Ministro delle Finanze inglese alla Bbc:”il Regno Unito si sta preparando alla Grexit”

Posted on febbraio 9, 2015 di


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Quando un Ministro delle Finanza inglese dichiara alla Bbc che si "stanno preparando al Grexit", significa che la situazione non è affatto semplice.

E’ una vera partita a scacchi.

E sappiamo tutti che il "problema" non è tanto la Grecia…(vale il 2% del pil europeo) ma l’Italia (e i cugini iberici, nonchè la Francia…)

Non a caso, per ben 2 volte in pochi giorni, Varoufakis ha evocato l’Italia, parlando della insostenibilità del debito greco e della possibile bancarotta.

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Perciò la Grecia ricatta la Germania perchè pensa che i tedeschi non vogliano correre i rischi di una possibile futura uscita dalla zona dell’euro da parte di altri (e ben più preoccupanti) piigs.

E’ chiaro infatti come, una volta uscita la Grecia, i mercati si fionderebbero come avvoltoi sugli altri piigs e, minimo, chiderebbero rendimenti maggiori per imbottirsi di titioli di stato di questi paesi.

La Germania, invece, sa benissimo che se dovesse mollare alla Grecia, poi avrebbe molta meno capacità persuasiva nei confronti degli altri piigs.
Predicare austerità dopo aver ceduto ai greci, sarebbe molto più difficile.

Per il momento, lascia che i mercati affondino Atene.

La questione è: chi cederà? Si troverà un difficile compromesso? Tsipras ha già le spalle coperte da Russia e Cina?

Tutte queste ipotesi si giocano in uno scenario politico mai così in movimento ed in fibrillazione (si pensi all’Ucraina o alle prese di posizione degli Usa che temono che la Germania spinga Atene nelle braccia dei Russi)

La "tragedia greca" è da seguire con molto interesse, perchè, qualsiasi cosa accada, delle ripercussioni ci saranno senz’altro anche per il nostro paese (vedi solo i miliardi di prestiti che abbiamo dato ai cugini greci…)

ps: continuare ad avere i risparmi tutti presso le banche fallite italiane non è una grande idea, eh?

L’ottusità di Berlino, Bruxelles e Francoforte determinerà una deflagrazione incotrollata

Dopo l’atteggiamento assunto dalla Grecia di Tsipras, ora disposta come vi abbiamo scritto qui, a giocarsi tutto ed arrivare anche alla rottura, la questione che torna d’attualità è ciò che significherebbe per l’Europa una Grexit. Nel maggio del 2012, poco prima del secondo salvataggio del paese, l’allora presidente dell’International Institute of Finance (IIF), Charles Dallara, passò mesi ad Atene nella fase di ristrutturazione del debito. E alla fine dichiarò che “il danno per il resto d’Europa dell’uscita della Grecia dall’euro sarebbe enorme, catastrofico e un Armageddon”. SecondoDallara: "la pressione su Spagna, Portogallo e Italia sarebbe immensa, così come la necessità dell’Europa di salvare l’intero settore bancario.

Era sempre il 2012 e Willem Buiter scrisse:

Non appena la Grecia sarà uscita, ci aspettiamo che i mercati si concentreranno sul paese o dei paesi a maggiore rischio della zona euro. Qualsiasi proprietario finanziariamente reattivo di un conto in quel paese (o in quei paesi) ritirerà i suoi depositi dalle banche nei paesi ritenuti a rischio – anche un piccolo rischio – di uscita, per spostarli in quei paesi che possono rimanere nella zona euro: Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria e Finlandia.
Una crisi bancaria nella zona euro e nell’Unione europea sarebbe il risultato più probabile di una uscita della Grecia dalla zona euro. I legami tra economia finanziaria e reale dal resto del mondo per l’area dell’euro e il resto dell’UE sono abbastanza forti per rendere questo un problema globale.

Questa è la scommessa che sta giocando la Grecia, l’ultimo asso nella manica che gli è rimasto:confidare sul fatto che il voler forzare la Grecia fuori dall’euro avrebbe conseguenze drammatiche per il resto della zona euro. Non solo per la minaccia di una corsa agli sportelli nei paesi periferici, ma anche per la possibilità che il caso greco venga poi ripetuto in altri paesi con l’ascesa di Podemos in Spagna e del Fronte Nazionale in Francia. Angela Merkel ha compreso tutto questo, ma, se anche potrebbe fare delle concessioni alla piccola Grecia, poi sarebbe costretta a fare lo stesso con Italia, Spagna, Portogallo e Irlanda, che utilizzerebbero la stessa tattica dell’arrivare fino all’estreme conseguenze. Ed è qualcosa che Berlino non accetterà.

E quindi, sottolinea il WSJ, Berlino continuerà a contare sulla pressione finanziaria per costringere il governo greco a cedere. E i risultati stanno arrivando: “quelle pressioni stanno facendo collassare ulteriormente il sistema greco. Le sue banche hanno perso dagli 8 ai 10 miliardi di euro di depositi solo nel mese di gennaio. Il sistema è nel caos dopo la decisione della settimana scorsa della Bce di non procedere più all’acquisto dei bond greci posseduti dalle banche greche”.

Il gioco è arrivato ad un punto di rottura: la Grecia ha utilizzato già tutte le sue armi (la possibilità di uno cooperazione con la Russia, la minaccia sul TTIP), e anche l’Europa dichiarando che gli avvisi di Charles Dallara non sono più attuali ed una Grexit sarebbe facilmente assorbibile dal sistema. Una delle due parti cederà o l’11 febbraio per l’incontro straordinario dell’Eurogruppo o il giorno dopo per il primo vertice di Tsipras con gli altri 27 capi di Stato dell’Ue. Se le negoziazioni dovessero fallire, in Grecia da maggio potrebbero arrivare fondi da Pechino e Mosca e Atene potrebbe tornare ad avere uno spazio di libertà solo dopo aver perso tutto.

Intanto l’aspetto più interessante è che le altre cancellerie si stanno preparando ad una Grexit. Il governo inglese sta intensificando i piani in caso di uscita dall’euro della Grecia e l’instabilità dei mercati nella fase successiva. Lo ha dichiarato in un’intervista alla BBC il ministro delle Finanze inglese George Osborne, poco dopo il discorso di Tsipras al Parlamento in cui rigettava tutti gli ultimatum europei.

La domanda che si pone Zero Hedge è quanto tempo secondo voi impiegherà Putin per aprire un ponte emergenziale di prestiti in dracme alla Grecia. E scommettiamo che sarà a tassi d’interesse e a condizioni molto più favorevoli di quelli della Troika?

Siamo arrivati ad un punto di rottura per le insostenibilità di un’area valutaria fallita e fallimentare che, al contrario di quello che vi raccontano, sta creando un clima di tensione molto pericoloso in Europa facendo aleggiare spettri che non si vedevano da decenni. Lo smantellamento coordinato di quest’esperimento di distruzione di massa, l’euro, resta la soluzione migliore per salvare quello che di positivo è stato costruito nel processo d’integrazione. L’ottusità di Berlino, Bruxelles e Francoforte determinerà una deflagrazione incotrollata e, per questo, è importante che in Europa del sud si creeino le condizioni per un’organizzazione alternativa in grado di tamponare gli effetti.

fonte:http://www.lantidiplomatico.it/

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