Come si esce da una crisi economica? Semplice:con una guerra

Posted on novembre 18, 2015 di


POI METTONO LA BANDIERA FRANCESE..
Al netto della solidarietà che è necessario e doveroso esprimere e non nelle modalità disgustose tendenti a strumentalizzare una carneficina…. (altrimenti il Pd dovrebbe “indossare” anche la bandiera russa, palestinese, etc, etc e magari non avallare l’invio di nostri armi in Arabia Saudita, primo paese che poi finanzia l’Isis…)

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Vorrei cercare di fare una analisi sulla correlazione guerra/terrorismo-crisi economica.

Da tempo ho esposto la mia tesi ad alcune persone e credo che, piano piano, ci stiamo arrivando.

E’ da circa 2 anni che in sostanza dico: senza una vera ripresa economica, prima o poi verrà utilizzata l’ultima carta rimasta: non le svalutazioni competitive..non i qe..non i tassi a zero…ma la GUERRA.

Tutte le politiche messe in atto in questi anni post crisi non hanno portato a grandi risultati.
L’Europa è in crisi profonda (con i suoi Piigs e in testa l’Italia di Matteo Renzi e la Francia di Hollande,messi davvero male); non c’è stata alcuna vera ripresa.

Alla “ripresa italiana” ha risposto il Financial Times l’altro giorno, ridicolizzando Renzi e Gutgeld.

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La Cina ha smesso di correre.
Gli “emergenti” stanno sommergendo…
Il Giappone è in crisi profonda, nonostante la stampante sempre in funzione.
La ripresa Usa è tutta da verificare perchè ci sono segnali contrastanti.

Forse capite bene perchè scrivo da tempo che la “ripresa” di Renzi è qualcosa che sta solo nella testa degli italioti e in quella dei leccaculo al suo servizio?
E forse capirete perchè dico che, alla prossima crisi, dell’Italia non resterà più nulla…

Ma torniamo a noi: il mondo non se la passa bene, anzi…
Le misure di politica economica-monetaria non stanno dando i risultati attesi, anzi..
Si ipotizzano altre misure al limite della umana ragionevolezza, come mettere i tassi al MENO 6 PER CENTO e/o eliminare il contante…

Non sanno più che fare, insomma….
e non è rimasta altra carta che stampare e stampare…
Ma per quanto puo’ andare avanti?

E funzionerà?

Ne dubito…

E dunque?

Cosa rimarrebbe come estrema possibilità per invertire un trend che appare negativo?
A me viene in mente solo una cosa: una guerra.

Guardate che la correlazione guerra-crisi economica è un fatto ormai assodato.

Vi estrapolo un pezzo di una mia mail del 23-11-2012:

Prendiamo gli Usa, principale forza economica e militare da un secolo ormai: nella loro storia vi è una precisa correlazione tra interventi militari e ripresa dell’economia….

Un esempio?

La Seconda Guerra Mondiale
Fu soltanto grazie all’ingresso nella Seconda Guerra Mondiale e alla messa in opera della macchina bellica relativa, e non grazie agli investimenti di Roosevelt in opere pubbliche, che gli USA riuscirono a risollevarsi dalla Grande Crisi degli anni Trenta.
Non lo dico io, ma il premio Nobel per l’economia Peter North…

Solo dal 1939 in poi vi è una ripresa economica negli Usa: il pil cresce e la disoccupazione diminuisce.

Un altro esempio?
La guerra in Corea
Nel 1949 gli USA sono in recessione.
E…guarda caso…scoppia la guerra di Corea. Il risultato?Una forte spinta al riarmo dei Paesi della NATO con le spese militari Usa nel 1952-1953 che arrivano a circa il 15% del PIL….

E all’enorme incremento delle spese per gli armamenti corrisponde una nuova fase di espansione economica: definita, per l’appunto, il “boom coreano”.

Anche la guerra del Vietnam, e le relative spese militari (oltre il 10% del PIL), ridanno slancio all’economia americana. La quale, infatti, a partire dal 1964, conoscerà una delle più lunghe fasi espansive della sua storia (sfuggendo alle recessioni che in quegli anni attanagliano l’Europa).

