Crisi assassina: 10 mila suicidi in due anni

Posted on giugno 17, 2014 di


È questa la stima relativa soltanto a Europa e Stati Uniti. Molti si sarebbero potuti evitare con politiche per il reinserimento nel mondo del lavoro

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Due soli anni. Di recessione economica. Di speranze deluse. Di sogni bruciati. E 10 mila persone che in Europa e Nord America non ce l’hanno fatta e si sono tolte la vita.

È questo il primo bilancio, relativo soltanto a due anni (dal 2008 al 2010), delle conseguenze sui suicidi della crisi economica. A fare la triste conta sono stati ricercatori dell’University of Oxford e della London School of Hygiene & Tropical Medicine in una ricerca pubblicata sul British Journal of Psychiatry.

I ricercatori hanno analizzato i dati sui suicidi pubblicati annualmente dall’Organizzazione mondiale della sanità relativi a 24 paesi europei e al Nord America. Dati che, soprattutto in Europa, erano da anni in calo. Fino all’arrivo della Grande Recessione. Quando il trend si è invertito: dal 2007 al 2009, in Europa i suicidi sono cresciuti del 6,5%; dal 2007 al 2010 in Canada sono aumentati del 4,5 e negli Stati Uniti del 4,8.

Tradotto in numeri assoluti si arriva alla cifra monstre di 10 mila decessi per causa della crisi. E la stima è al ribasso, precisano i ricercatori, che hanno notato come ci siano differenze sostanziali tra i diversi Paesi. Differenze non dovute soltanto ai differenti effetti economici che la recessione ha avuto sui diversi Stati, ma a fattori relativi al contesto.

Lo studio ha per esempio evidenziato che la perdita del lavoro e della casa e una situazione di indebitamento sono le cause principali che portano alla scelta di togliersi la vita. Ha mostrato che la maggior parte dei suicidi avviene in persone già affette da depressione, e ciò mette in dubbio la capacità dei farmaci di prevenire l’atto estremo.

Ciò che invece sembra proteggere dai suicidi è la capacità dei paesi di investire in politiche del lavoro. Un sistema di protezione che i ricercatori sono riusciti a misurare: negli Usa per ogni 100 dollari procapite spesi per programmi atti a favorire il reinserimento nel mondo del lavoro, il rischio di suicidio si è abbassato dello 0,4%. Non è un caso che in Paesi come Austria, Svezia e Finlandia l’aumento dei suicidi sia stato quasi nullo.

«C’è stato un aumento notevole dei suicidi durante la recessione, più di quanto ci saremmo aspettati in base alle tendenze precedenti. Una questione decisiva sia per la politica sia per la psichiatria è se questi aumenti siano inevitabili», ha sottolineato uno degli autori dello studio, Aaron Reeves, del dipartimento di Sociologia della University of Oxford.«Questo studio dimostra che l’aumento dei suicidi non è stato uniforme in tutti i paesi […]. Una serie di interventi, dalle politiche che favoriscono il reinserimento nel mondo del lavoro alla prescrizioni di antidepressivi può ridurre il rischio di suicidio durante le recessioni economiche future ».

Tuttavia, avverte un altro autore dello studio, David Stuckler collega di Reeves alla University of Oxford, «i suicidi sono solo la punta dell’iceberg. Questi dati rivelano un’incombente crisi di salute mentale in Europa e Nord America. In questi tempi economicamente difficili, questa ricerca suggerisce che è fondamentale cercare modi per proteggere coloro che rischiano di esserne più colpiti».

fonte:http://www.healthdesk.it

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