BASTANO DUE GRAFICI PER MOSTRARE CHE L’ITALIA E’ FALLITA

Posted on marzo 4, 2015 di


Leggetevi questo post di Cardenà (guardate bene i grafici!)Come scrivevo giorni fa, non capisco (se non per motivi propagandistici) tutto questo esaltarsi per (forse) un +0,1% quando abbiamo perso miliardi e miliardi di pil in questi anni, accumulando un bel -10%..

Proprio oggi Polito twittava: "Abbiamo perso quasi 10 punti di PIL nei 7 anni di crisi. Se cresciamo al ritmo dello 0,6% ci metteremo quasi 20 anni per tornare dov’eravamo"

Un paese ridotto alla miseria che gioisce per un +0,1%…

Sono cose che ormai diciamo da tempo e anche ieri riprendevo un gran bel post di Bassi…

E se vi gustano i grafici, guardate un po’ qui…(è il grafico ANTI-CIALTRONI)

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– la linea discendente verde è il ns. PIL che in 6 anni sta a ca. -10% (ma forse forse nel 1° trim. 2015 faremo un +0,1%…uaooooo!)
– la linea ascendente viola è il ns. Debitone Pubblicone sempre più alle STELLE: notareil mitico incrocio ad X con la linea discendente del PIL….
– la linea bianca discendente è il Rendimento del ns. BTP 10y ormai sceso ad un minimale 1,35% circa…manco fossimo la Svizzera…
Pregasi apprezzare il "quasi-parallelismo" tra la discesa del PIL e la discesa del rendimento del BTP
Nonché la correlazione inversa tra rendimento del BTP che scende e Debito Pubblico che sale a razzo…
perché "com’è logico che sia"…
più l’economia di un Paese sprofonda…
più il suo Debito Pubblico va alle stelle…
meno costa il suo Debito e più si azzera il rapporto rischio/rendimento…no?
E la BCE di Draghi non c’entra una cippa….veroooo?
Tutto merito di Renzi, della Ripresa, delle Riforme e dell’economia Reale pimpante… 😉

Lo dicevo su twitter…
Ma cazzo…
Se non fai "il rimbalzo del gatto morto" con petrolio giù, euro svalutato, tassi a 0, expo, Qe di Draghi….quando cazzo lo fai più???

-:)

Mentre stanno andando in onda cori festanti per la possibile crescita del PIL dell’Italia del primo trimestre, che, secondo l’Istat, sarà di appena lo 0.1% (con un intervallo che va da -0,1% a +0.3%), noi ci portiamo un po’ avanti e cerchiamo di capire perché è assai difficile immaginare un lieto fine per l’Italia.

Eppure, assumere un atteggiamento più pragmatico dovrebbe essere caratteristica imprescindibile di ogni governante, soprattutto che se questa performance (?) giunge dopo 20 trimestri di crescita negativa su 28 (7 anni) e dopo che l’italia ha perso almeno 330 miliardi di PIL, senza considerare tutti gli altri dati che sentenziano senza mezzi termini il livello di distruzione prodotta dalla crisi.

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Che esistano fattori che inducano a pensare ad un miglioramento dell’attività economica, è fuori da ogni dubbio. L’euro debole che favorisce le esportazioni, il prezzo del petrolio sceso del 50% e le manovre espansive della Bce, sono elementi che, gioco forza, dovranno necessariamente tradursi in qualche beneficio per l’Italia. E sicuramente sarà così.

Ma questo potrebbe non bastare, soprattutto in ottica futura, quando le condizioni si faranno meno favorevoli. Per spiegarlo, partiamo con un semplice disegnino, che già basterebbe a smorzare i toni di esultanza, ampiamente infondati.
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Che si vede? Si vede una cosa molto semplice, ossia che dalla fine della recessione del 2009 (terminata nel II trim. 2009) tutte le economie si sono riprese: tutte, tranne l’Italia che nel frattempo ha conosciuto altri tre anni (abbondanti) di profonda recessione dalla quale stenta ancora a riemergere. Magari si potrà discutere sulla qualità della crescita di quelle economie che hanno superato la crisi del 2009, ma non sul fatto che siano cresciute.