Allo stesso modo si potrebbe parlare della spesa bellica per fronteggiare l’invasione sovietica dell’Afghanistan (1979) o per il lancio dello “scudo stellare” di Regan (le spese per la difesa aumentano dal 1981 al 1985 del 7% all’anno, mentre la quota delle spese militari all’interno del bilancio federale cresce dal 23% al 27%)

Che la spesa militare e la guerra facciano bene all’economia è cosa che non riguarda soltanto gli Stati Uniti.
Le spese per gli armamenti possono dunque essere giocate per combattere la crisi economica?

Guardate un po’ qui…

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Le spese militari, dunque, possono essere una forma di spesa pubblica per il rilancio dell’economia, una delle forme attraverso cui lo Stato finanzia l’economia (se è il caso anche indebitandosi).

E su questo pare che neppure i liberisti abbiano qualcosa da dire.

Come dicevo ieri, cosa ha deciso Hollande?

Dice di sforare ogni parametro Ue e di finanziare il riarmo e l’assunzione di migliaia di persone.
E cosa pensate possa dire l’UE e la Germania (ultimamente, casualmente, in crisi anche di immagine) dinanzi a tanto sangue francese?

Non potrà che assecondare questa impostanzione espansiva…

Ecco cosa afferma il Premio Nobel per l’Economia Paul Krugman: Terrorism Will Be Good for the French Economy

Vuoi vedere che Francia (e Usa), dopo gli scandali che hanno colpito la Germania, hanno trovato un altro modo per portare a più miti consigli i crucchi?

Pazienza se devono sacrificare le vite delle persone…

Così va il mondo e la storia…E la STORIA la scrivono i vincitori…

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Se un “terrorista” vince…un domani sarà chiamato “liberatore-partigiano-padre della Patria”, etc, etc

Se perde, sarà, appunto, un terrorista (senza le virgolette)

Che poi…chi sono i “terroristi”?
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Eh…

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Eh..

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Eh…

Ed ecco Nouriel Roubini: “Positive Impacts of Paris Attacks Modest Unless More Attacks Follow”

Penso che ogni commento sia superfluo, no?

Ma se non bastasse, ecco a voi Warren Buffet che tranquillizza i mercati (leggete anche il resto delle osservazioni contenute nell’articolo)

E Valls rincara la dose parlando di attacchi chimici e batteriologici …

E la Cia (che se ne intende…) avverte l’Italia sulla possibilità di attacchi…

La Fed alzerà i tassi (e di quanto) in questo scenario?

La Bce potrà dismettere il suo bazooka se la situazione resterà questa?

La prova provata di quanto vado scrivendo è l’andamento delle borse: per nulla intimorite da questi attentanti e dalla mincaccia di altri, anzi…

Taluni si aspettavano un “lunedì nero”, un crollo dei listini, etc, etc

Nulla di tutto ciò, anzi…

Le borse salgono perchè sanno che, in un clima di “guerra”, le politiche (tutte) tenderanno ad essere “accomodanti”…

Potrebbe essere la fine dell’austerity persino nella UE a guida (ammaccata) tedesca.

Ovviamente non si poteva allentare il cordone per salvare imprese, disoccupati anni fa…ma ora potrebbe essere tutto diverso e al diavolo i Patti di Stabilità!

Visto la finanziaria del Cazzaro in deficit? Rilievi formali, ma nessun ostacolo…(l’avesse fatta il Banana anni fa….)

Torniamo a noi…

E cosa accadde nel 2001?
Leggete qui:
«Che cosa può ridurre drasticamente il deficit delle partite correnti americane, e per questa via eliminare i rischi più significativi per l’economia degli Stati Uniti e per il dollaro? La risposta è: un atto di guerra». Questo è il testo di un report di Morgan Stanley, caricato sul sito dell’azienda alle 7.30 di martedì 11 settembre 2001: un’ora dopo, i dipendenti della banca d’affari conobbero quell’atto direttamente nei loro uffici situati nelle Twin Towers.

