Un altro record di tasse! Renzi come Monti

Posted on agosto 19, 2014 di


La prima volta che mi recai a votare (18enne) Berlusconi vinse con il famoso slogan:"meno tasse per tutti".
Ogni governo, di destra o di sinistra, in questi 20 anni si è presentanto agli elettori promettendo un generalizzato abbassamento della pressione fiscale.
I risultati, purtroppo, sono stati l’esatto opposto.
L’Italia guida oggi tutte le classifiche mondiali rispetto al livello di tassazione, senza peraltro fornire servizi "svedesi o norvegesi" ai propri cittadini massacrati da balzelli di ogni tipo.

Nel 2014 raggiungeremo lo stesso livello del 2012, sotto il governo Monti.

Renzi, come Berlusconi, Prodi,Amato, Monti, Letta non ha mantenuto la sua parola, anzi…

fonte: L’indipendenza

Secondo il Def (Documento di Economia e Finanza) approvato nella primavera scorsa, quest’anno la pressione fiscale è destinata a toccare il livello record del 44%: la stessa soglia raggiunta nel 2012. Con un record di tasse che ci proietta ai vertici della classifica dei più tartassati d’Europa, le imprese italiane versano al fisco italiano ben 110,4 miliardi di tasse all’anno. Nell’Ue, sottolinea l’Ufficio studi della CGIA, solo le aziende tedesche pagano in termini assoluti più delle nostre, anche se va ricordato che la Germania conta oltre 80 milioni di abitanti: 20 più dell’Italia.

Anni Pressione fiscale

(% sul Pil)

1980 31,4
1981 31,1
1982 34,1
1983 36,3
1984 34,9
1985 34,6
1986 35,0
1987 35,4
1988 36,6
1989 37,3
1990 38,2
1991 39,2
1992 41,7
1993 42,7
1994 40,6
1995 40,9
1996 41,4
1997 43,4
1998 42,2
1999 41,9
2000 41,3
2001 41,0
2002 40,5
2003 41,0
2004 40,4
2005 40,1
2006 41,7
2007 42,7
2008 42,6
2009 43,0
2010 42,6
2011 42,5
2012 44,0
2013 43,8
2014 44,0

Elaborazione Ufficio studi CGIA su dati Istat e Mef

Dal 1980 ad oggi, segnala l’Ufficio studi della CGIA, la pressione fiscale in Italia è aumentata di 12,6 punti percentuali: un vero “salasso” che si è abbattuto sui portafogli dei contribuenti onesti.

“Con un carico fiscale di questa portata – sottolinea Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA – è difficile fare impresa e soprattutto creare le condizioni per far ripartire l’economia.”

Ma quali sono, secondo il leader degli artigiani mestrini, le cause di questo nuovo record fiscale ?

“Gli effetti legati alla rivalutazione delle rendite finanziarie, all’aumento dell’Iva, che nel 2014 si distribuisce su tutto l’arco dell’anno, all’introduzione della Tasi e, soprattutto, all’inasprimento fiscale che graverà sulle banche, compensano abbondantemente il taglio dell’Irap e gli 80 euro lasciati in busta paga ai lavoratori dipendenti con redditi medio bassi. Alla luce di tutto ciò, la pressione fiscale di quest’anno è destinata a salire di 0,2 punti percentuali rispetto al livello raggiunto l’anno scorso”.

Ritornando al carico fiscale che grava sulle imprese, se calcoliamo la percentuale delle tasse pagate dalle aziende sul gettito fiscale totale, a guidare la classifica europea è il Lussemburgo, con il 17 per cento. Sul secondo gradino del podio si posiziona il nostro Paese, con il 16 per cento, mentre al terzo troviamo l’Irlanda, con il 12,3 per cento.

FISCO E IMPRESE NELL’EUROPA DEI 15

Rank Nazioni % Tasse Tasse

pagate dalle pagate

imprese su dalle

gettito fiscale imprese

totale (*)

Milioni di euro
1 Lussemburgo 17,0 2.864
2 Italia 16,0 110.474
3 Irlanda 12,3 5.784
4 Belgio 12,1 20.583
5 Spagna 11,7 39.247
6 Germania 11,6 121.014
7 Paesi Bassi 11,4 26.589
8 Regno Unito 11,2 76.589
9 Austria 11,1 14.653
10 Portogallo 10,8 5.794
11 Grecia 10,3 6.745
12 Francia 10,3 94.179
13 Finlandia 9,4 7.960
14 Danimarca 8,2 9.671
15 Svezia 7,8 14.024
Unione Europea 11,3 538.684

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Eurostat

(*) E’ un indicatore che aiuta a comprendere l’elevato livello di tassazione a cui sono sottoposte le aziende: misura l’incidenza percentuale delle tasse pagate dalle imprese sul gettito fiscale totale. Come si può vedere, le imprese italiane sono tra le più tartassate. Le imposte considerate in questa analisi sono: IRAP, IRES, quota dell’IRPEF in capo ai lavoratori autonomi, ritenute sui dividendi e sugli interessi, imposte da capital gain. Non sono state considerate altre forme di prelievo per le quali non è possibile effettuare un confronto omogeneo con gli altri paesi considerati in questa comparazione. Ci riferiamo ai contributi previdenziali, all’IMU, al tributo sulla pubblicità, alle tasse sulle auto pagate dalle imprese, alle accise, ai diritti camerali, etc.

Nota I dati si riferiscono al 2012 (ultimi disponibili) e sono relativi all’”Europa a 15”. La percentuale relativa all’Italia è stata integrata in modo da considerare anche la quota IRAP relativa al costo del lavoro del settore privato, che nelle tabelle originarie di Eurostat viene attribuita in capo ai redditi da lavoro dipendente.

Tra i nostri principali competitor segnaliamo che la Germania fa segnare l’11,6 per cento, il Regno Unito l’11,2 per cento, la Francia il 10,3 per cento, mentre la media dell’Ue dei 15 è pari all’11,3 per cento.

“Alle nostre imprese – conclude Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA – viene richiesto lo sforzo fiscale più pesante. Nonostante la giustizia sia poco efficiente, il credito sia concesso con il contagocce, la burocrazia abbia raggiunto livelli ormai insopportabili, la Pubblica amministrazione sia la peggiore pagatrice d’Europa e il sistema logistico-infrastrutturale registri dei ritardi spaventosi, la fedeltà fiscale delle nostre imprese è al top”.

Il risultato ottenuto dal Lussemburgo merita una riflessione. Come è possibile che il Granducato guidi questa speciale graduatoria se è riconosciuto internazionalmente come un “paradiso fiscale” ? Innanzitutto, va ricordato che questo piccolo Paese conta solo 500.000 abitanti: pertanto, il gettito fiscale complessivo è molto contenuto. Grazie ad una forte fiscalità di vantaggio, sono moltissime le multinazionali che hanno deciso di pagare le imposte in Lussemburgo. Di conseguenza, nonostante paghino pochissimo, l’incidenza su un gettito complessivo relativamente molto contenuto fa apparire le imprese lussemburghesi molto “generose”. In linea generale questo ragionamento vale anche per l’Irlanda.

Posted in: #NuovaResistenza