La Sicilia (e non solo) è la nostra Grecia

Posted on febbraio 5, 2015 di


3 notizie che ho postato sul mio canale twitter nelle ultime ore..
Ora, a me sta bene tutto.
Euro sì-euro no, ma basta con queste cose fuori dal mondo, basta!
Trovo indecoroso e vergognoso tutto questo.
Basta!
Stiamo parlando di una regione che ha le pezze al c… e dei denari di tutti i cittadini italiani, non solo di quelli siciliani che, legittimamente (o meno) potrebbero farne ciò che vogliono.
Ma Renzi, il buffone del #cambioverso, che governa con Crocetta la Sicilia, non ha nulla da dire?
Mi auguro che il Presidente della Repubblica, il siciliano Mattarella, voglia presto intervenire…

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1) Vitalizi e pensioni, la Sicilia ci costa 18 milioni l’anno

In totale vengono corrisposti 314 assegni, per una spesa mensile che supera il milione e mezzo di euro

All’anno sono più di 18 milioni.

È quanto (ci) costano i vitalizi e gli assegni di reversibilità degli ex deputati della Regione Sicilia. E in più ci sono sempre da sommare le spese degli attuali membri dell’Assemblea Regionale Siciliana presieduta da Rosario Crocetta.

Un salasso che sa di beffa visto che da due anni l’Ars ha abolito il vitalizio. Il provvedimento però non ha valore retroattivo, motivo per il quale i consiglieri che avevano maturato i requisiti godono dell’entrata extra. Quelli in vita sono 195, mentre 119 sono i famigliari (figli e vedove) che ricevono e incassano l’assegno di reversibilità in quanto categorie protette.

Il resoconto – aggiornato al 1 gennaio 2015 – è disponibile sul sito dell’Ars, alla voce “amministrazione trasparente” e riporta i nomi di tutti i destinatari. Un amministrazione che, seppur trasparente, costa non poco ai contribuenti. Nel lungo elenco non viene però menzionato l’importo assegnato a ogni singolo ex deputato. Si ha una divisione mensile della spesa totale a seconda delle differenti categorie: i centottanta vitalizi diretti calcolati con il sistema retributivo ammontano a 902.302,27 euro, i centodiciassette assegni di reversibilità toccano quota 522.259,92 euro, le quindici pensioni pro rata (una via di mezzo tra retributivo e contributivo) arrivano 79.571,90 euro, mentre le due di reversibilità pro-rata si fermano a € 4.434,62 euro.

fonte: ilgiornale.it

2) Le 1.300 sedute fantasma dei consiglieri di Agrigento e in città scoppia la rivolta

Manifestazioni e cartelli in strada per lo scandalo delle commissioni “Convocate solo per intascare i gettoni, sprecati 300mila euro in un anno”.

AGRIGENTO – Il tam tam corre sul web, in pochi giorni sono seimila quelli che aderiscono al gruppo #Noisiamoaltro #Agrigentomanifesta . Ma a prendere tutti in contropiede sono i mille che improvvisamente si ritrovano a Porta di Ponte alle otto di sera per marciare sul Comune mentre le telecamere di Ballarò raccontano all’Italia intera che cos’è la “malapolitica” messa all’indice dal neo-presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Perché qui dove l’acqua continua ad arrivare nei rubinetti delle case solo ogni quattro giorni mentre le bollette sono le più care d’Italia, dove il Comune sull’orlo del dissesto “sostiene” con assegni da 28 euro all’anno famiglie indigenti con figli disabili, dove centinaia di dipendenti pubblici sono indagati per essere rimasti a casa ad assistere ipotetici familiari malati, qui non ha mai protestato nessuno, la rassegnazione l’ha sempre avuta vinta. E invece lo scandalo di quei 30 consiglieri comunali che in un anno, riunendosi ben 1.133 volte senza produrre alcunché, hanno intascato gettoni di presenza per quasi 300.000 euro, fa rinascere improvvisamente la voglia di indignarsi.

