Riserve di oro: perché tutti (tranne Renzi) ne chiedono il rimpatrio? Dove è il nostro oro?

Posted on novembre 27, 2014 di


La domanda è anche questa: perchè Renzi e il governo italiano non si muovono?

Dove è il nostro oro?

Intanto vi invito a leggere questi 2 articoli per inquadrare meglio la questione.

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Lo sanno anche i sassi: le riserve auree italiane sono da sempre una risorsa che il mondo ci invidia, a causa della loro massiccia consistenza.

Quello però che in molti si chiedono, ed a cui nessun organo governativo da risposta, è dove sono finite dopo che Banca d’Italia, loro custode, ha divorziato dal Ministero del Tesoro ed è diventata a tutti gli effetti una spa di proprietà privata.

Avevo già scritto molto tempo addietro un articolo (cliccate sul link e lo leggete senza la fatica di cercarlo) sui chi fossero i veri proprietari di Banca d’Italia: qualche mese fa il Governo ha deciso di rivalutare il patrimonio di Banca d’Italia, contestualmente rivalutando le quote delle banche private che la posseggono, per di più dando loro la possibilità di venderle anche ad esteri.

Un’operazione valutata intorno ai 7,5 miliardi di euro.

Senza contare le riserve auree, perchè anche in quel frangente tutti hanno dribblato la questione.

Ed allora, dove sono finite le nostre riserve auree? Nostre perchè acquisite negli anni con le tasse pagate dai cittadini. Sono ancora depositate e custodite nei caveau di Banca d’Italia oppure sono finite nelle tasche di qualche manigoldo?

Secondo stime recenti, Banca d’Italia ha in pancia qualcosa come 175 miliardi di valori, tra riserve auree e valute estere. Si potrebbero tranquillamente utilizzare per aiutare l’economia reale senza ricorre al continuo indebitamento sui mercati e soprattutto inficiare il ridicolo parametro imposto dalla Eu del 3% rapporto debito pubblico/pil.

Sempre che… si, sempre che ci siano ancora.

La Banca d’Italia si impegna notevolmente in spiegazioni sul suo sito sul perchè detiene il nostro tesoro:questo è il link dove potete andare a leggere il funzionamento di tutto l’iter di deposito e controllo annuale; https://www.bancaditalia.it/media/chiarimenti/riserve-auree.pdf

Però, se non fossimo nelle mani di una politica assolutamente corrotta, asservita a poteri massonici mondiali che certo non vedrebbero l’ora di mettere le mani sopra quella montagna d’oro, a nessuno sarebbe venuto alcun dubbio in merito. Se a fronte anche di interrogazioni parlamentari non ci si fosse trovati di fronte ad un muro di gomma e ad una totale mancanza di risposte, nessuno avrebbe pensato male.

Eppure tutti tacciono, ed allora il dubbio è lecito.

Da quando la Banca d’Italia è entrata a far parte del Sistema Europeo di Banche Centrali (SEBC) si è parlato molto delle sue riserve auree e, visto che una parte delle stesse è stata conferita al Sistema stesso, ci si è spesso chiesti dove queste riserve fossero stoccate e/o immagazzinate.

Il punto di partenza è un articolo di Zero Hedge in cui si parla del fatto che l’oro dell’Ucraina possa essere stato trasferito alla Federal Reservee si riporta un documento dell’World Gold Council dove viene stilata la “classifica” delle riserve auree dei rispettivi paesi ricompresi nella classifica, che vedete qua sopra.

Gli Stati Uniti sono la prima riserva aurea mondiale con 8.133,5 tonnellate di oro, la Germania la seconda con 3.387,1 tonnellate, la terza il Fondo Monetario Internazionale con 2.814 tonnellate, ed al quarto posto si trova l’Italia con 2.451,8 tonnellate seguita dalla Francia al quinto posto con poche tonnellate in meno. Dal sesto posto, dove troviamo la Cina, le riserve auree in tonnellate sono “appena” sopra le mille.

La BCE è al 13° posto con “solo” 502,1 tonnellate. Per cui, una idea sulla quantità di oro della Banca d’Italia è possibile averla e, sicuramente, quella dell’Italia è una buona posizione nelle riserve auree, visto che si trova al quarto posto nel mondo (terzo se si considerassero solo gli Stati invece che anche istituzioni come il FMI che è, invece, al terzo posto).

