Il 90% dei giovani rietiene inevitabile andare all’estero

Posted on settembre 15, 2015 di


Questa è la risposta migliore alla "narrazione" tossica e ciarlatana che ci viene propinata quotidianamente da un Premier Cazzaro e dallo stuolo di cortigiani asserviti e giornalisti leccaculo che lo supportano…

Sono cose che vi dico da anni…
Perchè, vedete…
Il "rimbalzino" magari #ItaliaFALLITA ve lo farà anche…
Ma questo avverrà (come sempre sostenuto):

a) grazie a fattori esterni irripetibili
b) in modo insufficiente rispetto alla crescita di altri paesi
c) in modo del tutto inadeguato a rispondere alla decrescita pari ad oltre il 10% del nostro pil in questi anni di crisi
d) con un paese sempre più povero, vecchio, indebitato
e) in un contesto per nulla riformato ed, anzi, sempre più in mano alle cricche-consorterie-corporazioni

E guardate che se scoppia davvero la "bolla cinese" (od una delle tante altre sparse per il mondo…) per l’Italia è f-i-n-i-t-a

Me lo auguro davvero che sia veritiero questo dato e che il 90% dei nostri giovani abbia, finalmente, questa consapevolezza.
Per i miei figli, non vedo altra strada.

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Il dato è di quelli che fanno riflettere perché certifica un orientamento talmente diffuso da far credere che in troppi, ormai, considerano l’Italia un Paese “perduto”. Almeno dal punto di vista lavorativo che, per i nostri giovani, rappresenta un’assoluta priorità. Di cosa stiamo parlando? Del rapporto – realizzato dall’istituto Giuseppe Toniolo, in collaborazione con l’Università Cattolica – che documenta come il 90% dei giovani italiani, di età compresa tra i 18 e i 32 anni, ritenga pressoché inevitabile andare all’estero per trovare un lavoro adeguato alla sua formazione o confacente alle sue aspirazioni. Una percentuale altissima, che fa il paio con il 70% degli intervistati che ha dichiarato di considerare l’Italia un Paese che offre troppe poche opportunità a chi si affaccia al mercato occupazionale, a differenza di altri Paesi sviluppati che sembrano, invece, investire molto sul lavoro delle nuove generazioni. Da qui la scelta, inevitabile in molti casi, di puntare sulla mobilità: l’83,4% dei giovani interpellati ha, infatti, dichiarato di essere disponibile a cambiare stabilmente città per un impiego e, tra questi, il 61,1% crede che il biglietto vada staccato per un Paese straniero. Di più: stando a quanto documentato dal Rapporto Giovani, il 33,3% del campione (praticamente un under 33 su tre) sta pensando di lasciare l’Italia entro il 2016.
Sì, ma per andare dove? Le mete preferite, indicate dal 54,8% degli intervistati, sono l’Australia, l’America e il Regno Unito dove i giovani italiani sperano di trovare lavoro grazie all’inglese che hanno imparato a scuola. A seguire la Germania di Frau Merkel, percepito come uno Stato solido e che punta molto sui giovani, e altri Paesi come il Canada, la Francia, l’Austria, la Svizzera e il Belgio. Solo l’1,5% del campione ha, invece, indicato la Spagna che, pur rimanendo un Paese altamente “attrattivo” (per via, anche, di una cultura che lo rende vicino all’Italia), ha un tasso di disoccupazione talmente alto da scoraggiare chiunque.
“La migrazione italiana, negli ultimi anni, è decisamente cambiata – ha spiegato Alessandro Rosina, tra i curatori del Rapporto –Non si tratta più di connazionali che prendono il treno un po’ spaesati e con al braccio valigie di cartone, ma di giovani dinamici, intraprendenti, affamati di nuove opportunità e con un tablet pieno di appunti su progetti e sogni da realizzare. I motivi sono vari. Da un lato – ha osservato Rosina – la generazione dei Millennial considera del tutto naturale muoversi senza confini. Sono sempre più consapevoli che la mobilità internazionale è, di per sé, positiva perché consente di aprirsi al mondo, conoscere diverse culture, arricchire il proprio bagaglio di esperienze, ampliare la rete di relazioni. Dall’altro lato, il sempre più ampio divario tra condizioni lavorative delle nuove generazioni e possibilità di valorizzazione del capitale umano in Italia rispetto agli altri Paesi avanzati e in maggiore crescita, porta sempre più giovani a lasciare il Paese non solo per scelta, ma anche – ha precisato il curatore dello studio – per non rassegnarsi a rimanere a lungo disoccupati o a fare un lavoro sotto inquadrato e sottopagato”.

fonte: http://www.crisitaly.org/

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