ITALIA: siamo mai usciti dalla crisi?

Posted on marzo 11, 2015 di


Qualcuno mi dice addirittura che io "godo" a postare notizie negative…

Certo, signori…

Abito ancora qui, ho 2 figli qui, una casa qui, pago le tasse qui e, dunque, masochisticamente, godo…

Non vorrei mai abitare e risiedere in un paese in crescita, fare un po’ di "bella vita", spassarmela, guardare al futuro dei miei figli carico di speranze ed entusiasmo, etc, etc

No, no…

Io godo a vedere il progressivo, inarrestabile ed ineluttabile fallimento di questo paese.

E godo per essere attorniato da italioti e non da gente con un minimo raziocinio…

vlcsnap-2011-03-15-13h52m14s85.jpg

Certo, certo…

Deve essere proprio così…

Ma se fosse, per caso, che, invece, mi limito ad osservare realisticamente e nulla più quello che accade intorno?

-:)

Ragazzi, preparatevi…

Ci sarà una mega ripresa.

Una ripresa come non l’avete vista mai…

Basta crederci.

ps: come ho scritto 100 volte, forse (ho detto "forse") un rimbalzino persino #ItaliaFALLITA lo farà.
Ma, sic stantibus rebus, non fatevi troppe "pippe mentali": semplicemente non esistono le condizioni per una ripresa duratura e vigorosa.
Ognuno crede alla realtà che vuole, del resto…

matteo-renzi-palestra-332324.jpg

images?q=tbn:ANd9GcQlcpR3yvmVScH_pbtB5SJwebYSOQpMHKveELFXWG6kd9PKO4Bp

Tutti concentrati a vedere il bicchiere mezzo pieno. Ed è giusto che sia così. Gli sforzi su più fronti sono evidenti. Il Governo italiano abbozza qualche riforma, anche se al momento gli effetti non si vedono per nulla.
I dati di ieri sulla produzione industriale italiana, però, parlano chiaro. Un -0.7% su base mensile, che cozza di brutto con le previsioni a +0.2%.

Produzione Industriale ITALIA

produzione-italiana-industriale-2015

Se poi guardiamo questo grafico, occorre ammetterlo, c’è da inorridire. Dal 2000 solo la Grecia ha fatto peggio di noi e cosa gravissima, siamo l’unico paese che ha una tendenza in ambito di produzione industriale che è ribassista. L’unico assieme alla Francia che però ha un quadro di fondo migliore del nostro.

Produzione industriale dal 2000

produzione-industriale-inizio-crisi-2000

E poi torniamo ancora a parlare di prestiti del canale bancario. Un discorso già fatto in passato mille volte e che bisogna aggiornare.
Sempre Bankitalia ci dice che i prestiti al canale privato sono nuovamente scesi, quindi una flessione pari al – 1,8% a gennaio dopo il -1,6% visto a dicembre e novembre 2014. Ma la situazione da Confindustira è vista in miglioramento.

ROMA, 10 marzo (Reuters) – L’inatteso calo della produzione industriale di gennaio potrebbe essere dovuto a un effetto statistico legato al calendario, mentre un incremento dello 0,4% è ora stimabile per il mese di febbraio dalla precedente previsione di +0,2%.
Lo scrive il centro studi di Confindustria (Csc) commentando il dato sulla produzione industriale diffuso oggi dall’Istat che ha segnalato un calo inatteso dello 0,7% su mese e del -2,2% su anno.

Staremo a vedere, intanto la tendenza non inverte, cari lettori.

Riuscirà il favoloso QE di Draghi a cambiare il quadro della situazione? C’è da augurarselo altrimenti non vedo possibili miglioramenti all’orizzonte. Anche perché il canale bancario italiano ha un problema che si chiama sofferenze. Questo grafico dice tutto.

Sofferenze bancarie: ancora in aumento

sofferenze-bancarie

La tendenza è indiscutibile e non sembra voler invertire. Cosa che invece accade alla Spagna che ha sofferenze sempre maggiori rispetto all’Italia ma con un trend in miglioramento. E noi invece? Tutto come prima ahime… Anzi forse peggio.

Le banche non riescono più a fare utili prestando denaro in quanto è troppo alto il rischio di non vedersi ritornare le cifre prestate. Chi invece è un cliente più solido, o ha liquidità a josa, oppure è lui stesso a fare le condizioni. Quindi dai prestiti margini minimi. Non resta che la finanza. Ma in questo ambito c’è spazio?

Il 2015 sarà un altro anno difficile per il settore del credito con conti zavorrati da una montagna di crediti malati che diventa sempre più alta. Per farvi fronte serviranno ovviamente altri soldi, circa 70 miliardi di euro nei prossimi due anni e qualche concreto miglioramento arriverà, forse, solo dal 2016. A tratteggiare questo scenario poco incoraggiante è l’agenzia di rating Standard and Poor’s in uno studio sul settore bancario italiano pubblicato ieri. (…) I cosiddetti non performing loans, (…) potrebbero raggiungere i 390 miliardi di euro a fine 2016 con un incremento di altri 115 miliardi di euro rispetto ai valori attuali. (…)
Il problema è che i crediti malati drenano risorse a scapito dei nuovi finanziamenti e pesano sui conti erodendo i profitti. (…) Fare utili con il margine d’interesse, la differenza tra quanto una banca paga per attrarre risparmi e quanto si fa pagare per concedere prestiti, in una situazione come quella attuale – con tassi Bce prossimi allo zero – è missione quasi impossibile. (…) (source) .

La Bce ci sta mettendo del suo, ma le banche non possono più far festa come hanno fatto nel 2013 e nel 2014. I margini sui bonds sono minimi, i rischi intrinsechi elevati e anche con gli acquisti BCE è difficile ipotizzare ancora grossi rally per i titoli governativi che compongono la maggior parte delle tesorerie delle banche italiane.

E se i bond li cedono alla BCE? Saranno cariche di liquidità. La presteranno ai privati? Sono se con garanzie solide e con un margine soddisfacente. In caso contrario, che ne fanno della liquidità? Ovvio che a questo punto si aprono le ipotesi più strane. Compreranno titoli esteri? Azioni? Valute? Non dimentichiamo che non potranno permettersi grandi rischi. Sopperiranno alla diminuzione degli utili con i servizi (assicurativo, gestioni patrimoniali, consulenza fee only)? Ne dubito. Quindi il rischio di dover dare ragione a S&P (in ambito di diminuzione di utili pari anche al 50%) è concreto.

Problema: oggi il mercato sconta l’esatto opposto. Questione di punti di vista.

fonte: http://intermarketandmore.finanza.com/

Posted in: #NuovaResistenza