La quantità di riserve auree della Banca d’Italia è confermata da un rapporto ufficiale della Banca stessa che avalla la “quota” di 2.452 tonnellate per un valore complessivo a fine 2013, al prezzo di 871,22 euro per oncia fine, di 69 miliardi di euro.

Ma non chiarisce dove sono fisicamente immagazzinate se non solo per 1.199,4 tonnellate, quasi la metà, sono custodite presso le “sacristie” della Banca d’Italia in Roma. Queste riserve sono state “verificate” recentemente da alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle che hanno avuto la possibilità di “visitare” la Banca d’Italia e pertanto esiste la conferma checirca la metà delle riserve auree si trovano fisicamente a Roma.

Il resto?

Pare siano divise tra Fed statunitense, per la maggior parte (a causa di quanto di fecero credere gli americani ai tempi della guerra fredda su un’eventuale invasione per sottrarcele), e per minime consistenze tra la Banca Nazionale Svizzera a Berna e la Bank of England a Londra: tutte consegnate paro paro alla peggiore razza di massoni e di speculatori economici.

Ma tali riserve, verificato che per la metà sono sparite ma dando per buona la notizia qua sopra riportata, anche se depositate all’estero, sono ancora di nostra proprietà oppure no?

Ecco, il punto cruciale e più oscuro.

Non siamo stati il solo Paese che ai tempi della guerra fredda fu convinto a “mettere al sicuro” le proprie riserve presso la Fed, ma di certo siamo l’unico che, una volta finito tutto, non le abbiamo mai chieste indietro. La Francia ad esempio le chiese, e le ottenne a fatica dalla Fed dopo ben 3 anni dalla richiesta.

Un ulteriore elemento di inquietudine è dato dal fatto incontrovertibile che ormai la FED è una Bad Bank che da oltre un anno sta stampando e immettendo mensilmente sul mercato 85 miliardi di dollari destinati a finanziare fittiziamente la ripresa americana.

La Unione Europea ha sancito il principio ( in occasione dei fallimenti di Cipro) che se una banca fallisce, vengono utilizzati i depositi dei clienti……

Proprio mentre la prospettiva del ritorno al Gold Standard diventa sempre più concreta, prova ne è il fatto che la Russia da tre anni a questa parte continui costantemente ad aumentare le sue riserve auree, lo stesso sta facendo la Svizzera, e la Germania lo fece dieci anni fa, non avere a disposizione le nostre riserve auree è una follia.

Forse perchè metà sono sparite nel nulla?

Chi ha fatto interpellanza alla Banca d’Italia sul perchè non vengono riportate in Italia, si è visto rispondere con le idiozie più disparate: costa troppo il trasporto, non si vogliono rompere rapporti diplomatici insinuando mancanza di fiducia, bisogna lasciarle sui mercati dove è più facile monetizzarle… Insomma, risposte chiare e concise, NESSUNA.

Possibile che non esista qualcuno che possa spingere con le Istituzioni affinchè ci venga restituito quello che è nostro di diritto?

Non dico un’interrogazione parlamentare, ma una domandina almeno al question time del mercoledì qualcuno vorrebbe farla al ministro competente? Prima di fare conti senza avere più il metallo prezioso.

Senza dimenticare che con il bel decretino di rivalutazione del patrimonio di Banca d’Italia, con il quale sono stati regalati ripeto 7,5 miliardi di euro alle banche, esiste la possibilità per le stesse di venderle dopo tre anni e sebbene sollevata la questione dell’oro, tutti si siano impegnati a dire che le riserve auree non erano comprese, in quel decreto, è cosa buona da dirsi, non erano neppure escluse.

Neanche minimamente nominate, e poichè il diritto si basa di leggi interpretabili, è possibile darvi un’interpretazione che, non essendo esplicitamente escluse, rientrino nel patrimonio a cui si riferisce il decreto e quindi alienabili?

Si.

Ma si sa, chi va contro il sistema, è solo un complottista.

I conti si faranno alla fine, e mi auguro che se realmente salterà fuori la svendita di metà delle nostre riserve auree alla Fed o addirittura ai cinesi, ipotesi che sta girando con sempre maggiore frequenza, questi politici, Mario Monti in primis, se ne assumeranno le responsabilità, VOX POPULI.

fonte: http://rossellafidanza.altervista.org/

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Sembra essersi scatenata una vera “oro-mania”in Europa, dove tra tre giorni, esattamente in Svizzera, 5 milioni di cittadini saranno chiamati a decidere con referendum se rimpatriare le riserve di oro oggi depositati all’estero e se portare dall’8% al 20% la quota di metallo sul totale delle riserve della banca centrale. Ma la proposta della destra elvetica, l’UDC, è tutt’altro che un’iniziativa isolata.

