BRIDGEWATER, IL MAXI-FONDO USA: ITALIA NON RIPARTE, ABBASSARE I SALARI (SPREAD RISALIRA’?)

Posted on agosto 20, 2014 di


 

Vi ricordate l’ uscita del Signor Tabellini, neo consulente di Renzi?

Bene, sappiate che alcune cose non vengono fuori a caso..
L’Italia non si riprende, non riparte.
L’Italia non ha fatto che peggiorare la propria situazione, non ha fatto alcuna vera riforma.

Dunque?
Ecco la ricetta: abbassare i salari (del resto, se non svaluti la moneta…cosa che abbiamo scritto per mesi…)

E vi ricordate le grandi feste quando BlackRock investì in Italia?
Ecco, pare che i grandi fondi stiano già perdendo la pazienza.
Ieri, proprio BlackRock ha bastonato l’Italia (e la Francia)

Oggi è la volta di Bridgewater, che in sintesi dice:

– non siete affidabili
– per recuperare competitività dovete abbassare i salari;
– gli spread sono ingiustificatamente bassi (grazie a mister Draghi)

Diteglielo voi al cazzaro, eh?
La ripresa col botto a settembre…

State sereni, siete in ottime mani.

-:)

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Il più grande hedge fund del mondo, guidato dall’italoamericano Ray Dalio, non ritiene che “gli spread dell’Italia riflettano la situazione in deterioramento dell’Italia” e pensa che dobbiamo tutto al sostegno della Bce. Per ripartire, come la Spagna, dovremmo avere il coraggio di abbassare i salari e recuperare competitività.

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Federico Fubini per “la Repubblica”

Ray Dalio è un italoamericano di 65 anni, da molti considerato l’investitore di maggior successo della storia. Per sé e i suoi clienti ha guadagnato oltre 50 miliardi di dollari con Bridgewater, il più grande hedge fund al mondo.

E se qualcosa lo distingue da molti dei suoi colleghi, è la cura ossessiva che Dalio mette nel perseguire la sua dottrina della «trasparenza radicale»: dire in faccia, senza stile, ciò che si ritiene vero. Di recente Bridgewater l’ha applicata al Paese d’origine del capo, l’Italia.

RAY DALIO CAPO DI BRIDGEWATERRAY DALIO CAPO DI BRIDGEWATER

Lo hedge fund naturalmente ha degli interessi e prende posizioni sul mercato, senza comunicarle.

Ma il suo rapporto datato 12 agosto, riservato allo staff e a un gruppo ristretto di clienti, non fa sconti. È il ritratto in cifre di un’Italia colta nel pieno di una contraddizione: dal 2008 non ha fatto che peggiorare per le condizioni del debito pubblico, della produzione industriale, del mercato del lavoro e della competitività, eppure negli ultimi due anni il mercato ha risposto in senso opposto.

Draghi RenziDRAGHI RENZI

Gli spread e gli altri indicatori di rischio – dal prezzo che pagano le banche per finanziarsi al costo per assicurarsi contro il default del Paese – dal 2012 sono migliorati fin quasi a raggiungere un’apparente normalità. Ma tra questi fragili equilibri finanziari e lo smottamento continuo dell’economia e del debito pubblico si è aperta una forbice che prima o poi, in un senso o nell’altro, dovrà chiudersi.

«Non riteniamo che gli spread dell’Italia riflettano la situazione in deterioramento del Paese, magari per buone ragioni vista l’esistenza di un sostegno da parte della Banca centrale europea – scrive Bridgewater -. Tuttavia mentre l’Italia continua a peggiorare e la sensibilità al debito aumenta, diventerà sempre più importante capire fino a che punto la Bce sarà disposta a sostenere i costi di finanziamento del Paese».

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In altri termini, il più grande hedge fund del mondo richiama l’attenzione su un punto vitale per un’economia che solo due anni fa ha rischiato l’asfissia finanziaria: gli investitori esteri che dal 2012 hanno riportato in Italia oltre 160 miliardi di dollari potrebbero ripensarci in qualunque momento, perché il Paese resta fragile. Avverte Bridgewater: «Le condizioni in Italia sono depresse come non lo erano mai state dalla fine della seconda guerra mondiale. E poiché la Bce non fornisce sostegno a un livello appropriato e dato che l’economia italiana non è competitiva, queste condizioni probabilmente persisteranno».

Nell’analisi di Bridgewater, è evidente come Spagna e Italia abbiano preso due strade diverse nell’ultima parte della crisi: l’economia iberica ha puntato a riconquistare competitività, anche riducendo il costo del lavoro, e ora riesce a crescere e creare nuovi posti grazie all’export; l’Italia invece resta bloccata in un equilibrio scomodo fra alti costi del lavoro, ristagno dell’export, disoccupazione persistente e crollo dei consumi interni.

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«In Spagna i salari si sono corretti adattandosi alle condizioni depresse nel mercato del lavoro – scrive Bridgewater -. Ciò a ridotto la domanda interna, facendo fare un passo indietro alle condizioni dell’economia, ma ha anche aumentato notevolmente la competitività spagnola all’estero e questo ha sostenuto in modo sostanziale la crescita negli ultimi trimestri».

L’Italia invece ha scelto la via opposta, secondo gli analisti di Ray Dalio: «Con il suo mercato del lavoro rigido e salari a livelli vincolati, il Paese non si è aggiustato molto. Nel breve periodo, ciò ha limitato un po’ il livello di sofferenza che ci sarebbe stato con ulteriori cali dei redditi, ma ha anche reso l’Italia sempre meno competitiva rispetto al resto dell’area euro».

DISOCCUPATIDISOCCUPATI

Di qui il dilemma senza soluzioni facili, di fronte al quale si trovano il governo e l’intero Paese: «Una correzione al ribasso dei salari in Italia deprimerebbe ulteriormente i redditi e la spesa, partendo da livelli già depressi scrive Bridgewater -. Ma non affrontare questo passaggio metterebbe la manodopera italiana in una condizione ancora peggiore nel lungo periodo». I dati riportati dallo hedge fund non lasciano scampo: l’export spagnolo è del 10% sopra i livelli del 2008, quello italiano è del 3% sotto e continua a perdere quote di mercato. Affrontare le scelte scomode è difficile, è il messaggio della «trasparenza radicale» di Dalio. Ma eluderle le rende ancora più difficili in seguito.

fonte: http://www.dagospia.com

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