarga e salta il blocco dei contratti negli enti con le spese fuori controllo.

Turn over. Cresce la capacità di spesa dei Comuni per nuove assunzioni: potranno utilizzare il 60%, invece del 40%, dei risparmi ottenuti l’anno precedente. Se l’amministrazione non esaurisce tutte le quote disponibili liberate dai pensionamenti, la parte restante può essere recuperata nel corso del triennio estendo la base di calcolo. L’aumento del turn over produrrà un incremento del 50% dello spazio per nuove assunzioni, che triplica negli enti locali rispetto alle amministrazioni statali.

Via il blocco delle assunzioni. Per gli enti locali che destinano più del 50% delle spese correnti totali per il personale, non vale più lo stop a nuove assunzioni “a qualsiasi titolo”. Il vincolo resta quello di riportare il costo del lavoro sotto il 50% della spesa corrente ma il piano di recupero sarà spalmato su un orizzonte temporale più lungo, 5 anni.

Uffici di staff. Saltano anche i vincoli per gli uffici di supporto a sindaco e assessori. Gli incarichi, prevede il decreto, possono essere affidati anche a chi non è in possesso di titoli di studio o requisiti professionali specifici. Negli enti locali varranno le stesse regole del pubblico impiego, come l’abolizione del trattenimento in servizio (oltre l’età pensionabile), l’estensione della mobilità obbligatoria e volontaria, le risoluzioni unilaterali dopo 40 anni di servizio.

fonte: http://www.blitzquotidiano.it/

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