No podemos…Pettis: “La Spagna non può permettersi l’euro”

Posted on novembre 20, 2014 di


Vale anche per l’Italia…

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Michael Pettis è un noto economista e strategist finanziario. Vive a Pechino, scrive per il Financial Times ed è stato trader alla Borsa Usa. Ha scritto diversi libri, il più famoso dei uali "The Volatility Machine: Emerging Economics and the Threat of Financial Collapse", in cui l’autore esamina le cause della crisi finanziaria nei mercati in via di Sviluppo. È un testo imprescindibile per investitori, imprenditori e chiunque sia interessato a capire come si sta trasformando l’economia mondiale.

Se l’Unione Europea alla fine sopravviverà, lo dovrà esclusivamente alla soluzione del problema del debito. Senza di essa, la rottura dei due blocchi a 18 e 28 paesi è inevitabile.

Lo sostiene Michael Pettis, illustre economista e strategist finanziario, in un’editoriale pubblicato su ABC. "L’eccesso di debito è un impedimento alla crescita" e se a Madrid "non c’è stata una sospensione dei pagamenti è stato solo grazie alla garanzia della Germania".

Il governo spagnolo ha assicurato che con le giuste riforme, sarà in grado di ridurre il suo debito.

Altri paesi indebitati hanno però fatto le stesse promesse, senza che queste si siano avverate. La Spagna non può permettersi il suo debito e non può permettersi di rimanere a fare parte dell’area euro, secondo Pettis.

Malgrado le sue instabilità politiche, i partiti di estrema destra e sinistra di tutta Europa stanno prosperando e salendo nei sondaggi. Proteggere e sostenere l’euro e le banche europee genera costi enormi per la classe medio bassa.

L’unico fattore che ha impedito una sospensione dei pagamenti di Spagna e altri paesi in crisi come l’Italia è stata la promessa della bce nel 2012 di fare tutto il possibile per salvare la moneta unica. Ma il debito continua a crescere con più intensità rispetto al Pil e il bilancio dell’istituto guidato da Mario Draghi continua ad ampliarsi mese dopo mese.

Di uesto passo, primo o poi l’incremento del debito e l’indebolimento dell’economia tedesca finirà per compromettere la credibilità delle garanzie offerte dalla Bce. Nel giro di mesi la Spagna e l’Italia rischiano di sospendere i pagamenti.

Per ora si rimanda il ripagamento dei debiti colossali e le banche tedesche rafforzano i livelli di capitale per proteggersi in caso di un fallimento. Ci vorrà tempo per farlo e anche se salvare le banche è fondamentale, il futuro dell’Eurozona dipende anche da piccole economice come Cipro e Grecia. La loro insolvenza ha rischiato di far collassare l’intero sistema.

Se il Portogallo, la Francia, l’Italia o un’altro paese membro del blocco a 18 decide di non pagare, tutta l’area euro finirebbe nel panico. Ogni paese deve riuscire a ripagare i costi che richiede la protezione delle banche.

La storia insegna, ricorda Pettis, che tali costi sono molto elevati e che una crisi del debito si materializzerà in ogni modo. Ciò significa che la gente comune dovrà pagare due volte: prima per rafforzare i bilanci degli istituti di credito, poi con gli alti tassi di disoccupazione e l’erosione sociale. In una crisi i cittadini pagano sempre dazio.

"Per impedire che la storia si ripera, la Spagna ha bisogno di aprire un dibattito sul debito in modo onesto e democratico, chiedendo di sapere le prospettive che offre l’operazione di protezione delle banche europee e se vale la pena attraversare altri anni di sacrifici.

"Non si capiscono le ragioni per cui le autorità europee non possano riconoscere l’insostenibilità della struttura attuale e apportare i cambiamenti necessari". Altrimenti il risultato politico è già scritto: "a vincere saranno i partiti estremisti che vogliono mettere fine al progetto dell’Unione Europea".

Fonte: Abc

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