Insomma, la guerra – o meglio, la paradossale necessità di una guerra come dinamo economica !!

Sono almeno settant’anni che la storia si ripete ciclicamente! Si vis pacem (economica), para bellum.

La guerra spesso diventa una necessità economica.

In questi anni molti guru hanno lanciato allarmi in questa direzione…

Kyle Bass (manager del fondo Hayman Capital, insieme a Paulson uno dei pochi ad aver capito la crisi dei mutui sub-prime del 2008).
«Trilioni di dollari di debiti saranno ristrutturati e milioni di risparmiatori finanziariamente prudenti perderanno una percentuale rilevante del loro potere d’acquisto reale esattamente al momento sbagliato nella loro vita. Ancora una volta, il mondo non finirà, ma il tessuto sociale delle nazioni dilapidatrici sarà sfilacciato e in alcuni casi strappato. Purtroppo, guardando indietro nella storia economica, troppo spesso la guerra è la manifestazione di una semplice entropia economica sostenuta fino alla sua logica conclusione. Noi crediamo che la guerra sia un’inevitabile conseguenza della attuale situazione economica mondiale».

Kyle Bass parlava di guerra entro il 2015….

Martin Armstrong è un altro che da tempo parla di inevitabilità di una guerra

Jim Rogers (co-fondatore del Quantum Fund con George Soros, NdT) sosteneva:
 «Le guerre commerciali portano sempre a guerre. Nessuno vince le guerre commerciali, tranne il generale che finisce per combattere le guerre fisiche quando accadono. Questo è molto pericoloso».
Rogers inoltre spiega:
«Il proseguimento dei salvataggi in Europa potrebbe in ultima analisi innescare un’altra guerra mondiale […] Aggiungi il debito, la situazione peggiora, e alla fine semplicemente crolla. A quel punto ciascuno va a cercare capri espiatori. I politici danno la colpa agli stranieri, e ci troviamo nella seconda guerra mondiale o in una qualunque guerra mondiale».

E Marc Faber affermava che il governo americano avrebbe iniziato nuove guerre in risposta alla crisi economica:
«”La prossima cosa che il governo farà per distrarre l’attenzione della gente sulle cattive condizioni economiche consisterà nel fatto che inizieremo una guerra da qualche parte.”
“Se l’economia globale non recupera, di solito la gente va in guerra”.»Faber ritiene che anche gli Stati Uniti, la Cina e la Russia potrebbero andare in guerra per il petrolio mediorientale.

E dopo Juncker, sentite qui… fonte: @maurobottarelli

“Una cosa è chiara nelle circostanze attuali: in questo momento terribile la sicurezza dei cittadini in Francia e in Europa è la priorità assoluta e la Commissione Ue lo capisce pienamente”. Parole e musica del commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, in riferimento all’impatto sul bilancio francese delle spese per la sicurezza annunciate dopo gli attentati di Parigi. Già, pochi minuti prima il presidente, Francois Hollande, aveva infatti comunicato al Parlamento che nei mesi a venire il comparto di polizia e intelligence avrebbe visto aumentare e non di poco i propri ranghi: “Il patto di sicurezza impatta sul patto di stabilità”, ha tuonato il presidente come a dire, sforeremo il 3% e basta (cosa che fanno comunque da sette anni). E chi gli dice qualcosa, davanti a 130 morti e 300 feriti? Nemmeno i rigoristi tedeschi, a cui è arrivato un messaggio molto chiaro poco ore fa ad Hannover.

E questi grafici
France_unemployment
France_1
ci spiegano molto bene perché Hollande benedica questa possibilità di spesa pubblica a deficit e assunzioni di massa in ossequio alla lotta contro Daesh, visto che a fronte di un CAC40 che macinava rally (ieri +2.71%, la paura è bullish) e di uno spread artificialmente basso grazie alla Bce, la Francia ha registrato 80 mesi consecutivi di aumento della disoccupazione. Tanto più che nella patria dello statalismo, sta avvenendo questo
France_2
a chi vuole fare impresa e i conti dello Stato, come mostra quest’altro grafico
France_liabilities
non sono affatto sostenibili. Insomma, un toccasana, visto che i tagli alla Difesa sono stati cancellati almeno fino al 2019 e saranno almeno 17mila i nuovi assunti da apparati delle sicurezza e ministero dell’Interno, di cui 5mila nuovi poliziotti e gendarmi, mille agenti addetti alle dogane e 2500 guardie carcerarie.