In via Atenea, il salotto buono di Agrigento, la crisi ha il volto di due negozi su tre con le saracinesche abbassate e il cartello “affittasi”. È su quelle vetrine che ieri sono i comparsi i volantini della rivolta, affissi dagli agrigentini di #Noisiamoaltro che provano a ripercorrere la strada segnata dieci anni fa a Palermo dai giovani di Addiopizzo. «Un popolo che non si ribella è un popolo senza dignità», è lo slogan che gridano sotto le finestre di un Comune ormai sotto un duplice assedio: quello della gente, strangolata dalla crisi e umiliata dal malaffare che prosciuga le poche risorse pubbliche che arrivano nelle casse di un’amministrazione prossima al dissesto, e quello della Procura della Repubblica che sta stringendo il cerchio sullo scandalo dei gettoni delle commissioni consiliari ma anche sulle tangenti che alcuni di quegli stessi consiglieri avrebbero ricevuto per approvare alcune varianti al piano regolatore generale che, come nel più classico dei copioni, farebbero quintuplicare il valore di alcuni terreni che diventerebbero edificabili. Due blitz in due giorni nello storico palazzo di città che da mesi (dopo le dimissioni del sindaco Marco Zambuto, travolto dalla legge Severino a seguito di una condanna per abuso d’ufficio in primo grado poi cancellata in appello) è amministrato da un commissario in attesa delle elezioni in programma in primavera. Prima la Guardia di Finanza che indaga sul caso delle commissioni consiliari, e ieri la Digos che ha sequestrato, alla vigilia della seduta decisiva del consiglio comunale prevista per questa sera, tutte le carte relative al piano regolatore. Tutta documentazione finita sul tavolo del procuratore aggiunto Ignazio Fonzo che coordina il pool pubblica amministrazione.
Per strada, al bar, la gente fa i conti in tasca ai 30 consiglieri comunali: 1.133 sedute delle sei commissioni consiliari permanenti nel corso del 2104, sedute di pochi minuti che non hanno prodotto praticamente nulla e sono costate al Comune quasi 300 milioni di euro e portato mediamente nelle tasche di ogni consigliere circa 10mila euro. Cifre enormi se comparate con quelle di qualsiasi Comune, soprattutto se si considera che, nella speciale classifica della vivibilità delle città italiane, Agrigento è all’ultimo posto. E ora anche il ministero delle Finanze annuncia un’ispezione. «Bravi, portateveli tutti in carcere», grida, mimando con le mani il gesto delle manette, un gruppo di cittadini che, nella piazza del Comune, assiste all’arrivo dei magistrati e dei poliziotti che indagano sul giro di tangenti sul piano regolatore di cui ci sarebbe prova in una pen drive contenente le conversazioni tra alcuni consiglieri che parlano delle mazzette intascate. È una campagna elettorale al vetriolo quella che si preannuncia in una città dove la Lega nord prova a fare breccia candidando Marco Marcolin, deputato nazionale, che da Montebelluna in provincia di Treviso si è già trasferito qui da mesi. «Ognuno ha il governo che si merita — dicono gli animatori della rivolta — ora è giunto il momento di dimostrare che “noi siamo altro” da questi ladroni. La vera protesta non sarà l’atto di manifestazione contro un consiglio comunale che ha ridotto Agrigento ultima in qualsiasi classifica sulla vivibilità in Italia, ma ripartire con la consapevolezza e la convinzione che da oggi quel sistema elettivo basato sul voto “all’amico di”, al “figlio di” viene a morire. Oggi Agrigento ha la possibilità di recuperare la propria dignità, ha la possibilità di dimostrare che tutta la città si discosta da quel tipo di politica».

Da La Repubblica del 05/02/2015.

3) Palermo-Agrigento, dopo un mese nuovo cedimento …

Il tratto di strada era stato inaugurato alla vigilia dello scorso Natale ed è crollato a Capodanno

PALERMO. Il tratto della statale 121 Palermo-Agrigento, a ridosso dell’ormai famoso viadotto Scorciavacche 2, ha subito un altro smottamento. Il precedente si era verificato alla vigilia di Capodanno, una settimana dopo la consegna dei lavori, avvenuta con tre mesi d’anticipo. Per fortuna la strada al momento del crollo era chiusa al traffico, e lo è rimasta anche dopo: la procura di Termini Imerese (Palermo) ha sequestrato l’area, che ricade nel Comune di San Giuseppe Jato, e aperto un’inchiesta.

Un mese fa la vicenda creò scalpore, e in quell’occasione intervenne il presidente del Consiglio Matteo Renzi, con un tweet (#finitalafesta) che annunciava provvedimenti esemplari per i responsabili. Il crollo aveva portato in Sicilia il presidente dell’Anas Pietro Ciucci, il quale aveva assicurato che i lavori di ripristino sarebbero stati a carico degli esecutori dei lavori. Ora danno si somma a danno, e l’Anas spiega che "negli ultimi giorni si è sviluppato un nuovo fenomeno progressivo di deformazione che ha provocato il cedimento del piano viabile". Le cause? "Le stesse – afferma sempre l’Anas – che hanno determinato il precedente dissesto, che ha a sua volta contribuito a ingenerare il nuovo evento". Un effetto domino accelerato dalle piogge che in questi giorni hanno investito la Sicilia.

Per rifare i lavori si attende il dissequestro dell’area da parte della magistratura. Poi, sulla base delle responsabilità, così come saranno accertate anche dalle commissioni di esperti nominate da Anas e Ministero delle infrastrutture, "saranno avviate le azioni legali per il recupero del danno subito, compreso quello di immagine", sottolinea l’Anas. Sulla Statale 121, considerata una delle arterie più pericolose d’Italia, il tratto interessato ai lavori di manutenzione e rifacimento è di circa 34 chilometri, per un costo complessivo che supera i 295 milioni di euro. Il primo cantiere è stato aperto nel 2013 dalla Bolognetta scpa, il raggruppamento d’imprese che si è aggiudicato l’appalto e che ha come capofila la Cmc di Ravenna. I lavori completati dovrebbero essere consegnati nel 2016. Il tratto interessato agli smottamenti, poco più di un chilometro che include due viadotti, è costato 13 milioni di euro.

fonte: http://palermo.gds.it/

Posted in: #NuovaResistenza