Twitta bene e razzola male: gli annunci e le promesse non mantenute di Renzi

Posted on settembre 16, 2015 di


Stranamente leggo questo articolo su La Stampa (e dunque mi interrogherò sul perchè sia uscito sul quotidiano della Fiat del "renziano" Marpionne…)Il nostro Premier mai eletto da nessuno di giravolte ne ha fatte a migliaia.
Io l’ho documentato tantissime volte.
Egli non ha alcuna linea politica.
Cambia in continuazione opinione, alla ricerca del consenso.

Per quanto mi riguarda,credo sia lecito cambiare opinione, nella vita, come in politica.
Ma altra cosa è mentire spudoratamente e mutare tatticamente idea per trarne quotidianamente un profitto e/o vantaggio.

Avevo ragione io, aveva ragione Grillo: Renzi non ha alcuna credibilità.

Del resto, bastava guardare questi video ed i miei numerosi post al riguardo per comprendere la natura del nostro Premier, non solo cazzaro e assai incompetente, ma anche mentitore seriale.

Tutto questo è possibile grazie all’appoggio dei "poteri forti" e alle abilità oratorie del Premier (indiscutibili), ma, soprattutto:

– ad una massa di italioti senza eguali in paesi cd "civili"
– a media totalmente (o quasi) asserviti, a parte rare eccezioni (qui, una)

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La rete non dimentica e Twitter nemmeno: da prima di diventare presidente del Consiglio, Matteo Renzi ha sempre usato i social network come mezzo per dare in pasto agli elettori annunci e pillole di programmi. Col tempo i tweet di Renzi sono diminuiti e si sono fatti più istituzionali, ma in rete resta traccia di tutto. Soprattutto delle promesse non mantenute e dei propositi smentiti.

«NO ALLA WEBTAX»

Avevamo detto no #webtax Siamo stati di parola #lavoltabuona

— Matteo Renzi (@matteorenzi) February 28, 2014

Durante l’intervista a Otto e Mezzo di lunedì 14 settembre, il presidente del Consiglio ha dato a Lilli Gruber quella che è ha voluto presentare come una «bella notizia»: «Dopo aver aspettato per due anni una legge europea, dall’1 gennaio 2017 immaginiamo una digital tax (qui la bozza della proposta di legge, ndr) che vada a colpire con meccanismi diversi, per far pagare tasse nei luoghi in cui sono fatte transazioni e accordi». Lontano quel tweet del 28 febbraio 2014, quando Renzi festeggiava la modifica della webtax nella legge di stabilità.

«IL PROBLEMA NON È L’IMU»

per creare lavoro dobbiamo dare una visione per i prossimi 20 anni, il problema non è l’Imu#oltrelarottamazione (staff)

— Matteo Renzi (@matteorenzi) May 20, 2013

Durante la stessa intervista ha ribadito che nel 2016 toglierà Imu e Tasi per tutti i cittadini. Intervistato dalla conduttrice e incalzato sulla scelta di privilegiare l’abolizione della tassa sulla casa rispetto alla riduzione del costo del lavoro, Renzi ha dichiarato che è indispensabile togliere l’Imu per far ripartire il mercato immobiliare e il mondo del lavoro che gravita attorno a questo. Una visione decisamente ribaltata rispetto a quella del 21 maggio del 2013, quando twittava che nelle politiche di governo «il problema non è l’Imu».

«VIA I PARTITI DALLA RAI»

Via i partiti dalla Rai, via da Finmeccanica, via dalle nomine nei CDA. L’ho detto a#serviziopubblico, ma lo diciamo fin dalla Leopolda.

— Matteo Renzi (@matteorenzi) April 19, 2012

Che nella televisione pubblica non dovessero esserci i partiti, Matteo Renzi lo twittava il 19 aprile del 2012, ma lo diceva «fin dalla Leopolda». Eppure, nonostante le annunciate buone intenzioni del premier, i partiti sono ancora ben rappresentati nel Cda della Rai appena riformata: dei sette membri che siedono nel consiglio d’amministrazione, infatti, quattro sono eletti da Camera e Senato, due nominati dal governo e uno designato dall’assemblea dei dipendenti.

«L’UNICA LEGGE ELETTORALE CHE FUNZIONA È QUELLA DEI SINDACI»

Legge elettorale tedesca? Non funziona. Funziona legge sindaco. Sai chi vince, sai chi perde. Cosa stanno aspettando in parlamento? #enews

— Matteo Renzi (@matteorenzi) September 26, 2013

Renzi ha esposto il suo passato da sindaco a lungo come una garanzia di capacità nell’amministrazione della cosa pubblica. Ma ha anche detto per molto tempo che, dai Comuni, lo Stato centrale avrebbe dovuto anche prendere esempio per la riforma della legge elettorale. Il 26 settembre del 2013, twittava così: «Legge elettorale tedesca? Non funziona. Funziona legge sindaco», esortando il Parlamento a legiferare di conseguenza. Sappiamo, però, che l’Italicum non è esattamente il tipo di legge elettorale con cui si scelgono i sindaci e si formano i consigli comunali (qui un ripassino su come funziona).

fonte: http://www.lastampa.it/

Posted in: #NuovaResistenza