Politici trasformisti, la top 10 dei parlamentari

Posted on febbraio 10, 2015 di


Li chiamano, spregiativamente, «voltagabbana» o «trasformisti».
Deputati e senatori eletti nelle file di un partito pronti a tramutarsi in «responsabili» e “cambiare verso” nel momento del bisogno. Spesso per salvare la poltrona.
Nella legislatura in corso sono già 184 quelli che hanno traslocato. Mai così tanti nella storia della Repubblica. Ultimi, in ordine di tempo, gli otto parlamentari che da Scelta Civica sono andati a rinforzare il già robusto schieramento del Partito democratico (Pd).
ICHINO #CAMBIAVERSO (DI NUOVO). In passato proprio il presidente del Consiglio e segretario dem, Matteo Renzi, si era scagliato contro i transfughi. «È ora di finirla con chi viene eletto con qualcuno e poi passa di là», tuonava nel 2010 l’ex sindaco di Firenze seduto nello studio di Porta a Porta con a fianco Paola Binetti, appena transitata dal Pd all’Udc.
Venerdì 5 febbraio, giorno del passaggio dei vari Stefania Giannini, Irene Tinagli, Pietro Ichino (per lui un ritorno all’ovile visto il trascorso nel Pd, 2008-2013, prima di sposare la causa montiana) e Ilaria Borletti Buitoni nel suo partito, il premier ha però agito diversamente. Ora «i numeri per fare le riforme li abbiamo anche senza Forza Italia», si è limitato a osservare.
Gli ex montiani sono comunque in ottima compagnia. Gli annali della politica italiana, infatti, sono pieni di casi simili.

1. Luigi Compagna: il recordman con quattro cambi in nove mesi

Luigi Compagna.

(© imagoeconomica) Luigi Compagna.

Luigi Compagna, figlio di Francesco, ministro dei Lavori pubblici dei governi Andreotti e Forlani, è il recordman dei cambi di poltrona: 10 in carriera.
Prima liberale, poi socialista, centrista, berlusconiano e infine alfaniano, solo nell’attuale legislatura ha cambiato partito quattro volte.
DAL PDL A NCD PASSANDO PER GAL. Eletto con il Pdl alle ultime elezioni, il senatore campano è passato prima al gruppo Grandi autonomie e libertà, poi al Nuovo centrodestra, poi di nuovo al Gal e ancora a Ncd. Il tutto nel giro di soli nove mesi.
«È un pasticcio che hanno fatto gli uffici di Palazzo Madama», si è difeso smentendo il doppio transito ravvicinato dagli autonomisti agli alfaniani. Ma intanto, errore o meno, sul sito del Senato la sua scheda conferma tutto.

2. Clemente Mastella: le sette case dell’ex Dc

Clemente Mastella.

(© Imagoeconomica) Clemente Mastella.

In quanto a cambi di casacca, anche Clemente Mastella da Ceppaloni non scherza.
Eletto deputato della Democrazia cristiana a 29 anni, nel 1994, insieme con Pier Ferdinando Casini, dà vita al Centro cristiano democratico (Ccd). Ministro del Lavoro del primo governo Berlusconi, nel ’98 Mastella lascia il Ccd per fondare i Cristiano democratici per la Repubblica (Cdr). I quali, a giugno dello stesso anno, confluiscono nell’Unione democratica per la Repubblica (Udr).
LE DIMISSIONI DEL 2008. Non è finita. Nel 1999, infatti, Mastella crea l’Udeur, partito grazie al quale sette anni dopo diventerà ministro della Giustizia del secondo governo Prodi. Sarà proprio lui, però, a scrivere la parola «fine» su quell’esperienza dopo le dimissioni del 2008. Il resto è storia: il passaggio al Popolo della libertà (Pdl) prima, per il quale è stato europarlamentare dal 2009 al 2014, e a Forza Italia poi. Antipasto dell’ultimo coup de théâtre: la creazione dei Popolari del Sud, con cui sosterrà il governatore uscente della Campania Stefano Caldoro (Fi) alle Regionali di maggio.

3. Linda Lanzillotta: alla sesta casacca in carriera

Lidia Lanzillotta.

Lidia Lanzillotta.

Moglie del presidente della Cassa Depositi e Prestiti Franco Bassanini, Linda Lanzillotta è componente della pattuglia degli otto montiani recentemente passati al Pd.
Per lei, già ministro per gli Affari regionali del secondo governo Prodi e vicepresidente del Senato, si tratta del sesto cambio di casacca da quando è in parlamento.
DA MAO A MATTEO. La carriera politica della Lanzillotta inizia nel ’68 come militante del gruppo maoista Unione dei Comunisti italiani (marxisti-leninisti). Nel 1979 passa al Partito socialista (Psi) mentre nel 2002 aderisce alla Margherita e nel 2007 al Partito democratico, che abbandona nel 2009 per diventare portavoce dell’Alleanza per l’Italia (Api) di Francesco Rutelli. Nel 2013, lasciata l’Api, Mario Monti la candida al Senato con Scelta Civica. Prima del rientro nel Pd renziano. Bentornata a casa.