D’altronde, come paventavo nell’articolo di ieri, il QE da solo non basta a raddrizzare una situazione macro a livello globale a dir poco da reparto psichiatrico. La recessione è alle porte e con essa i rischi connessi anche ai mercati finanziari, di cui parleremo più avanti nel post. Restiamo al QE e alla sua insipienza. Questo grafico
Japan_QE1
ci mostra plasticamente quanto ottenuto dal Giappone dal lancio dell’Abenomics a oggi: Nikkei alle stelle, aumento elefantiaco dello stato patrimoniale della Bank of Japan e Pil a dir poco anemico. Insomma, un fallimento, cui vanno unite le dinamiche salariali e le prospettive inflazionistiche completamente fuori target. E proprio lo stimolo all’inflazione è il principale fiasco dell’Abenomics, come ci mostra questo grafico
Japan_QE2
relativo a uno studio di Royal Bank of Scotland, il quale certifica l’effetto placebo del QE su quelle dinamiche ma non una crescita sostenibile nel tempo. Questo altro grafico,
Japan_QE3
invece, ci mostra come il QE possa sì abbassare il costo di una crisi ma porti fatalmente a una crescita più debole e meno stabile, mentre quest’ultimo grafico
Japan_QE4
ci mostra la proiezione delle detenzioni di bond delle varie Banche centrali impegnate in monetizzazione del debito. Non penso di dover commentare oltre l’outlook nipponico.

Il problema è che senza QE rischia di schiantarsi l’unico comparto che ha beneficiato della manovre di stimolo, ovvero il mercato azionario, come ci mostrano questi grafici.
Japan_fail1
Japan_fail3
Un bel guaio, perché se oggi le Borse stanno “festeggiando” il pericolo terroristico con rialzi a dir poco irrazionali (se non per la perversa legge dell’instabilità che porta a maggiore sostegno pubblico), ci vuole poco a far partire il contagio, se ad esempio un indice come il Nikkei comincia ad andare fuori controllo.
Soprattutto alla luce di questo grafico,
Gundlach
il quale ci mostra ciò che il co-fondatore di DoubleLine Capital, Jeffrey Gundlach, ha riassunto in questa maniera: “Certamente il fatto che la Fed non alzi i tassi è più probabile di quanto la gente si aspetti. Questi mercati stanno andando in pezzi”. E in effetti, il Leverage Loan Index dello Standard&Poor’s 500 non ci dice nulla di buono, essendo ai minimi da quattro anni, così come l’High Yield Bond Exchange-Traded Fund di Barclays, mentre CRB Commodity Index è solo ai minimi da 13 anni. E con la Bce che potrebbe aumentare e di parecchio lo stimolo, a vostro modo di vedere la Fed alza? Con la scusa dell’instabilità dettata dalla nuova guerra permanente contro Daesh pronta all’uso?

E quest’altro grafico
Bond_short
potrebbe suggerirci qualcosa, visto che le posizioni speculative short sui Treasuries sono ai massimi dall’inizio del 2010 e sono paradossalmente aumentate dopo l’ultimo meeting della Fed, quello che unanimemente è stato visto come il più possibilista verso un rialzo a dicembre. L’ultimo volta che si è andati così short contro il Treasury, il rendimento del decennale è crollato da 3,94% a 2,39% in soli tre mesi. E se a dicembre non salgono i tassi, il crollo del 2010 potrebbe essere nulla.

Ma tornando ai mercati azionari, ecco un altro motivo per cui è meglio agire con cautela.
Price-to-sales
Con la ratio price-to-sales dello Standard&Poor’s 500 a 1.8, circa il livello di agosto, la scorsa settimana i titoli industriali erano prezzati a 20 volte le attese di utile per azione, il massimo da oltre dieci anni! Multipli e unicorni ma anche rischi enormi. Meglio non alzare, tanto ora c’è l’emergenza terrorismo che darà fiato al moltiplicatore del Pil delle spese militari.