La ripresa intervenuta in quelle aree, per larga parte, ha consentito all’Italia di mantenersi a galla (ma anche no) per via delle esportazioni, che hanno avuto un ruolo fondamentale nella tenuta dell’Italia e che, in un certo qual modo, hanno compensato (almeno in parte) la caduta dei consumi e degli investimenti interni.

A dire il vero, che l’Italia esprima livelli di crescita significativamente più ridotti rispetto ad altri Paesi, non è un fatto nuovo e nemmeno recente. Prediamo un’altro grafico che conoscete già.

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Qui, l’orizzonte si allunga fino al 1980. Si osserva che l’Italia, almeno fin dalla metà degli anni 90, ha registrato delle performance sempre più distanti da quelle delle altre economie (che sono cresciute), e la situazione si è aggravata significativamente dopo il 2000, diventando disperata dopo la recessione del 2009. Da ciò concludiamo che l’Italia, almeno negli ultimi 20 anni, ha mostrato una capacità di crescita assai limitata rispetto alle altre economie e la situazione è andata via via aggravandosi fino ad arrivare ai giorni nostri.

Detta in altre parole, possiamo aggiungere che l’Italia, almeno negli ultimi due decenni abbondanti, ha dimostrato una cronica impossibilita/incapacità di crescita, che si è tradotta in livelli di Pil talvolta stagnanti e, negli ultimi anni, addirittura in forte diminuzione. Il grafico che segue ne esprime l’evidenza, aggravata dal debito pubblico in forte ascesa dal 2008, a fronte di livelli di crescita quasi stagnanti o addirittura negativi negli ultimi anni.

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Ora, dicevamo che la favorevole congiuntura internazionale degli ultimi anni ha offerto un prezioso contributo alle esportazioni, consentendo all’Italia di non precipitare del tutto. In una economia, come quella italiana, che cresce solo se al traino di altre economie (e sotto questo aspetto, la posizione di vulnerabilità dell’Italia si è ulteriormente aggravata) la domanda esterna costituisce elemento cruciale che, soprattutto negli ultimi anni, ha consentito di colmare almeno in parte la caduta dei consumi e degli investimenti privati.

Ma questa medaglia, come tutte le altre, ha anche il suo rovescio. Ossia, che l’eventuale rallentamento dell’attività economica estera (sopratutto se forte) rischierebbe imprimere un duro colpo all’Italia, stante la posizione di estrema fragilità che si protrarrà ancora per un lungo periodo di tempo. Detta in altre parole, possiamo dire che le altre economie si trovano in una fase di ciclo economico assai più avanzata rispetto all’Italia.

Non vi è dubbio che quando queste economie rallenteranno l’espansione o, peggio, precipiteranno in recessione, l’Italia sarà costretta a pagarne un prezzo altissimo per via della fragilità e per via del fatto che, quando accadrà, con ogni probabilità, si troverà ancora a farei conti con l’ultima crisi che è ben lontana dal considerarsi risolta.

A quel punto, è assai difficile immaginare che l’Italia possa trovarsi nella condizione di arginare una forte riduzione dell’attività estera, magari per via di maggiori consumi interni o maggiori investimenti. La realtà è che l’Italia, da questa crisi, ha subito un durissimo colpo e una parte certamente non marginale del tessuto produttivo è andata distrutta.

Il quale tessuto produttivo, per potersi rigenerare e ricreare, presuppone periodi temporali dilatati rispetto a quelli a disposizione dell’Italia e, soprattutto, presuppone che vengano rimossi tutti i fattori che ne hanno determinato la scomparsa e la distruzione. Non mi sembra che il quadro di riferimento abbia subito significativi cambiamenti, né che possa essere modificato nei tempi solleciti richiesti dalla gravità della situazione italiana.

Certo, come ha scritto in questi pixel il prof Orsi, l’Italia potrà essere “tenuta a galla” artificialmente (dalla Bce) per un periodo di tempo piuttosto lungo, ma non indefinitamente, perché nel frattempo l’economia reale continuerà a deteriorarsi e il rapporto debito/Pil continuerà ad aumentare.

fonte: http://www.vincitorievinti.com/

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