Il Renzi Marchionnato

Posted on febbraio 13, 2015 di


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C’è una foto sulla “Stampa” di ieri che non avrà fatto piacere a John Elkann. E’ quella pubblicata a pagina 20, sotto l’apertura di economia, nella quale si vedono il grande capo di Morgan Stanley James Gorman e Sergio Marchionne che parlano, seduti a tavola. L’occasione è un convegno organizzato a New York dal Consiglio per le Relazioni tra Italia e Stati Uniti e dall’Aspen Institute Italia. Il presidente della Fiat avrebbe voluto andarci, ma pare che Marchionne, gelosissimo dei suoi contatti con l’alta finanza made in Usa, non l’abbia fatto invitare.

RENZI MARCHIONNE ALLA FABBRICA CHRYSLERRENZI MARCHIONNE ALLA FABBRICA CHRYSLER

Del resto ormai i loro rapporti sono sempre più freddi, con Marchionne gelosissimo delle sue prerogative e dei suoi poteri ed Elkann imbarazzato dal fatto di non poter toccare palla.

Nell’appuntamento newyorchese dell’altro giorno Marchionne ha nuovamente tessuto le lodi di Matteo Renzi, sostenendo che “ha fatto in 11 mesi quello che non è stato fatto in anni interi” e che “non bisogna ostacolarlo”. Un endorsement comprensibile se si guarda a come si è comportato con la Fiat il nostro presidente del Consiglio.

RENZI MARCHIONNE ALLA FABBRICA CHRYSLERRENZI MARCHIONNE ALLA FABBRICA CHRYSLER

A gennaio dello scorso anno, quando il Lingotto ha acquistato Chrysler, il governo Letta ha almeno formalmente fatto finta di preoccuparsi per il futuro degli stabilimenti italiani, visto che metà dei dipendenti era in cassa integrazione. Il 28 gennaio 2014, Letta ha ricevuto a Palazzo Chigi Marchionne ed Elkann e ha ascoltato i loro progetti. Alla fine ha cercato di sminuire l’andata via dall’Italia della Fiat dicendo che “la questione della sede è secondaria”. Non un granché, ma almeno si è impegnato.

RENZI MARCHIONNE ALLA FABBRICA CHRYSLERRENZI MARCHIONNE ALLA FABBRICA CHRYSLER

Di lì a pochi giorni “Matteo-staisereno” ha disarcionato Lettanipote e si è piazzato al suo posto. Il primo atto ufficiale, mentre Fiat spostava la sede legale in Olanda e la sede fiscale in Gran Bretagna, è stato quello di autoinvitarsi a Detroit per settembre (Ansa, primo giugno 2014). Poi, il 25 luglio, il premier di un governo che ha assistito impassibile alla migrazione fiscale della prima azienda del Paese ne ha ricevuto i vertici a Palazzo Chigi. Per avere rassicurazioni sull’occupazione? Per protestare sulla mossa fiscale? Ma no, per carità. Per farsi presentare la nuova Jeep Renegade.

renzi e marchionne al council on foreign relationsRENZI E MARCHIONNE AL COUNCIL ON FOREIGN RELATIONS

E il 27 settembre scorso, nella sua visita al quartier generale di Fca, Renzie si è lanciato in elogi imbarazzanti: “La sede della Fiat-Chrysler è il secondo edificio degli Usa dopo il Pentagono e oggi lì si parla anche italiano grazie all’intuizione di Marchionne. E’ la storia di due aziende che stavano fallendo e a cui è stato assicurato un futuro: è anche il futuro di Grugliasco, di Melfi, di tanti stabilimenti in Italia”. L’ufficio stampa della Fiat non avrebbe saputo dir di meglio. E Renzi, nei suoi spot, è pure gratis.

Insomma, con il capo di un governo che si è messo a tappetino, non ostacolando Marchionne in nulla, ci mancherebbe pure che l’amministratore delegato di Fca non rendesse il favore dicendo che il premier “bisogna lasciarlo lavorare”. Del resto in ambito diplomatico circola una battuta dell’ex premier Mario Monti, secondo il quale “ciò che è stato consentito di fare a Marchionne, il mio governo liberale non l’avrebbe mai concesso”.

fonte: http://www.dagospia.com/

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