Il Cnel come ilcontagio.org : “Impossibile tornare livelli pre-crisi”

Posted on settembre 30, 2014 di


Il Cnel (che nelle promesse di Renzi doveva essere abolito!!!) ci dice, mas o menos, quello che vi ripeto da tempo.

Fa piacere che anche un organo di rango costituzionale (inutile) si accodi a noi bloggers della informazione indipendente.

Come vi scrivevo ieri: è impossibile per l’Italia una seria ripresa in queste condizioni.

E l’Istat certifica anche quale sia la vera frattura nel nostro paese (quella generazionale) e perchè nel nostro paese non cambierà una cippa di nulla per via democratica.

Come vedete dall’immagine sotto riportata, sono circa 40-50 anni che vin prendono per il culo.

Vi deve piacere proprio tanto…

In sette anni (dal 2007) si sono persi 1 milione di posti di lavoro. Lo rileva il Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, nel suo Rapporto sul mercato del lavoro 2013-2014 che disegna un quadro di tendenziale peggioramento, a ritmi alternati, che solo nel 2013 ha mostrato una stabilizzazione del marcato del lavoro. La sensazione, si legge, è quella di un’inversione di tendenza che potrà prendere il via a partire dal 2015. Impossibile, però, poter tornare ai livelli pre-crisi: “sarebbero necessari 2 milioni di posti di lavoro in più entro il 2020″. I settori ad aver risentito maggiormente della crisi sono quello manifatturiero e dell’edilizia, ma il trend caratterizza tutte le occupazioni. Il segnale di ripresa registrato dal 2013 non ha, però, fatto ripartire un mercato che risulta ancora stagnante.

Anche il livello d’istruzione dei lavoratori si è tendenzialmente abbassato, questo perché le aziende preferiscono assumere manodopera non qualificata, quindi a costi ridotti, da formare. Questo elemento è la diretta conseguenza di scarsi investimenti italiani in ricerca (1,27% del Pil), quasi la metà rispetto alla media comunitaria (2,08%). Questa situazione provoca un netto arretramento dello stile di vita, non solo tra i disoccupati, ma anche tra i lavoratori a basso reddito, aumentando così il fenomeno dei “working poor”. La riprova si trova nel crollo del potere d’acquisto che, dal 2009 al 2013, è tornato ai livelli di dieci anni fa, con un crollo del 6,7%.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/

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