Bce ammette: “Italia cresce meno della media da quando c’è l’euro”

Posted on luglio 30, 2015 di


Ma no, ma dai???Chi l’avrebbe mai detto?

Avanti..dopo i pubblici dipendenti fannulloni..i pensionati troppo fortunati..le tassazione abnorme..il taglio dei servizi sociali..quello dei servizi sanitari..etc, etc

Avanti così…

Poi non dite "l’Italia non è la Grecia", perchè…

Renzi-Monti sono come Papademos-Samaras: stesse politiche criminali e distruttive.

"Crescita inferiore alla media dell’area dell’euro quasi per l’intero periodo" da ingresso Eurozona.

L’Italia "ha riportato i risultati peggiori" riguardo alla convergenza sul Pil procapite tra i paesi che hanno aderito all’euro fin dall’inizio. E’ quanto ha reso noto la Bce nel suo bollettino economico.

"Tra i paesi ad alto reddito, l’Italia ha registrato una crescita inferiore alla media dell’area dell’euro quasi per l’intero periodo generando un’aumentata divergenza".

E comunque, "la convergenza reale tra le economie a seguito dell’introduzione dell’euro è stata scarsa, nonostante le aspettative iniziali di un’accelerazione del processo catalizzata dalla moneta unica".

L’Italia, tuttavia, "inizialmente un paese a più alto reddito, ha registrato i risultati peggiori e questo suggerisce una divergenza sostanziale rispetto al gruppo con redditi elevati".

Quando è stata creata l’Unione monetaria "molti osservatori prevedevano che la maggiore integrazione monetaria e finanziaria imprimesse un’accelerazione al processo di convergenza reale".

In teoria, gli afflussi di capitali privati nei paesi euro con redditi inferiori avrebbero dovuto tradursi in un aumento della produttività e in un incremento sostenibile dei livelli di reddito nel lungo periodo.

Questo non si è verificato, dal momento che "i finanziamenti privati esterni hanno iniziato a scendere a causa dell’esplosione della crisi finanziaria mondiale, calando in modo notevole nel periodo successivo".

La mancata convergenza è il risultato delle conseguenze di tre elementi.

In primis, "le situazioni istituzionali di alcuni paesi non erano favorevoli all’innovazione e alla crescita sottostante della produttività".

Secondo: "le rigidità strutturali e la scarsa concorrenza hanno contribuito a determinare distorsioni nell’allocazione del capitale, fattore che a sua volta ha impedito al potenziale di offerta dell’economia di allinearsi alla domanda".

Terzo motivo: "il brusco calo dei tassi di interesse reali ha favorito una forte crescita del credito e ha fatto salire la domanda, dando origine ad aspettative erronee sui redditi futuri".

Parlando poi del contesto economico dell’Eurozona, la Bce ha rilevato l’indebolimento degli spread sui titoli di stato "in Italia, Spagna e Portogallo, mentre sono rimasti sostanzialmente stabili, nel complesso, negli altri paesi dell’area ad eccezione della Grecia".

Detto questo, "i recenti trend dei mercati finanziari dell’area euro sono stati caratterizzati da un aumento della volatilità, da attribuire soprattutto all’aumento delle incertezze riguardo ai negoziati tra la Grecia e i creditori ufficiali".

fonte:http://www.wallstreetitalia.com/

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