4. Dorina Bianchi: sei partiti diversi in 12 anni

Dorina Bianchi.

(© imagoeconomica) Dorina Bianchi.

Nel palmares di Dorina Bianchi, oggi vicecapogruppo del Nuovo centrodestra alla Camera, si contano sei partiti. E di tutte le aree politiche: destra, sinistra, centro. La carriera della parlamentare toscana comincia nel 2001 quando viene eletta a Montecitorio con il Ccd. Decide in seguito di aderire all’Udc, ma nel 2005 lo spazio al centro comincia a starle stretto e così passa prima alla Margherita e poi, naturalmente, al Pd.
RITORNO ALL’UDC E NUOVO ADDIO. Un idillio, quello con i democratici, che dura appena due anni. Nel 2009 infatti la Bianchi riabbraccia il progetto di Pier Ferdinando Casini, che però molla nuovamente nel 2011 quando passa al Popolo della libertà. Rieletta alla Camera due anni fa con gli azzurri, dopo la scissione tra Forza Italia e Ncd segue Angelino Alfano e rimane nella coalizione di governo. Chapeau.

5. Benedetto Della Vedova: le sei vite dell’ex Fli tornato radicale libero

Benedetto Della Vedova.

(© imagoeconomica) Benedetto Della Vedova.

Non confluirà, come gli altri suoi colleghi, nel Pd.
O almeno così sembra. Intanto però anche Benedetto Della Vedova ha lasciato Scelta Civica e il prossimo partito a cui aderirà sarà il sesto della sua carriera politica. Tutto comincia nel 1994 con i Radicali, formazione che gli permetterà di diventare europarlamentare dal 1999 al 2004.
PRIMA FINIANO POI MONTIANO. Un anno dopo dice addio a Marco Pannella e fonda, insieme con i vari Marco Taradash e Giuseppe Calderisi, il movimento dei Riformatori liberali che aderisce alla Casa della libertà. Qualche anno dopo prosegue nel cammino già intrapreso e diventa membro del Pdl.
Avvicinatosi a Gianfranco Fini, nel 2010 lo segue nella nuova avventura di Futuro e Libertà per l’Italia (Fli). Le cose, come noto, non vanno tanto bene, anche se alle Politiche del 2013 Della Vedova riesce a essere eletto e aderisce a Scelta Civica. Il tutto in attesa di una nuova destinazione. Alla prossima puntata.

6. Riccardo Villari: cinque partiti per mister vigilanza Rai

Riccardo Villari, ex sottosegretario per i Beni culturali.

Riccardo Villari, ex sottosegretario per i Beni culturali.

Quello di Riccardo Villari è un nome noto soprattutto per una vicenda: la presidenza della commissione di vigilanza Rai ottenuta nel 2008 contro il parere del suo partito dell’epoca, il Pd. Villari fu eletto con i voti del centrodestra, scatenando un putiferio. La sua carriera politica era comunque iniziata negli Anni 90 grazie alla trafila Dc, Ppi, Ccd-Cdu. Il balzo in parlamento è maturato però solo nel 2001, quando è stato eletto deputato nelle liste dell’Udeur.
LE FRIZIONI CON MASTELLA. Dopo le tensioni con il fondatore del partito, Mastella, Villari ha aderito alla Margherita. Nel 2006 è stato confermato a Montecitorio, nelle liste uliviste, poi nel 2008 il citato casus belli lo ha portato alla rottura con i dem. Così, a dicembre, ha deciso di passare al Gruppo Misto. Nel 2011, infine, ha concluso il trasferimento, aderendo al gruppo Coesione nazionale, fondato per mettere insieme varie sigle riconducibili all’area di centrodestra. Nello stesso anno, da maggio a novembre, è stato sottosegretario ai Beni culturali. Nel 2013 viene rieletto al Senato: questa volta direttamente nelle liste di Forza Italia.

7. Lamberto Dini: l’eroe dei due poli, dalla Margherita al Pdl

Lamberto Dini.

(© Gettyimages) Lamberto Dini.

