Renzi salva la banca del papi Boschi

Posted on novembre 25, 2015 di


boschisalvata

Ovviamente questo avverrà con il cul…ops, coi soldi di noi contribuenti, anche se il governo dice il contrario.

Così, oltre agli azionisti-obbligazionisti, lo prenderemo nel culo anche noi.

fonte: www.libero.it

Da una parte ci sono sgravi fiscali per gli istituti per circa 1 miliardo, dall’altra 400 milioni che la Cassa depositi e prestiti “impegna” a garanzia della liquidità anticipata” da IntesaSanpaolo, Unicredit e Ubibanca. Il totale, è pari a quasi un miliardo e mezzo.

La cosa vergognosa è che il Governo menta spudoratamente.

Qui trovate la posizione del Pd

Ovviamente l’house organ del renzismo ripropone la versione piddino-governativa:”Banche:  “Governo salva 4 istituti, ma senza soldi pubblici ”

Dunque, minimo, 1,5 miliardi buttati nel cesso (dopo quelli spesi per Mps).

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Sia maledetto il Pd ed ogni IDIOTA che vota questo immondo partito.

Ribadisco tutto il mio diprezzo umano e disgusto politico per chi vota questi delinquenti.

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ps: era meglio Berlusconi che almeno si pagava di tasca propria………

Francesco De Dominicis per “Libero Quotidiano

Non è un’ operazione di fronte alla quale togliersi il cappello, ma è il solito pasticcio all’ italiana. Forse però il male minore. Il salvataggio di Banca Marche, CariChieti, Carife e PopEtruria è stato messo a punto dai grandi gruppi bancari e dalla Banca d’ Italia. Sul tavolo del governo, domenica, è arrivato un pacchetto a scatola chiusa, solo per dare l’ ok a un decreto necessario a rendere utilizzabili, in anticipo rispetto al 2016, le regole Ue sulla risoluzione delle crisi bancarie.

La soluzione prevede la creazione di una bad bank per le sofferenze (svalutate di oltre l’ 80%) e di quattro banche fresche (avranno il vecchio nome, preceduto da «Nuova») operative da ieri. Ma ecco alcuni aspetti di rilievo.

1) Il paracadute aperto ieri è di fatto il primo caso di bail in in Europa. Non è vero che è stato evitato il meccanismo «interno» di salvataggio delle banche: a pagare il conto (700 milioni di euro), in linea con le nuove norme Ue, sono azionisti e possessori di obbligazioni subordinate (in tutto fino a 100 mila investitori); mentre non è previsto un sacrificio per i bond «normali» né per i conti correnti con saldo superiore a 100mila euro.

2) Le banche non sono diventate filantropiche all’ improvviso. Nessun atto di generosità, ma solo calcoli di convenienza: il quadruplo fallimento degli istituti avrebbe costretto il resto del sistema finanziario a garantire, così come previsto per legge, i depositi fino a 100mila euro. E sarebbe stato un bagno di sangue: in ballo c’ erano oltre 12 miliardi di euro, molto meno rispetto ai 3,6 miliardi complessivi versati a partire da ieri al Fondo di risoluzione di Bankitalia.

Il «sì» dei banchieri, dunque, è arrivato da un lato guardando al risparmio secco (8-9 miliardi), dall’ altro guardando al terremoto, sul versante della fiducia, che sarebbe stato cagionato dal default: Obiettivo: evitare la corsa agli sportelli.

3) Il piano di salvataggio ha un impatto negativo sui conti pubblici (nonostante il «verbo» di palazzo Chigi): gli istituti recuperano sotto forma di sgravi Ires una parte dei 3,6 miliardi di aiuti girati al Fondo di Risoluzione Nazionale. L’aliquota per la defiscalizzazione è pari al 27,5%. Ne consegue che quest’ anno lo Stato incasserà meno Ires per 990 milioni.

Ma il governo non avrebbe dovuto individuare coperture finanziarie? Mettiamola così: l’ ammontare esatto dei versamenti non è stato definito nel provvedimento dell’ esecutivo (anche se erano già noti) e a palazzo Chigi hanno fatto finta di non accorgersi (tant’è che nel decreto non si menzionano gli apporti finanziari precisi, citati solo in un comunicato stampa di Bankitalia). A fine anno, si tireranno le somme: ma è certo è un «buco» da 1 miliardo.

4) Spuntano aiuti di Stato, sotto forma di garanzia pubblica. Lo dice ufficialmente una nota della Commissione Ue che ha comunque avallato il sussidio: «Il beneficio connesso a tale garanzia è di 400 milioni di ulteriore supporto del fondo di risoluzione. Tali interventi del Fondo di risoluzione costituiscono aiuti di Stato ai sensi delle norme europee sugli aiuti di stato». Comprese le minori entrate Ires, le risorse pubbliche ammontano a 1,4 miliardi.

5) Il futuro è al buio e senza scudi. I 3,6 miliardi sono stati chiesti come anticipi dei prossimi contributi (3 o 4 anni). Vuol dire che il Fondo di risoluzione ha bruciato risorse future. E se una banca sarà vicina al fallimento l’ anno prossimo? Serviranno versamenti extra.

6) La manovra, concertata in quattro giorni di negoziati segreti tra banchieri e regolatori col silenzio del governo, mortifica il mercato.

Fonte: qui

P.S. Altro che niente effetti per il contribuente, come sostengono governo e Pd. Pesa per 1,4 miliardi di euro sui bilanci pubblici il salvataggio delle quattro banche vicine al crac a cui l’esecutivo di Matteo Renzi ha dato il via libera domenica pomeriggio. L’impatto sulle finanze dello Stato è la conseguenza di due aspetti distinti dell’operazione concertata dalla Banca d’Italia e dai principali gruppi creditizi del Paese scesi in soccorso di Banca Marche, Carichieti, Cariferrara e PopEtruria. Da una parte ci sono sgravi fiscali per gli istituti per circa 1 miliardo, dall’altra 400 milioni che la Cassa depositi e prestiti “impegna” a garanzia della liquidità anticipata” da IntesaSanpaolo, Unicredit e Ubibanca. Il totale, è pari a quasi un miliardo e mezzo.

 

 

 

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