ALTRO CHE ROTTAMATORE. È l’ORA DEGLI AFFARI!

Posted on febbraio 17, 2015 di


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ALLA CORTE DI RENZI È l’ORA DEGLI AFFARI

NARDELLA RENZI CARRAINARDELLA RENZI CARRAI

Paolo Bracalini per “Il Giornale”

Non era mai stato così facile imbattersi all’aeroporto di Firenze, uno scalo secondario, in qualche pezzo grosso del gotha finanziario-imprenditoriale italiano. Lì non come passeggeri, ma per affari e relazioni, da quando è diventato l’ufficio operativo del network renziano, la rete di potere attorno al premier.

Lì c’è l’ufficio di Marco Carrai, presidente di AdF, l’uomo che insieme a Luca Lotti (sottosegretario) e all’avvocato Alberto Bianchi (legale di Renzi, da qualche mese nominato nel Cda di Enel) sta al vertice della piramide renziana. Pur romano da un anno, il network economico lobbistico ruota ancora, in buona parte, su Firenze.

RENZI CARRAIRENZI CARRAI

Lì sono i finanziatori storici, gli imprenditori amici, le famiglie patrizie che hanno cullato l’ascesa di Renzi. Per il versante Capitale, invece, bisogna rivolgersi (oltreché a Lotti) al tesoriere nazionale del Pd Francesco Bonifazi, tributarista fiorentino titolare dello studio dove ha lavorato la giovane Maria Elena Boschi, e al vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, esterno al cosiddetto «giglio magico».

BANCHIERI E IMPRENDITORI
Le ramificazioni partono, storicamente, dall’Ente cassa di Firenze (azionista di Intesa San Paolo) la prima banca dove i renziani mettono piede. Con Carrai consigliere e Jacopo Mazzei presidente, entrambi di famiglie importanti e finanziatori di Renzi. Mazzei ora è consigliere di sorveglianza di Intesa San Paolo. Suo cugino è Lorenzo Bini Smaghi, ex Bce, attualmente presidente della banca d’affari francese Société Générale.

lorenzo bini smaghi con veronica de romanis nozze carraiLORENZO BINI SMAGHI CON VERONICA DE ROMANIS NOZZE CARRAI

Poi Davide Serra, capo del fondo Algebris (da cui l’Ente cassa comprò 10 milioni in bond), e poi i banchieri accorsi al matrimonio di Carrai. Tutti i più importanti: Palenzona (Unicredit), Viola (Mps), Gian Maria Gros Pietro e Luciano Nebbia (Intesa San Paolo), Marco Morelli (Merrill Lynch Italia). Ancora più lunga la lista di imprenditori amici, facoltosi sponsor di Renzi grazie ai quali ha raccolto più di 5 milioni di euro di donazioni (tra associazioni e cene di autofinanziamento Pd) in pochi anni.

jacopo mazzeiJACOPO MAZZEI

NELLE SOCIETÀ PUBBLICHE
Già a Firenze Renzi si era costruito una rete ristretta di fedelissimi a cui affidare ruoli nelle partecipate comunali. Da premier la linea non è cambiata. Con l’ultima tornata di nomine nelle società del Tesoro ne sono entrati diversi. In Enel è andato Alberto Bianchi, avvocato di Matteo Renzi nonché il presidente della Fondazione Open che per Renzi raccoglie i fondi da donatori privati.

DIVA MORIANIDIVA MORIANI

Uno dei quali (con 10mila euro), Fabrizio Landi, ex amministratore delegato di Esaote, azienda leader del biomedicale con sede a Firenze, è finito nel Cda di Finmeccanica. Altro renziano doc è Marco Seracini, uno dei soci fondatori e presidente di un’altra associazione di raccolta fondi per Renzi, NoiLink, che siede ora nel collegio dei sindaci di Eni.