Eh sì, come vedete terrorismo e mercati sono molto più correlati di quanto sembri. Ce lo mostra questo grafico
VIX_terror1
relativo alla performance del VIX, l’indicatore di volatilità dei mercati, come Cassandra di prossimi attacchi terroristici. Il problema è che le correlazioni sono tante, stando a uno studio di ABCEconomics.com, il quale dimostra come non sia la prima volta che l’indicatore della volatilità di mercato a 30 giorni predica atti di terrorismo. Prima di addentrarci, è meglio ricordare che il VIX è il ticker symbol del CBOE Volatility Index, un misuratore della volatilità implicita delle opzioni sull’S&P’s 500 e calcolato dal Chicago Board Options Exchange (CBOE).

La ricerca ha preso in esame i seguenti eventi: l’attacco a Parigi del 13 novembre scorso, quello a Charlie Hebdo de 7 gennaio scorso, le bombe a Londra del 7 luglio 2005, l’attacco alla stazione dei treni di Madrid dell’11 marzo 2004 e l’attacco alle Torroi Gemelle dell’11 settembre 2001. Risultati? Questi.
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Ovvero, nonostante il VIX sia predominantemente concentrato sulle aspettative riguardo i titoli azionari Usa, in tutti i casi presi in esame l’indice è cresciuto nei 5 giorni di trading precedenti all’attacco terroristico e, con l’eccezione dell’11 settembre, il VIX ha chiuso in ribasso nel giorno seguente agli attacchi. E riguardo all’11 settembre va ricordato che il VIX non stava tradando, visto che quando gli aerei si sono schiantati sul World Trade Center la Chicago Stock Exchange non era aperta. Inoltre, il trading normale a Wall Street ripartì solo il 17 settembre 2001.

Insomma, correlazione quasi perfetta. Certo, ci possono essere molte altre cause per quell’aumento del VIX a ridosso di attentati, quindi questa può essere solo una coincidenza, dato che i mercati non possono anticipare un evento tale. O forse sì.. Difficile dirlo.

D’altronde era da un po’ che vi dicevo come solo un conflitto avrebbe potuto risolvere i guai macro e finanziari del mondo, senza far schiantare tutto. E si è deciso di evitare una Terza guerra mondiale, scegliendo la strada della dottrina Bush 2.0 della guerra permanente al terrore (“Ora una coalizione come contro Hitler”, ha dichiarato ieri Vladimir Putin): già, il terrore, quello in stile Frankenstein rappresentato dei destabilizzatori a orologeria creati dallo stesso Occidente.

E che questa guerra permanente sia una clamorosa e interessata strumentalizzazione di un problema reale lo dimostra queste ultime infografiche,

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relative al Global Terrorism Index stilato dall’Institute For Economics&Peace, dalle quali scopriamo che nel 2014 il terrorismo internazionale ha toccato il suo picco massimo di violenza, colpendo per 13.370 volte in 93 nazioni e uccidendo 32.658 persone, il 78% delle quali concentrate in soli cinque Paesi (e, come vedete, le macchioline sugli stati di Usa ed Europa ci indicano che non sono tra quelli). Si tratta di un +80% rispetto al 2013, mentre il numero di Paesi che ha registrato più di 500 morti per attacchi terroristici è salito del 120% rispetto all’anno prima.

Dov’erano tutti i volenterosi e bellicosi leader occidentali durante questa mattanza? Perché si è deciso di partire solo ora con una coalizione anti-Isis? Forse perché hanno colpito una sala da concerti e uno stadio francese e non qualche scuola od ospedale in Kenya o in Mali o in Somalia? Forse perché bisognava lasciare il tempo ai tagliagole di prenderci la mano per bene, prima che l’emergenza arrivasse alla situazione rappresentata in questi numeri e garantisse una bella scorpacciata di warfare economico travestita da guerra al terrore?

Posted in: #NuovaResistenza