RAPPORTO DI ERNST & YOUNG: LA FOTOGRAFIA DI UN PAESE CORROTTO E ALLA FRUTTA

Posted on giugno 19, 2014 di


Vi ricordo che dei 120 miliardi che la Commissione Ue stima siano sottratti ogni anno all’economia continentale dalle tangenti, metà è di nostra competenza…

Sapete cosa ci facciamo con 60 miliardi, invece di tassarci anche il buco delle natiche?

Ecco, non si tratta solo di "purezza", ma anche di economia…

Walter Passerini per “La Stampa”

Frodi, corruzione e concussione crescono nel mondo, ma non vuole dire che tutto il mondo è paese. Le vicende Mose ed Expo sono gli ultimi casi eclatanti, che assegnano all’Italia un ruolo di primo piano e un’immagine negativa nel mondo, dove nel contempo cresce la consapevolezza della necessità di stroncare questi fenomeni e di creare in ciascun paese una rapida ed efficace risposta.

ITALIA CRAC BUCOITALIA CRAC BUCO

Lo pensano oltre 2.700 manager di 59 paesi: quattro intervistati su dieci ritengono che questi fenomeni stiano dilagando. In Italia addirittura lo pensano sette manager su dieci, anche se l’allarme è in parte attutito dalla convinzione che le autorità del nostro e di altri paesi, tra cui Germania, Francia e Regno Unito, siano oggi coinvolte in importanti azioni di contrasto dei fenomeni.

Il Rapporto. La tredicesima edizione della Global Fraud Survey di Ernest &Young (Overcoming compliance fatigue: reinforcing the commitment to ethical growth) registra la percezione, da parte degli intervistati, di preoccupanti livelli di frode, corruzione e concussione in tutto il mondo. Un fenomeno che solo per l’Italia è stimato in 100-120 miliardi. Si tratta di comportamenti noti, ma anche di nuovi segnali, che riguardano, per esempio, il cybercrime, anche se quasi la metà degli intervistati (48%) lo considera un rischio piuttosto basso per le proprie attività.

CORRUZIONECORRUZIONE

Va osservato invece che i manager non hanno probabilmente una corretta percezione dei rischi derivanti dai crimini digitali, poiché vedono soprattutto negli hacker la principale minaccia (48%), sottostimando, invece, i rischi derivanti dalla criminalità organizzata e da soggetti stranieri.

Lo studio di EY, che si basa su interviste a manager tra cui vi sono anche direttori finanziari, compliance manager, legali e responsabili di internal audit, mette in luce le difficoltà dei vertici aziendali, che sono aggravate dall’insufficiente consapevolezza dei potenziali rischi e danni derivanti dai fenomeni corruttivi, fraudolenti e dagli attacchi cibernetici.

corruzioneCORRUZIONE

Il ruolo dei vertici. Dall’indagine emerge anche che i top manager sono meno propensi dei propri dipendenti a partecipare in prima persona a corsi anti-corruzione Abac (Anti-bribery/anti-corruption) o a partecipare a corsi sulla valutazione del rischio (30%). Un dato preoccupante se si considera che i vertici stessi sono esposti a situazioni che possono minarne l’integrità. Il 21% dei Ceo afferma infatti di aver ricevuto richieste per pagamenti di tangenti, rispetto al 10% del totale.

La survey ha inoltre rilevato come molte delle aziende ritengano di avere difficoltà nel raggiungere adeguati livelli di compliance: un’azienda su cinque continua a non avere una politica vera e propria Abac; il 45% delle organizzazioni non ha introdotto un sistema di segnalazioni; meno del 50% degli intervistati ha partecipato a corsi di formazione sul tema; meno di un terzo delle società, infine, effettua una severa due diligence per evidenziare eventuali azioni di corruzione da parte dei propri business partner (ad esempio nei processi di acquisizione e fusione).

Come reagire. “In Italia la consapevolezza c’è, ma non si fa abbastanza – spiega Fabrizio Santaloia, National Leader EY per i Fraud Investigation & Dispute Services (Fids) – Il modello del decreto 231 è importante ma richiede interventi più ampi e integrati da parte delle aziende, con pratiche più specifiche e approfondite. Il business etico dovrà rappresentare la nuova strada, anche perché le azioni illecite non sono nemmeno economicamente convenienti e, anzi, creano danni spesso irreparabili.

Ernst & Young LogoERNST & YOUNG LOGO

I vertici aziendali dovrebbero partecipare e guidare in prima persona le politiche anti-corruzione, in Italia ma anche nei paesi dove le loro aziende sono presenti”. Cina e Stati Uniti, per esempio, hanno legislazioni molto decise e rigide per stroncare questi fenomeni e ricorrono a pesanti sanzioni. Ciò che le percezioni ancora non registrano: in Italia solo il 24% dei manager intervistati ritiene che vi siano state effettive punizioni dei colpevoli; nel mondo quasi il doppio.

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