Sempre in Eni, ma nel Cda, c’è un’altra conoscenza renziana, Diva Moriani, amministratore della Fondazione Dinamo, presieduta da Vincenzo Manes, imprenditore e generoso finanziatore di Renzi (62mila euro di donazioni), che lo ha fatto nominare nel 2010 in Aeroporti di Firenze. Altri «leopoldini» sono finiti in Eni e Poste, vale a dire rispettivamente Luigi Zingales e Antonio Campo dall’Orto. Mentre a guidare la macchina legislativa di Palazzo Chigi è arrivato l’ex capo dei vigili di Firenze, la fedele renziana Antonella Manzione. E per Renzi questo era solo il primo giro di nomine da premier.

manes vincenzo, renzi fiorino8MANES VINCENZO, RENZI FIORINO8

COSTRUTTORI

vincenzo manesVINCENZO MANES

Quelli romani, noti come «palazzinari», sono da sempre filo-governativi. Il Pd romano, con cui hanno sempre intessuto relazioni, è tenuto a distanza da Renzi, che lo sente estraneo (per ora l’ha commissariato). L’occasione di incontro diretto col segretario è stato a novembre, con la cena di autofinanziamento all’Eur. Lì c’erano (a botte di almeno mille euro a testa) Luca Parnasi, ad del gruppo immobiliare Parsitalia, costruttore del nuovo stadio della Roma, con tutti gli appalti annessi. I fratelli Claudio e Pierluigi Toti, della Toti Invest (si dice interessati a rilevare il Foglio, giornale molto renziano), e poi i Cerasi. Nella cena omologa a Milano, invece, ecco, annunciati ma non pervenuti, i Gavio (autostrade). Poi i costruttori Mattioda, e Manfredi Catella della Hines (immobiliare), padrone di casa della cena milanese.

EDITORI
Con molti giornalisti che sgomitano per essere graditi a Renzi non c’è neppure bisogno di tenersi buoni i proprietari di tv e giornali. Anche qui però di amici ce ne sono in abbondanza. Buoni i rapporti con i due grandi azionisti di Rcs-Corriere della Sera, Bazoli di Intesa San Paolo e Marchionne-Fiat (proprietaria anche della Stampa), stabili con Della Valle, altro azionista Rcs. Sintonia anche con De Benedetti, editore di Repubblica e di diversi giornali locali.

MANFREDI CATELLA FOTOMANFREDI CATELLA FOTO

Il sottosegretario Del Rio fu scoperto in visita a casa dell’Ingegnere, che venne poi invitato direttamente da Renzi a Palazzo Chigi. Dalla Rai il premier per ora si è tenuto a distanza, anche se – si racconta a Viale Mazzini – alcuni renziani doc girano già con le liste di proscrizione per i corridoi. Con i vertici di Sky c’è stato un incontro formale, e in passato lo Squalo, Rupert Murdoch, ha speso parole di elogio per Renzi: «Un italiano giovane e brillante». Per il resto, a tenere le fila con gli editori, ci pensa il buon Lotti.

MATTEO RENZI E CARLO DE BENEDETTI A LA REPUBBLICA DELLE IDEE A firenzeMATTEO RENZI E CARLO DE BENEDETTI A LA REPUBBLICA DELLE IDEE A FIRENZE

VATICANO
È forse il lato meno coperto del network. Buono il rapporto con il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze (che ancora a dicembre ha detto: «Renzi rappresenta un vento di novità di cui l’Italia aveva bisogno»), ma con le alte sfere vaticane le relazioni sono deboli. Monsignor Renato Boccardo, vescovo di Spoleto-Norcia, conosce bene Agnese Renzi, cattolica molto praticante.

Il solito Carrai poi era sulla terrazza affacciata su San Pietro, per la canonizzazione di papa Giovanni XXIII e papa Giovanni Paolo II, insieme a Francesca Immacolata Chaouqui, voluta da Papa Francesco nella Commissione sui dicasteri economici della Santa Sede, amica di Carrai.

FRANCESCA CHAOUQUI E MARCO CARRAIFRANCESCA CHAOUQUI E MARCO CARRAI

Capitolo Cei: con Bagnasco in scadenza, il riferimento del Papa tra in vescovi è monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei. Che, finora, non ha dispensato critiche al governo («Basta slogan»). Il vero perno di Renzi nel mondo cattolico, insomma, non è Oltretevere, ma nell’associazionismo, i boy-scout, l’Agesci (uno ascoltato è il direttore del settimanale Vita, Riccardo Bonacina), e col mondo Cl, Compagnia delle opere e anche Opus dei.

