Il primo licenziato col jobs act

Posted on novembre 13, 2015 di


Mai avuto nessun dubbio, ora ne abbiamo le prove.
In tv e sui giornali lo chiamano  “lavoro a tempo indeterminato”, ma la realtà è un’altra.
Possono licenziare come e quando vogliono.
Abbiamo investito circa 12 miliardi per creare (forse) 26.000 di questi posti…
Vedrete quando non ci saranno più contributi alle imprese: un calcio nel culo e via….
Ma il cialtrone delinquente sarà già passato all’incasso elettorale.
Dire che “ve lo avevvo detto” non serve a niente.
E non è consolatorio per nulla.
 IMG_20151113_144924

UDINE. Il Jobs act ha mostrato ieri l’altra faccia della medaglia: da un lato la concretizzazione del sogno, il posto fisso, dall’altra l’estrema facilità con cui questo può svanire.«Stiamo assistendo – dichiara Massimo Albanesi, segretario regionale della Fistel Cisl, il sindacato di riferimento per il settore dei cartai – al primo licenziamento targato Jobs act». Con una lettera di poche righe, 11 per le precisione, il presidente e amministratore delegato della Pigna Envelopes srl di Tolmezzo, ha comunicato ad un proprio dipendente la risoluzione, praticamente immediata, del rapporto di lavoro.

Invocando la «riorganizzazione della turnistica dovuta ad un persistente calo di lavoro», l’ad informa il lavoratore che con decorrenza dal ricevimento della lettera (datata 11 novembre, e quindi a far data dal 13 novembre), il “posto fisso” agguantato grazie al contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs act, scompare. Bontà della legge, il lavoratore è stato «dispensato dall’effettuazione del periodo di preavviso» di cui gli verrà corrisposta la relativa indennità sostitutiva.

«Le modalità con cui questo sta avvenendo – prosegue Massimo Albanesi – conferma i dubbi e le critiche che, come sindacato, avevamo avanzato al Jobs act e alle nuove norme intervenute sull’articolo 18. Ed è anche la dimostrazione – sottolinea il sindacalista – che i lavoratori “a tutele crescenti” vengono trattati allo stesso modo dei precari.

Anzi – rincara – direi che vengono trattati peggio dei lavoratori a termine perché nei contratti a tempo determinato le regole sono chiare: il lavoro c’è ed è a tempo, condizionato all’attività dell’impresa. Non ci sono illusioni, nè si alimentano.

Qui invece assistiamo ad un licenziamento che lascia a casa un lavoratore che, per essere assunto alla Pigna ed avvicinarsi alla famiglia, una moglie e due figli piccoli, aveva lasciato un’altra occupazione, faticosa, certamente, che gli lasciava poco tempo per la famiglia, ma che gli consentiva di mantenere moglie e figli. Oggi quest’uomo è a casa, senza lavoro e in prospettiva, senza reddito.

Dall’altra parte – ricorda Albanesi – abbiamo un’azienda che ha beneficiato della decontribuzione prevista dalla legge per aver assunto un lavoratore a tempo indeterminato (e non sarà nemmeno costretta a restituire il vantaggio contributivo incamerato per i mesi di assunzione), e che oggi scarica sulla collettività lo stesso lavoratore che dovrà fare domanda per accedere agli ammortizzatori sociali. Per l’azienda nessun conto da pagare; per il sistema Paese un doppio costo sociale».

Il licenziamento su due piedi preoccupa il sindacato non solo per il caso in sè, ma anche per il timore «che altre persone assunte con le medesime modalità nella stessa azienda, possano subire la medesima delusione», conclude Albanesi.

Timore non peregrino perché la Pigna Envelopes – una novantina di dipendenti – è controllata dalle Cartiere Paolo Pigna spa di Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo, 130 dipendenti, cartiera storica le cui origini risalgono agli inizi dell’800, che a settembre ha ottenuto di essere ammessa al concordato in continuità aziendale, dal quale dovrebbe uscire ristrutturata per approdare in nuove mani (forse tedesche).

«Doppia preoccupazione dunque – aggiunge Franco Colautti, segretario della Cisl Alto Friuli -, di cui una legata all’impresa e alle vicende che la coinvolgono con quel che ciò potrebbe significare per la tenuta dell’occupazione, e l’altra attiene agli effetti di questa norma di legge.

Non vorremmo che, esauriti i vantaggi economici, le imprese possano liberarsi dei lavoratori senza troppi patemi. E non dimenticherei – conclude Colautti – che questo territorio sta già patendo le conseguenze di crisi pesanti, basta pensare alla Coopca, e ha anche altri settori in sofferenza. All’alto Friuli non serve un altro fronte».

Ovviamente il licenziamento sarà impugnato perché benchè la legge dia ampi margini di manovra alle imprese, impone anche di agire secondo criteri che, nel caso specifico, secondo i sindacati, non sarebbero stati rispettati.

fonte: http://messaggeroveneto.gelocal.it

Posted in: #NuovaResistenza