Che dire, poi, di Lamberto Dini? Un vero eroe dei due poli, visto che nella sua carriera ha contribuito alla fondazione sia del Pd che del Pdl. Seguendo comunque l’ordine cronologico, Dini è entrato in politica da tecnico nel 1994 come ministro del Tesoro del governo Berlusconi I. Incarico che gli ha permesso di arrivare a Palazzo Chigi nel gennaio ’95, dove è rimasto fino al maggio dell’anno dopo, quando è entrato il Parlamento per la prima volta grazie alla Lista Dini.
GLI INIZI NEL GRUPPO MISTO. Si iscrisse al gruppo Misto, sostenendo la coalizione dell’Ulivo, con tanto di ricompensa: il ministero degli Esteri. Nel 2001, ancora, è stato eletto al Senato nelle liste della Margherita. Mentre alle elezioni successive (2006) è stato candidato nella coalizione di centrosinistra con Democrazia e libertà (alias la Margherita). A novembre 2007 ha ufficializzato il passaggio nel gruppo Misto, fondando i Liberaldemocratici. Nel 2008, infine, è stato diretto protagonista della nascita del Pdl, con cui è tornato a Palazzo Madama. Ultima esperienza prima di lasciare definitivamente il Palazzo.

8. Marco Follini: quattro cambi per l’ex segretario Udc

L'ex segretario dell'Unione di centro, poi passato nel Partito democratico, Marco Follini.

(© ImagoEconomica) L’ex segretario dell’Unione di centro, poi passato nel Partito democratico, Marco Follini.

Anche Marco Follini ha conosciuto molte sigle nel corso della sua carriera parlamentare.
L’esordio è datato 1996, quando è stato eletto alla Camera nelle liste Ccd-Cdd, iscrivendosi al Gruppo Misto. Nel 2001 è confermato a Montecitorio sempre grazie al partito centrista, che nel frattempo si è trasformato in Udc. Nel 2002 Follini ne diventa segretario, incarico che ricoprirà fino al 2005.
IL PD PRIMA DEL BUEN RETIRO. Nel 2006 ha traslocato al Senato, sempre grazie al partito di Casini. Il 19 ottobre, però, si è sganciato dall’Udc passando al Misto. Nel giugno 2007 Follini ha completato il trasferimento a sinistra diventando membro dell’Ulivo. Alle elezioni del 2008, infine, è stato candidato ed eletto ancora al Senato dal Pd, partito che ha contribuito a fondare e che ha lasciato nel 2013 accomiatandosi anche dal parlamento.

9. Massimo Calearo: da Veltroni a Berlusconi (tramite Rutelli)

Massimo Calearo.

(© Imagoeconomica) Massimo Calearo.

Massimo Calearo è stato deputato per una sola legislatura, ma ha comunque lasciato il segno a Montecitorio.
L’allora segretario del Pd, Walter Veltroni, lo volle in lista alle elezioni 2008. E l’imprenditore veneto ha dimostrato subito di comprendere come muoversi nelle aule parlamentari. Nel novembre 2009, un anno dopo la sua elezione, ha infatti lasciato il gruppo dei democratici.
BYE BYE API. A gennaio 2010 ha aderito all’Alleanza per l’Italia. Ma la nuova avventura di Calearo si è interrotta dopo nove mesi, quando ha salutato anche i rutelliani per avvicinarsi alla maggioranza di centrodestra. A dicembre ha fondato il Movimento di Responsabilità Nazionale a sostegno di Berlusconi, e a gennaio 2011 si è iscritto al neonato gruppo Popolo e Territorio che univa varie sigle in appoggio alla maggioranza. Di lui, al momento, si sono perse le tracce.

10. Stefano Cusumano: Dc, Margherita e poi Pd

Stefano Cusumano.

(© Imagoeconomica) Stefano Cusumano.

Stefano Cusumano, 66 anni, è stato suo malgrado protagonista di uno degli episodi peggiori nella storia del parlamento italiano: nel 2008, al Senato, il suo collega di partito Tommaso Barbato lo aggredì, sputandogli addosso, perché “Nuccio” aveva deciso di votare la fiducia al governo Prodi tradendo l’ordine del leader dell’Udeur Mastella.
Ma Cusumano era già un politico di lungo corso: è entrato a Palazzo Madama nel 1992 con la Democrazia cristiana.
IL ‘TRADIMENTO’ ALL’UDEUR. Nel 1994 è ancora al Senato grazie al Ppi. Nel 1996 non viene eletto in parlamento, ma nonostante ciò è nominato sottosegretario al Tesoro del governo D’Alema. Nel 2001 è candidato con la Margherita, in quota Udeur, conquistando il seggio di Montecitorio; nel 2006 è diventato di nuovo senatore del partito di Mastella, che però, come detto, ha “pugnalato” sul voto di fiducia a Prodi. Decide quindi di aderire al Pd ma nel 2008, in corsa con i dem, non ce la fa ad essere rieletto. Nient’altro da segnalare. Peccato.

fonte: http://www.lettera43.it/

Posted in: #NuovaResistenza