Michael LedeenMICHAEL LEDEEN

STATI UNITI
Terreno di divagazioni cospirazionistiche, il rapporto di Renzi con gli Usa ha un punto fermo nell’amicizia con l’ambasciatore John Philips («Renzi è bravo, mi ricorda Ronald Reagan»), già conosciuto quando era sindaco di Firenze e Philips un ricco villeggiante proprietario di resort nel Senese. Già da presidente della Provincia Renzi ha lavorato per farsi conoscere negli ambienti dei Democratici a Washington (la Clinton), anche sfruttando il ruolo istituzionale di Rutelli, vicepremier e segretario del suo partito (Margherita). Si copre anche con gli ambienti repubblicani, sempre con l’aiuto di «Marchino», il Carrai, amico di Michael Ledeen, intellettuale conservatore membro della Foundation for Defense of Democracies di Washington.

john r phillips (3)JOHN R PHILLIPS (3)

Viaggi, missioni speciali, iniziative a stelle strisce a Firenze. Alcune anche singolari, come «500 anni-500 camere», alloggi gratis per i primi cinquecento americani che faranno richiesta in occasione dei 500 anni del nome «America», o «Cento canti a Washington», cittadini americani che leggono la Divina Commedia. Nel frattempo si muove anche con Londra, col suo mito Tony Blair, attraverso Matt Browne, già direttore del think tank politico di Blair e oggi nel Center for American Progress del clintoniano John Podesta. Un impegno che gli porta bene, nel 2009 il Time si chiede: «La sinistra italiana ha trovato il suo Obama?». Ma neanche loro, forse, immaginavano che in cinque anni sarebbe diventato capo del Pd, radendo al suolo la nomenklatura diessina, e anche premier.

2. AEROPORTI, TV E CONCESSIONI: QUANTI FAVORI AGLI AMICI

Gian Maria De Francesco per “il Giornale”

davide serra matteo renzi maria elena boschiDAVIDE SERRA MATTEO RENZI MARIA ELENA BOSCHI

Essere vicini al «giglio magico» di Matteo Renzi equivale a puntare sul cavallo vincente. Ora vedremo perché. Prima di procedere nell’elenco dei benefit concessi ai componenti e ai simpatizzanti della Fondazione Open che, ogni anno, organizza la kermesse della Leopolda, tuttavia, è bene precisare che questa «comunanza» non si esplica solo nelle forme della donazione e della partecipazione, ma anche in quella del patrocinio.
È il caso dell’ingegner Carlo De Benedetti. Apparentemente fra il presidente del gruppo Espresso e creatore della Cir non vi sarebbe nessuna liaison.

davide serra alla leopoldaDAVIDE SERRA ALLA LEOPOLDA

Eppure proprio Repubblica quotidianamente (fatte salve le intemerate scalfariane) «sostiene» l’azione del premier. E, pubblicamente, proprio l’Ing non manca mai di sottolineare quanto il giovine presidente del Consiglio sia la migliore guida per il Paese. Risultato? Non solo De Benedetti risulta tra gli opinion leader consultati dal gabinetto (la scorsa estate il sottosegretario Delrio si recò a casa sua), ma è oggetto di qualche tangibile segnale di riconoscenza.

DAVIDE SERRADAVIDE SERRA

L’ultimo in ordine di tempo è stato l’emendamento al decreto Milleproroghe che posticipa al 30 giugno il nuovo regime dei canoni di concessione delle frequenze radiotelevisive. Le nuove regole Agcom sono state messe in naftalina a causa del solito pregiudizio antiberlusconiano: RaiWay (l’operatore della tv di Stato) ed Elettronica Industriale (Mediaset) avrebbero avuto uno sconto, mentre Persidera (70% Telecom e 30% Espresso) un aggravio.

paolo fresco nozze carraiPAOLO FRESCO NOZZE CARRAI

Con la prorogatio delle vecchie regole, quest’ultima ha risparmiato oltre un milione, versando solo 320mila euro di acconto. Briciole, se confrontate con i 150 milioni garantiti alla periclitante Sorgenia da un decreto che confermava il capacity payment, gli incentivi per i produttori di energia. Una mossa che ha consentito il sereno trapasso dell’azienda dall’Ing alle banche creditrici.

paolo fresco nozze carraiPAOLO FRESCO NOZZE CARRAI

Se finora abbiamo parlato di «empatia», è nella «amicizia» che il renzismo trova il sostrato per darsi una forma anche nei rapporti economici e finanziari. Prendiamo Marco Carrai, vera eminenza grigia dell’ex sindaco. La sua specialità è stata il fundraising, è lui che ha fatto il trait d’union tra il giovane rampante della politica e le élites fiorentine e poi con l’establishment. È a lui che si deve l’entrata del finanziere Davide Serra (175mila euro alla Fondazione Open) e dell’ex presidente Fiat Paolo Fresco (50mila euro con la moglie) nella Leopolda. L’oggi silenzioso e invisibile Carrai siede anche nel consiglio dell’Ente CariFirenze (socio di Intesa Sanpaolo), un tempo guidata da Jacopo Mazzei (10mila euro), oggi nel board di Ca’ de Sass.

