Goldman Sachs allarmato sulla Grecia: non temiamo le elezioni, ma il prelievo forzoso

Posted on dicembre 15, 2014 di


COSE DETTE TANTE VOLTE…

e non rimane più nulla delle nostre democrazie europee…

e mi raccomando: tenete tutti i soldini nell’Italia fallita di Renzi, eh?

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Iniziano dopodomani le votazioni in Parlamento in Grecia per eleggere il nuovo capo dello stato. Serviranno 200 voti su 300, è quasi certo che non si troveranno. Sarà così anche per la tornata del 23, mentre la vera partita si giocherà il 29 di questo mese, quando il quorum richiesto si abbasserà a 180 deputati, il 60% del totale. La maggioranza di governo (conservatori e socialisti) ne dispone di 155. Se entro due settimane non ne troverà altri 25 (sempre che al suo interno sarà compatta), la Costituzione prevede lo scioglimento del Parlamento e nuove elezioni anticipate, da indire entro un mese.

Se si votasse oggi, i sondaggi indicano che a vincere sarebbe Syriza, il cartello della sinistra radicale, contraria alle politiche di austerità e che chiede di cacciare la Troika (UE, BCE e FMI) dal paese, oltre a una dura ristrutturazione del debito pubblico a carico dei creditori.

Eppure, lo scenario imminente più pericoloso non sarebbe nemmeno questo per Goldman Sachs, secondo cui la Grecia rischia di diventare una seconda e più grande Cipro, con la BCE a tagliare i finanziamenti alle banche locali e con milioni di risparmiatori che correranno agli sportelli per chiedere indietro i loro soldi, ma non potranno prelevare. Infatti, la banca d’affari americana teme che ad Atene si ripercorra la stessa strada di Nicosia, quando la mancata approvazione del piano di salvataggio da parte del Parlamento portò al blocco del credito da parte della BCE, con la conseguenza che la banca centrale cipriota dovette imporre una sospensione temporanea dei prelievi, sbloccati solo dietro un pesante prelievo forzoso a carico dei correntisti, che prese le forme di un coinvolgimento dei clienti nelle perdite bancarie (bail-in).

Insomma, la Grecia si accingerebbe a vivere un incubo, quando pensava che il peggio fosse già alle sue spalle. E gli incontri tenutesi nei giorni scorsi a Londra tra due emissari del partito di Alexis Tsipras e alcuni creditori istituzionali confermano il rischio di una rottura tra le parti, nel caso in cui andasse al governo Syriza.

Ristrutturazione debito Grecia?

I due esponenti hanno chiesto che il debito pubblico ellenico, pari oggi a 330 miliardi di euro (177% del pil), sia tagliato dell’80% e che siano erogati luce e cibo gratis alle famiglie più povere del paese.

Ovviamente, le condizioni appaiono inaccettabili per coloro che già nella primavera del 2012 dovettero subire un “haircut” del 53,5% del valore nominale dei bond, subendo anche l’allungamento delle scadenza tra gli 11 e i 20 anni. A quel punto, Atene cercherebbe il condono tra i creditori pubblici, ossia i governi europei, che detengono tramite il fondo ESM 145 miliardi del debito pubblico della Grecia, di cui 26 miliardi sono i crediti dell’Italia.

Uno scontro immane, che non a caso ha spinto la stessa Troika a rinviare di due mesi l’erogazione dell’ultima tranche di aiuti per 7 miliardi, prevista inizialmente per questo dicembre. I creditori vorranno verificare cosa accadrà con l’elezione del capo dello stato, se si terranno elezioni anticipate e se saranno vinte da Syriza. Inoltre, i 60 giorni in più dovrebbero servire formalmente a trovare un accordo con il governo Samaras su 19 nuove misure di liberalizzazione dell’economia e di risanamento dei conti pubblici, in assenza delle quali non concederanno gli aiuti.

Lo spettro di una chiusura dei rubinetti della liquidità e di un collasso del sistema bancario in Grecia è proprio quello che temono adesso apertamente gli analisti internazionali.

fonte:http://www.investireoggi.it/

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