Lo scandalo Bonanni (stipendio e pensione d’oro) e la Cisl silente (e complice?)

Posted on novembre 2, 2014 di


Dopo aver denunciato per anni gli errori dei sindacati, mi sono trovato in queste settimane a difenderli dagli attacchi e dalle offese gratuite di Renzi.

Poi leggi una cosa del genere e ti cascano le braccia…

Bonanni (che certo non pare un premio Nobel, vedasi il suo italiano appena spiccicato…) guadagnava il doppio di Obama e più di ogni altro manager pubblico italiano.

336 mila euro all’anno!

Aumenti vertiginosi dello stipendio a ridosso della data in cui decide di andare in pensione, nel 2011, guarda caso a pochi giorni dall’entrata in vigore della cd Riforma Fornero (beneficiando, così, del sistema retributivo…)

Ho scritto numerosi tweet alla @cislnazionale e al suo nuovo segretario @furlanannamaria ,ma nulla.

Nessuna risposta.

Allora, mi tocca scrivere questo post e lanciare, nel mio piccolo, una campagna sui social (vediamo se si degnano di rispondere e di prendere una posizione chiara in merito)

Bonanni non solo ha tradito la fiducia dei suoi iscritti e si è aumentato lo stipendio in modo indegno, mentre i lavoratori che egli diceva di difendere perdevano il posto di lavoro o subivano costanti diminuzioni del loro salario (vedasi i dipendenti pubblici, tra i quali la Cisl è il primo sindacato italiano, che da anni hanno il contratto bloccato)

Bonanni ha anche violato le regole interne al proprio sindacato.

E’ chiaro che le sue dimissioni siano dovute alle tante “chiacchiere” che circolavano proprio all’interno del suo sindacato.

Tutti sapevano…

Del resto, nel passato, nessuno gli ha mai chiesto conto della sua casa o di quelle del figlio….o di altre faccende nella sua regione…

Ora…

Io credo che nella Cisl in molti sapessero…

E probabilmente il loro silenzio odierno è l’indiretta ammissione di quanto sto dicendo.

Ma diciamo, per ipotesi, che nessuno fosse a conoscenza delle cose che riguardavano Bonanni (e ci sarebbe da preoccuparsi anche in questo caso…)

Perchè, scoperto questo scandalo dalla stampa, si tace?

In questo caso la “colpa” non sarebbe più del singolo, ma dell’intera classe dirigente cislina.

Credo che un sindacato, peraltro in momento così difficile per i lavoratori che sostiene di rappresentare, non possa stare zitto.

Altrimenti sarà sempre più delegittimato e sarà inutile invocare il rispetto di Renzi o il sostegno degli italiani (ai minimi storici)

La Cisl dovrebbe prendere posizione proprio in nome dei suoi tanti iscritti e delle persone oneste che lavorano al suo interno, nel rispetto della sua storia e delle sue battaglie.

E lo dovrebbe fare, anzitutto, il nuovo segretario, proprio per marcare una discontinuità col passato.

Ogni altro ritardo sarà colpevole.

Ogni altro silenzio sarà da considerarsi come complicità e omertosa copertura.

ps: complimenti ai media per aver dato enorme, diffusa, capillare copertura alla cosa, eh?

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Un segretario generale del secondo sindacato italiano che guadagna 336mila euro l’anno costituisce una curiosità. Soprattutto se non è chiaro come ha guadagnato quella cifra. Se quel segretario si chiama Raffaele Bonanni, poi, la curiosità si dilata al quadrato. La cifra è superiore al tetto per i grandi manager di Stato (240 mila), pericolosamente vicina a quei grandi dirigenti contro cui Bonanni ha spesso puntato il dito. E spiega più chiaramente il motivo delle sue dimissioni anticipate dalla segreteria
della Cisl, piombate all’improvviso nella vita del sindacato cattolico e nel dibattito politico e sindacale. Raffaele Bonanni avrebbe dovuto lasciare la segreteria della Cisl, a cui era stato eletto nel 2006, fra pochi mesi. Eppure il 24 settembre scorso decise di anticipare la sua uscita. Stanchezza politica, si è scritto, oppure indisponibilità a essere additato come il rappresentante di una storia vecchia e conservatrice, quella sindacale, secondo il copione redatto dal premier Matteo Renzi. Ma forse, anche il frutto
di una faida interna alla Cisl fatta di lettere anonime, velate minacce, dossier che sono passati nelle mani dei vari dirigenti.

