Grecia, con l’economia al collasso gli stipendi si pagano in buoni pasto

Posted on luglio 2, 2014 di


Situazione che precipita, giorno dopo giorno.Un intero popolo impoverito, una economia distrutta (resiste benissimo solo il turismo)
Si vendono persino le isole…
Ne avevamo già parlato in questo post.

La Grecia torna al Medio Evo: 2/3 degli stipendi pagati in baratto

Ora giungono le ennesime conferme.
I dipendenti vengono retribuiti con buoni pasto.

E, come scrivevo, attenzione, perchè l’Italia è sulla stessa strada.
Per questo sorrido quando sento un 60enne (tutelato) o un pensionato (tutelato) dire:"i giovani non hanno voglia di lavorare..si inizia, anche con 500 euro al mese..ci si tira su le maniche…"
Ecco, attenzione: ieri erano 1000 euro, oggi 500, domani?
In Grecia siamo arrivati a salari da 200 euro, a prendere meno di 2 euro per ora lavorata.
Spesso i pagamenti (in nero) arrivano con mesi di ritardo…
In taluni casi siamo proprio al baratto e in latri si lavora in cambio di vitto e alloggio.

Ah, dimenticavo: oltre al turismo (e alla prostituzione-spaccio di droga) c’è un’altra attività assai florida in Grecia: quella del gioco illegale (5 miliardi annui)
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Nonostante l’ottimismo ostentato dal governo, cittadini e imprese sono allo stremo. Circa 1,2 milioni di dipendenti, soprattutto nel settore alimentare, vengono retribuiti in tutto o in parte "in natura", con i ticket. E c’è un ulteriore paradosso: la spesa alimentare nel Paese costa in media più che nel resto d’Europa. Intanto l’esecutivo Samaras procede con la cessione dei gioielli di famiglia: dall’atollo di Elafonissis a aeroporti, porti e castelli. Peccato che le entrate siano inferiori al previsto

Paradosso Grecia: lavoratori pagati con buoni pasto, stipendi in ritardo anche di dodici mesi mentre il governo “festeggia” il ritorno sui mercati e i miliardi di Emirati Arabi e Cina che letteralmente comprano pezzi del Paese. Circa 1,2 milioni di dipendenti vedono la busta paga con un ritardo da 3 a 12 mesi, ed è ormai diffuso il fenomeno del pagamento in natura, con i buoni pasto che sostituiscono il bonifico bancario. In particolare i datori di lavoro proprietari di catene alimentari e negozi di fast food pagano sempre più spesso una consistente porzione di stipendio con buoni pasto e con ticket per gli ipermercati. Certificando un vero e proprio collasso nell’economia quotidiana di cittadini e imprese, nonostante i mercati e il governo inneggino alla ripresa.

E proprio il settore alimentare è protagonista di numeri contraddittori: secondo gli ultimi dati Eurostat, la Grecia è uno dei Paesi europei dove la spesa è più cara, con prezzi superiori alla media continentale nonostante crisi, tasse e tassi di interesse. I prezzi dei prodotti alimentari e di bevande analcoliche sono più cari del 2% rispetto alla media Ue. Sui beni che riguardano l’elettronica, invece, il prezzo medio in Grecia è del 3% superiore alla media e senza che un adeguato controllo sia stato effettuato sui beni di primissima necessità, come pane, latte e pasta. Uno scenario che fa a pugni con l’entusiasmo dell’esecutivo di Antonis Samaras, sempre più orientato alla cessione dei gioielli di famiglia ellenici. Ultimo in ordine di tempo il vecchio aeroporto di Atene, entrato nelle mire degli Emirati Arabi pronti ad acquistarlo per sette miliardi di euro. Con il quotidiano francese Libération che titola: “La Grecia vende tutto”.

Il riferimento è non solo al processo di privatizzazioni che, se condotto con sapienza, potrebbe portare miglioramenti nell’economia ellenica (anche se quella della società dell’acqua Eyath sta causando un aspro dibattito). Ma anche alla cessione di pezzi del Paese come l’atollo di Elafonissis, nel sud del Peloponneso, visitato da Lady Diana e dal Principe Carlo d’Inghilterra in occasione del loro viaggio di nozze, prossimo alla cessione nonostante l’indignazione dei pescatori locali. E ancora, scorrendo l’elenco dei “prodotti” messi in vendita dal governo, ecco 38 aeroporti, 700 km di autostrade, 100 porti, castelli e centinaia di ettari di fronte al mare. Tuttavia queste offerte non hanno portato le entrate previste, scrive Libération. E l’aspettativa irrealistica di 50 miliardi è stata già dimezzata, mentre la troika spera di trovare altri 22,3 miliardi entro il 2020.

fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/

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