Matteo, peccato, io ci credevo

Posted on luglio 30, 2014 di


Matteo,

lo confesso: ci avevo creduto.

Ci avevo creduto soprattutto la prima volta, quella contro il Bollito Bersani, quello del un po’ di lavoro un po’ di giustizia, la sicura vittima sacrificale, quello che avrebbe regalato, ancora una volta, l’Italia a Berlusconi.

Ci ho creduto anche la seconda,  anche se, lo confesso, con un po’ meno energia, convinzione.

Che tu fossi (e sia) bravo nel prendere voti, allora come ora, nessun dubbio. Che tu fossi il potenziale fuoriclasse del 40% non dubitavo.

Che nell’essere questo fuoriclasse tu, di tuo, non avessi delle idee rivoluzionarie e non potessi di fatto averle, anche questo mi era già chiaro allora, anche se quest’ultimo aspetto me lo tenevo per me, non era cosa da dirsi o scriversi troppo forte.

Ma non era questo a convincermi. No. Il fattore decisivo non eri tu, il fattore decisivo erano quei giovani e meno giovani che avevo visto alle tue prime uscite pubbliche. In quelle facce ritrovavo, per la prima volta dopo anni, anche un po’ la mia, erano persone che sentivo simili, persone di cui pensavo si potesse avere fiducia. Avere fiducia, non mi capitava da molto tempo.

Per questo, per questo i primi dubbi li ho avuti quando, il giorno dopo la tua nomina a Segretario, ho visto il peggio del Partito e del Paese salire immediatamente sul tuo carro. Quelli erano foschissimi segnali. E te lo avevo anche scritto, Matteo: dovevi correre da solo.

Il punto non è ovviamente che tu non abbia seguito il consiglio di uno sconosciuto bloggista, quanto che, se mai ha avuto una possibilità, è allora che il tuo progetto è sostanzialmente finito, prima ancora di cominciare.

Che fossi tu il primo a non crederci o che siano stati gli altri ha far virare la rotta, ormai nulla importa. I fatti ormai sono sotto gli occhi di tutti.

E, per quanto mi riguarda, non sono stati gli 80 euro con cui hai comprato un po’ di compiacenza dagli italiani.

E non sono state le evidenti incapacità in ambito economico per quanto, dai, per riuscire a fare peggio di Berlusconi ci si deve proprio impegnare.

E nemmeno la scelta di collaboratori tipo la Boschi (il problema non è che sia una bella donna, quanto che sia evidentemente inadeguata al ruolo).

E  nemmeno, lo dico, il Patto del Nazareno, per quanto su quello capisco che in molti, anche i più convinti, stiano vacillando.

No, se devo dirla tutta, l’attuale sostanziale silenzio su Gaza e l’altrettanto sostanziale pavidità rispetto alla UE, queste sono state le due proverbiali gocce che hanno fatto traboccare il mio personalissimo vaso.

Perché chi scrive è ormai profondamente convinto che, nell’epoca attuale, si ponga ormai per gli Stati nazionali, soggettualità istituzionale ormai anacronistica, un irrisolvibile aut aut tra democrazia e benessere.

Pensate non solo alla solita Cina, ma agli USA dalla sterminata popolazione carceraria o alla stessa Germania, che genialmente sta facendo pagare il prezzo del suo benessere al resto d’Europa.

Ora, è ovvio che in Italia non stiamo scegliendo il benessere.

E allora, Matteo, almeno concediamoci la democrazia.

La nostra voce, per quanto flebile, facciamola sentire, ci rimane solo quella.

Dire ad esempio che l’attuale Unione Europeo è la peggiore dittatura tecnocratica che la Storia umana ricordi.

Oppure chiamare la guerra di Gaza per quello che è, ovvero un genocidio scientemente pianificato.

Prendi esempio dal Contagio, Matteo, non avere paura. Io ti ho votato alle primarie perché pensassi che non avessi paura, che fossi diverso dagli altri.

Non puoi dirle queste cose? E allora, fatti da parte. Un leader così, che non ci porta né verso il benessere né verso la democrazia, un leader così francamente non ci serve.

Sì, fatti da parte, tu come tutto il resto del Partito Democratico (mai nome fu più ossimorico).

La Costamagna ha scritto recentemente un durissimo articolo sul PD. Difficile darle torto. Qui non interessa se sia stato Renzi o il Partito, l’uovo o la gallina. Il punto è che io non ci credo più.

Per la prima volta nella mia vita, alle ultime Europee, non ho votato.

Non dico di aver fatto bene, molto probabilmente no, ma credo che, hic rebus stantibus, sarò costretto a questa non scelta anche nel prossimo futuro.

Sì perché, Matteo, io ci credevo.

Ora no, non ci credo più.