Uno di questi dossier Il Fatto lo ha potuto leggere e racconta una storia beffarda, fatta di un aumento vertiginoso dello stipendio dell’ex segretario proprio a ridosso dell’anno in cui, il 2011, decide di andare in pensione. Beneficiando così a pieno delsistema retributivo ed evitando di finire nelle maglie della imminente riforma Fornero. Il dato sulla pensione di Bonanni è stato già reso noto. L’ex sindacalista, infatti, percepisce dal marzo 2012 la pensione (numero 36026124) dall’importo lordo di 8.593 euro al mese. Al netto delle trattenute si tratta di 5.391,50 euro mensili. Qualcosa che nessun lavoratore medio si può permettere. Nei giorni dell’addio alla segreteria, Bonanni ha giustificato tali importi sempre allo stesso modo: si tratta del frutto di 46 anni di lavoro dipendente, con contributi regolarmente versati, quindi niente di speciale. Inoltre, va ricordato, Bonanni è riuscito a sfuggire, grazie all’anzianità lavorativa, alle modifiche operate nel 1995 dalla riforma Dini che introdusse il sistema contributivo, quello poi esteso a tutti i lavoratori dalla riforma Fornero. Sistema basato sul principio: “Tanti contributi hai versato, tanto sarà l’assegno pensionistico”. Con il sistema retributivo, invece, la pensione si calcolava sulla base della media degli ultimi anni di retribuzione: cinque anni prima della riforma Dini, casistica in cui Bonanni rientra in quanto a quella data aveva superato ampiamente le 18 annualità contributive richieste. Su questo particolare scatta la vicenda di cui stiamo dando conto.

Il sindacalista, oggi senza incarichi pubblici, viene eletto segretario generale della Cisl nel 2006. Fino a quella data erasegretario confederale e guadagnava meno di 80 mila euro lordi l’anno. 75.223 nel 2003, 77.349 nel 2004 e 79.054 nel 2005. Quando diventa segretario generale, secondo il regolamento interno alla Cisl, il suo stipendio viene incrementato del 30%. Quindi, secondo le regole interne, avrebbe dovuto guadagnare circa 100mila euro lordi annui. Nel 2006, la Cisl dichiara all’Inps una retribuzione
lorda, ai fini contributivi, di 118.186 euro. Un po’ più alta di quella prevista ma non di molto. Le stranezze devono giungere con gli anni seguenti. Nel 2007, infatti, la retribuzione complessiva dichiarata all’Inps è di 171.652 euro lordi annui. Che aumenta ancora nel 2008: 201.681 annui. L’evoluzione è spettacolare, gliincrementi retributivi di Bonanni sono stati del 45% e poi del 17%. Ma la progressione continua: nel 2009, la retribuzione è di 255.579 (+26%), nel 2010 sale “di poco” a 267.436 (+4%) mentre nel 2011 schizza a 336.260 con un aumento del 25%.

Siamo alla vigilia della domanda di pensione che, dicono i suoi critici, Bonanni riesce a presentare prima del varo della riforma Fornero. E così, beneficiando di una carriera contributivadavvero ampia – 46 anni – e potendosi basare sulle ultime cinque retribuzioni d’oro riesce a conquistare una cifra nemmeno lontanamente sognata da qualunque altro sindacalista. Prendiamo l’esempio di un “pari grado” di cui Il Fatto si è già occupato, Guglielmo Epifani. La sua pensione è di “soli” 3.400 euro mensili netti anch’essi peraltro frutto di uno scatto improvviso di 800 euro al mese maturato nel 2005 alla vigilia di presentare la domanda pensionistica. Anche qui, gli ultimi cinque anni sono stati utilizzati per alzare la retribuzione senza che il Comitato direttivo della Cgil ne sapesse nulla.

E qui c’è il punto che spiega, forse, la fuoriuscita improvvisa dalla Cisl di Bonanni. Chi ha deciso questi scatti, questi aumenti progressivi? La Cisl preferisce non commentare. Quando Bonanni si dimise il sindacato di via Po si limitò a ricordare che negli ultimi anni il segretario aveva percepito degli arretrati, laliquidazione del fondo pensione integrativo (che quindi si aggiunge all’assegno dell’Inps) e altri benefit legati alla sua retribuzione. Questi emolumenti, però, non figurano nella retribuzione ai fini Inps e comunque non avrebbero potuto essere così ampi. Negli ultimi cinque anni, infatti, Bonanni ha percepito un ammontare complessivo di 1.230 mila euro invece dei 600mila spettanti secondo il regolamento. Il doppio. Sentito dal Fatto, l’ex segretario Cisl ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Nella Cisl la discussione prosegue sotto traccia.

Da Il fatto quotidiano del 29 ottobre 2014

Posted in: #NuovaResistenza