Cosa diceva il Pd del #pontesullostretto

Posted on novembre 6, 2015 di


“La farsa del Ponte sullo Stretto di Messina deve finire. Non si possono sprecare, tanto più visto il momento difficile, risorse pubbliche per un’opera dall’utilità estremamente dubbia

“Positivo, anche se tardivo, l’abbandono definitivo del progetto Ponte sullo Stretto di Messina” così Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd, sul Ponte sullo Stretto (2013)

Qui altre critiche di Repubblica e dei piddini

Anche per Enrico Letta, vicesegretario del Pd, “far ripartire l’operazione-Ponte sarebbe un errore”, mentre i due parlamentari ecodem Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, senatori Pd, invocano uno stop agli sprechi: “E’ assurdo e inaccettabile che tutti i giorni si parli di spending review e poi si continuino a buttare soldi dei contribuenti tenendo in vita l’iter di un’opera del genere. Il governo Monti finalmente l’aveva detto con chiarezza, non si capisce perché i ministri Clini e Passera si muovano al contrario”

Qui Gutgeld: “superare la gestione dissennata dei fondi comunitari, oscillante tra opere faraoniche, miliardarie e inutili come l’Alta velocità o il Ponte sullo Stretto e investimenti da poche decine di milioni di euro. Entrambi finalizzati a un immediato consenso politico”

Qui Mauri: ” Anni persi a parlare del Ponte sullo stretto, a fare i disegnini sulle lavagna televisive, a farsi fotografare col cappello da cantiere in testa, però fatti concreti quasi zero”

E ancora:

“Arrivati sullo stretto la Calabria sembra davvero vicina, quasi da poterla toccare. E l`idea del Ponte risuona nelle orecchie dopo averne tanto sentito parlare. Un`idea, lo diciamo subito, che non condividiamo per mille motivi. Un`opera inutile, costosa ma soprattutto dannosa. «Abbiamo perduto vent`anni a discutere inutilmente del Ponte – ricorda Provenzano mentre crollavano gli investimenti nelle reti di collegamento».

È la stessa cosa che ci dice Salvatore Ciccone, architetto calabrese, che incontriamo a Villa San Giovanni, «con la scusa di fare il Ponte hanno prosciugato tutti i fondi per le altre infrastrutture, oppure li hanno spesi per opere propedeutiche al Ponte, come la variante di Cannitello, costata 26 milioni di euro, e se poi il Ponte non si fa?». Già, se il Ponte non si fa, come mi sembra evidente che non si debba fare, chi risarcirà siciliani e calabresi (e con loro tutti gli italiani) del tempo perso e del mancato ammodernamento di questo pezzo d`Italia? Ripensiamo alle informazioni che ci vengono fornite: 3.3 km la lunghezza stimata del Ponte; mentre il più lungo ponte sospeso esistente al mondo è 1,9 km; l`alto rischio sismico; un fondale che diventa subito profondo; 700 unità abitative con l`ingiunzione di sfratto per costruire la piattaforma; i costi lievitati in pochi mesi di progetti e preventivi; la quasi certezza che anche a farlo, il Ponte, mai ci potrebbe passare sopra un treno, troppo pericoloso; mentre dunque discutiamo di questi dati, ci raggiunge Rosa Calipari, deputata calabrese del Pd. Con lei percorriamo la Salerno-Reggio Calabria, a torto o a ragione, il simbolo di tutto ciò che non funziona nelle infrastrutture e nei trasporti italiani. Una ferita, con 91 km di cantieri ancora aperti, 58 km e 7 svincoli non ancora appaltati, circa 7 miliardi di euro spesi dal 2001 a oggi e 3,5 miliardi ancora da trovare, necessari per il suo completamento.
Questo per stare solo ad alcuni numeri, ma i numeri raccontano solo una parte del problema. «I tempi si sono allungati a dismisura – dice l`on. Calipari perché questa regione è martoriata dalla criminalità organizzata». E intanto, lungo la carreggiata, scorrono i cantieri, le deviazioni, le gallerie non ancora pronte, la segnaletica dei lavori in corso, per una fotografia che da decenni sembra sempre uguale a se stessa. Abbandoniamo la SA-RC ed entriamo nel Porto di Gioia Tauro. Il principale porto ita- liano di transhipment, ossia un porto dove ogni giorno vengono scaricati migliaia di container e messi su altre navi, per poi raggiungere i porti di destinazione finale. È un momento non facile questo per il Porto di Gioia, la crisi morde. «Abbiamo chiesto al governo e all`Unione Europea – ci dice Calipari – di considerare quest`area bisognosa di risorse europee per la parte infrastrutturale. Per recuperare competitività, inoltre, serve ridurre tasse e accise sul carburante nel Porto di Gioia». Non sfugge a nessuno, però, pur con tutti i distinguo del caso e l`obbligo di evitare generalizzazioni, che il tema criminalità torna ancora una volta anche sul Porto di Gioia. Cocaina, questo il grande business miliardario messo in piedi dalle `ndrine, e che purtroppo vede questo Porto come uno degli snodi principali del narcotraffico in Italia. «Nel 2006, con il governo Prodi, aumentammo i controlli – dice Calipari – con un forte coordinamento tra forze dell`ordine, Guardia di Finanza e intelligence. Ma resta il tema, per me fondamentale, che ci deve essere una crescita della cultura della legalità in questa zona. La legalità è come le infrastrutture, è una premessa».

 

Ecco oggi cosa fa il Pd?

Matteo Renzi: “Il Ponte sullo stretto di Messina si farà. Diventerà un simbolo bellissimo dell’Italia”

E perchè questo ennesimo dietrofront?

Lo aveva chiesto l’ex macellaio, piduista, ora padre della Patria, Verdini…semplice

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Il Pd si era subito mosso…

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Ora Renzi ha definitivamente calato le braghe anche su questo…

Questo quello che diceva il Pd su Berlusconi che chiedeva il Ponte sullo Stretto

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Via-Berlusconi

Fanno schifo.

Punto.

Campioni dell’incoerenza, dell’opportunismo, dei voltafaccia più squallidi.

Venderebbero moglie e figli pur di mantenere i posti e restare nelle grazie di un delinquente come Renzi.

Per questo invito tutti i piddini a non frequesntare questo blog.

Siamo in presenza di un buffone, spero sia chiaro.

Posted in: #NuovaResistenza