Stampa tedesca: “non ci sono ragioni valide perchè l’Italia resti nell’euro”

Posted on settembre 16, 2014 di


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Ecco cosa scrive Die Welt (grazie della segnalazione a @frwwin)

Qui la sintesi tratta da http://www.ilnord.it

A me non interessa discutere se sia giusto o meno uscire dall’euro (la mia posizione la conoscete)

Quello che conta è l’analisi (corretta), ma ancora di più 2 cose:

1) Die Welt non è un giornaletto e riprende le posizioni più vicine al centro destra. Indica un certo clima che si respira a Berlino e i risultati recenti dell’Afd confermano l’aria che tira.

2) l’Italia è in balia degli eventi, non ha alcuna strategia, nessun programma.
Non si sa bene perchè stia in Europa…
Non pare avere alcuna idea di lasciare la zona euro.
Ecco la cosa peggiore: l’assenza di una visione.

Ogni scelta (uscire o restare nell’euro) avrebbe implicazioni assai rilevanti. Ogni aspetto andrebbe soppesato e, quindi, sarebbe necessaria una strategia.
Invece, nulla: ci siamo entrati quasi per caso, ci restiamo senza convinzione e senza un progetto e, peggio, non abbiamo un "piano b".

Perciò, al di là che arrivi la Troika, o un commissariamento in versione soft o del fatto che sia Renzi a fare ciò che ci impongono…NON SIAMO PIU’ PADRONI DEL NOSTRO DESTINO, ma in mano a cialtroni della peggior specie.

E per l’Italia si prospetta un futuro di povertà e di declino inarrestabile.

Auguri.

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BERLINO – L’Italia non ha alcun motivo valido per rimanere all’interno dell’unione monetaria, e non l’ha mai avuto. Da sei anni – scrive il quotidiano tedesco "Die Welt" – l’economia italiana si trova in una profonda depressione: dal suo apice del 2007, la produzione economica e’ crollata drasticamente al livello di 14 anni fa. La produzione industriale e’ ai livelli degli anni ’80. L’industria e le attivita’ produttive continuano a morire: la disoccupazione giovanile e’ al 42 per cento.

In molte regioni del Belpaese il mercato immobiliare e’ in caduta libera,complice una tassazione asfissiante: piu’ del 90 per cento della popolazione e’ scontento del suo paese, una percentuale piu’ alta di quelle registrate in Palestina o in Ucraina.

L’indebitamento italiano e’ al 135 per cento del Pil e quest’anno potrebbe arrivare addirittura al 140 per cento.

L’anno scorso era ancora al 130 per cento.

L’obiettivo concordato ai negoziati sull’unione monetaria tra il 1996 e il 1999 e’ di un rapporto debito-pil del 60 per cento. In caso di inflazione zero, l’Italia dovra’ raggiungere un avanzo primario del 7,8 per cento per riuscire a sopravvivere affinche’ interessi, ammortamenti e titoli di stato possano essere utilizzati.

Secondo l’analista di finanza e politica del gruppo Epm di Berlino, Erwin Grandinger, si tratta di una pura illusione.

L’Italia – arriva a scrivere il quotidiano tedesco – e’ uno dei motivi per cui la Bce ha gia’ perso la partita per la salvezza dell’eurozona, e si trova ora nel panico.

L’Italia quindi "uscira’ dall’unione monetaria perche’ sara’ costretta a farlo".

La democrazia e la politica italiana sono di fronte ad un banco di prova storico, paragonabile a quello tra l’inizio (1861) e la fine (1946) della monarchia italiana, inclusi gli intermezzi del fascismo. E il rischio e’ addirittura quello di una frammentazione dello Stato, se e’ vero che "a tenere ancora unita l’Italia sono solo pochi elementi: tassi di interesse storicamente bassi, carta bianca concessa irrazionalmente da Berlino all’Italia e a tutti gli stati membri, con la garanzia fiscale del fondo Esm e il tentativo spericolato della Bce di comprare titoli in contraddizione con il sistema cosi’ come la distribuzione dei rischi sui contribuenti europei e tedeschi".

Posted in: #NuovaResistenza