#UniteiPuntini 1 – Minijobs & OGM

Posted on ottobre 9, 2014 di


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Stanchi di decenni di pensiero scisso, con il presente post inauguriamo una nuova rubrica…

Unite i puntini, ragazzi, unite i puntini.

Mentre nelle ultime settimane impazza il (finto) dibattito sui minijobs, che poi sono quella cosa che ha inventato Schroeder per evitare di dover dire ai tedeschi, per altri 20 anni, che ormai il lavoro come principale mezzo di ascesa sociale è, come dire, FINITO, almeno nell’occidente, ecco che negli stessi giorni su Repubblica piano piano viene insinuato il dubbio

Ma siete poi così sicuri che gli OGM facciano male?

E se così non fosse?

E se invece fossero il miracolo tecnologico di cui tutti abbiamo bisogno per poter comprarci da mangiare con uno stipendio (altrimenti) da fame? (leggasi: minijob)

E se Expo non fosse una splendida occasione per smetterla, finalmente, con le idiozie terzomondiste di Vandana Shiva e abbracciare, come è giusto che sia, le magnifiche sorti e progressive delle tecnologie agricole?

Come scrivevo qui:

Vecchi muri e antichi mondi che crollano per un unico che si fa globale. La connessione e la sua velocità. Gli effetti del battito d’ali di una farfalla moltiplicati 10 alla N volte. Diventato impossibile distinguere tra Noi e Loro. La fine del lavoro. L’oggetto non lo si trasforma e non lo si comprende. Impossibile gestire i processi. Una volta avviati, impossibile controllarli, utopico fermarli. Contro ogni pessimistica cassandra, scomparso l’atavico problema dell’uomo: la propria autoconservazione. Il sostentamento delle masse assicurato dal potere della tecnica, dalla definitiva vittoria della tecnica sulla natura. Nell’Olocene la tecnologica capacità di produzione è tale da soddisfare il doppio dell’attuale numero di consumatori. Biologia. Chimica. Genetica. La sempre più efficace procrastinazione dell’evento finale, la quasi del tutto riuscita eliminazione di quel fastidio che gli antenati chiamavano morte.

E ciononostante.

Non del tutto scomparsi i problemi. Al venir meno dei bisogni primari corrisponde la diversificazione e il complessificarsi di quelli ancora inevasi, Maslow docet. Da cui la necessità dell’autodifesa. Che a nessuno venga in mente di togliermi ciò che è mio. Le medesime potenti tecnologie mirate alla conservazione di enclavi di privilegio, alla loro perpetuazione. Se sei uno dei fortunati, vivi il tuo protetto e immortale benessere nella City. Ciò che succede al di fuori della City non è affar tuo. Il Canale e le Televisioni alimentano un giustificato disinteresse per quanto ti accade intorno. Quando non fastidio. Quando non disprezzo.

Da cui il problema del che fare. Come impegnare la vita ormai ridotta a tempo libero. Cosa farsene di tutta questa libertà. Rimane il sollazzo dell’infinita connessione. Perché mai preoccuparsi della vita collettiva? Festeggiamo la definitiva liberazione dal reale. Ci si faccia bastare l’illimitato godimento apparecchiatoci dalla tecnica e dalla chimica. Loro a noi ci badano. Dopo tutto, siamo i loro bambini. Ci hanno regalato i Monitor, il Canale, le Pasticche.  I giovani non sanno quanto sono fortunati. Che pensino a divertirsi. Senza intromettersi. Senza dare fastidio a quelli che sanno quello che fanno.

De-potenziamento. De-responsabilizzazione. De-generazione.

È così che ci siamo sentiti, depotenziati.

Una generazione di degenerati.

 Apparentemente incapaci di creatività. Di creazione. Generazione. Ri-generazione. Fare la propria Storia.

Per troppo tempo, per troppi anni.

 

Unite i puntini, ragazzi, unite i puntini

 

Posted in: #NuovaResistenza