Il caso tedesco

Alla fine del 2012, fu il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, a capo della più potente banca centrale europea, a sconvolgere gli operatori, quando annunciò che avrebbe rimpatriato entro il 2019 l’oro depositato all’estero, per lo più presso i forzieri della Federal Reserve, della Banca di Francia e della Bank of England. Trattandosi delle seconde riserve di oro al mondo, dopo quelle degli USA, ci si chiese se ciò fosse la premessa per il ritorno a un sistema aureo, il “gold standard”, o se nascondesse la volontà della Germania di tutelarsi da un eventuale tracollo dell’euro, nel caso si fosse tornati alle monete nazionali.

Fece ancora più scalpore, poi, quando pochi mesi l’istituto ha dovuto ammettere che il piano di rimpatrio dell’oro tedesco non poteva essere portato avanti per non meglio precisate difficoltà logistiche. Gli USA riconsegnarono in un anno di tempo alla Bundesbank appena qualche tonnellata di lingotti.

Da quell’episodio si è scatenato il dubbio che a Fort Knox non vi sia più l’oro che gli alleati europei consegnarono agli americani per metterlo in sicurezza, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, da un’eventuale invasione dell’Unione Sovietica. Sta di fatto che i russi non ci invasero, per fortuna, ma l’oro sembra che l’abbiamo perso comunque, sebbene per vie diverse da quelle dell’occupazione militare.

Gli USA – è il sospetto inconfessabile di diversi operatori ed analisti – potrebbero avere venduto o locato con determinati contratti i lingotti stranieri a investitori privati, col risultato che potrebbe averne conservato la proprietà, ma non il possesso. In sostanza, l’oro europeo in America non ci sarebbe e il suo rimpatrio sarebbe molto difficile, se non impossibile da attuare.

La richiesta olandese

Fatto sta che anche la banca centrale di Amsterdam ha annunciato nei giorni scorsi che intende aumentare dall’11% al 31% le riserve di oro detenute in patria. E quel 20% in più aumenterà rimpatriando l’oro dagli USA, dove viene conservato il 51% dei lingotti olandesi, percentuale destinata a scendere, almeno nelle intenzioni dell’istituto, al 31%. Invariate al 20% e al 18% le percentuali detenute presso il Canada e il Regno Unito rispettivamente. L’azione di Amsterdam implica una sfiducia palese verso l’America, se è vero che intende rimpatriare solo l’oro depositato presso la Fed.

Il caso Le Pen

E un paio di giorni fa, il leader del più grosso partito politico francese, il Fronte Nazionale di Marine Le Pen, ha scritto al governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, chiedendogli di rimpatriare tutto l’oro delle riserve detenuto all’estero e di sospendere tutti i piani di vendita decisi sotto l’amministrazione di Nicolas Sarkozy. Inoltre, ha chiesto che l’istituto acquisti altro oro, man mano che le quotazioni scendono (consiglio: a ogni -20%).

La mossa di Le Pen potrebbe prestarsi a due interpretazioni: la leader della destra radicale transalpina preparerebbe così la strada a un ipotetico ritorno al franco francese, da lei invocato e auspicato, garantendo la vecchia moneta nazionale con i lingotti. Ma la Le Pen potrebbe anche volere mettere in difficoltà gli USA, creando un caso diplomatico, nel caso in cui risultasse che nemmeno in questo caso fossero in grado di restituire i lingotti. D’altronde, è notizia di questi giorni che una piccola banca vicina al presidente russo Vladimir Putin ha finanziato il Fronte Nazionale con 9 milioni di euro, tutti regolarmente ammessi e denunciati dal partito francese. E facendo 2+2, i conti tornano.

Il filo conduttore di tutte queste richieste, sfiducia verso gli USA a parte, potrebbe essere anche il crescente convincimento tra i banchieri centrali e il mondo politico che dopo anni di stamperie degli istituti, sia arrivato il momento di tornare a garantire la moneta con una ricchezza tangibile, l’oro.

http://www.investireoggi.it/

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