aeroporto-firenzeAEROPORTO-FIRENZE

Carrai è soprattutto presidente dell’Aeroporto di Firenze che la scorsa settimana si è fuso con Sat, il gestore dello scalo di Pisa. Il miracolo di mettere assieme fiorentini e pisani non è successo gratis: il ministro Lupi si è impegnato per lettera «a sostenere l’attuazione degli interventi infrastrutturali programmati da Aeroporto di Firenze fino a un massimo di 150 milioni di euro» che si aggiungono agli altri 50 milioni garantiti dal decreto Sblocca Italia. Volete sapere chi sarà il presidente di Toscana Aeroporti, la società nata dalla fusione che ambisce a diventare il terzo polo dopo Fiumicino-Ciampino e Linate-Malpensa? Marco Carrai.

renzi con menarini aleottiRENZI CON MENARINI ALEOTTI

Finanziare conviene. La famiglia Gavio, secondo gestore di strade a pedaggio, ha donato 30mila euro alla Fondazione Open tramite Aurelia srl. Sarà una casualità, ma l’allungamento delle concessioni autostradali deciso dal Milleproroghe impatterà positivamente sui margini del gruppo di Tortona.

Idem per gli imprenditori ortofrutticoli savonesi, i fratelli Orsero (50mila euro con Gf Group e 20mila euro con Blau Meer srl) hanno avuto un po’ di sollievo dalle loro esposizioni finanziarie, incluso un centinaio di milioni erogati dalla barcollante Carige della quale sono soci. L’Autorità portuale di Savona, cioè lo Stato, ha acquistato la loro quota nell’Interporto di Vado Ligure (Vio) per 23 milioni.

Lucia Aleotti Menarini e MpsLUCIA ALEOTTI MENARINI E MPS

Mica noccioline, anzi banane. Ultimo ma non meno importante il caso della famiglia Aleotti, gli imprenditori fiorentini proprietari della farmaceutica Menarini e titolari dell’1% del Monte dei Paschi. Essi non finanziano la Fondazione Open, ma sostennero la ristrutturazione di alcune case popolari durante la sindacatura di Renzi.

Secondo i rumor, il decreto attuativo della delega fiscale che avrebbe depenalizzato le frodi inferiori al 3% dell’imponibile sarebbe «dedicato» proprio a loro e non al Cavaliere. I titolari dell’azienda sono stati rinviati a giudizio a Firenze per una presunta evasione fiscale. Se l’articolo 19-bis fosse passato, la vicenda sarebbe stata chiusa.

BOSCHI RENZI BY BENNYBOSCHI RENZI BY BENNY

Il renzismo, però, non è fatto solo di attenzione verso le problematiche imprenditoriali, ma è anche, sia consentito il termine, una sorta di «occupazione» ragionata delle poltrone che contano, anzi per meglio dire una fidelizzazione dell’establishment. È il caso dell’altro fundraiser di Open, il finanziere Alberto Landi (10mila euro donati): non solo è stato insediato nel cda di Finmeccanica, ma è consigliere di alcune controllate di Menarini.

Di Carrai abbiamo già detto, ma è bene ricordare che l’alter ego renziano in Open, il ministro Maria Elena Boschi (il cui papà Pier Luigi ad aprile scorso era stato promosso vicepresidente di Banca Etruria prima che fosse commissariata), già dai tempi di Firenze era stata «inserita» nel sottobosco delle partecipate come l’utility Publiacqua, partecipata dai francesi di Suez che tramite Intesa Aretina scarl hanno finanziato Open con 15mila euro.

PIER LUIGI BOSCHIPIER LUIGI BOSCHI

Diecimila euro a testa hanno donato Telit ed Eva Energie Valsabbia, entrambe presiedute da Chicco Testa. La seconda è partecipata dall’ex presidente Telecom Franco Bernabè. Comunicazione ed energia sono settori in movimento, come le banche e la televisione. Essere vicini a Renzi è di importanza strategica. Anzi di più.

fonte: http://www.dagospia.com/

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