La fine dell’Italia

Posted on marzo 8, 2016 di


Cose che scrivo da 3 anni almeno, alla faccia della solidità del nostro sistema bancario.

Cose che avevo ribadito recentemente qui.

Così come vi dico che la Grecia “è lo specchio dell’Italia che verrà” (ora ve lo dicono anche i giornali, stranieri…)

E vi ripeto anche, da sempre, che, in caso di una prossima crisi, dell’Italia non resterà più nulla (ora ve lo dice anche il Financial Times)

Perchè, al di là di quanto puo’ dire Renzi da Barbara d’Urso la realtà è questa

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E tutto quanto vi scrivo da 3 anni,  è ormai certificato anche da fonti ufficiali

Solo qualche mese fa feci un sondaggio su Twitter, chiedendo, dopo le 4  banchette del Pd, quali sarebbe fallita prima tra: Mps, Popolare di Vicenza, Carige, Veneto Banca.

Bene.

Cosa ha deciso ieri la Bce?

Di tenere un “faro acceso” proprio su queste 4 banche.

In un paese normale i giornali e le tv direbbero la verità agli italiani.

Ma in questo paese, no.

Non bisogna “allarmare”, ma “tranquillizzare” ed anestetizzare.

Quando però ci scapperanno altri morti, cari giornalisti, sarete colpevoli anche voi, così come questo governo di delinquenti.

Continuate a dire che fino a 100.000 euro i soldi sono garantiti, vigliacchi mentitori seriali.

Leggete l’articolo qui sotto.

La situazione è gravissima.

Qualora la Bce non riesca a tenere in vita le banche italiane, se ne va a puttane tutto.

Crolla il sistema, lo Stato ed usciamo dall’euro (o facciamo la fine, davvero, della Grecia)

Dunque, se credete, cominciate a pregare dio e Mario Draghi.

ps: credo che diminuirò ancora il numero dei miei post sul blog.

Cosa del tutto inutile che mi fa perdere un mucchio di tempo.

Chi voleva aprire gli occhi lo ha fatto da tempo.

Per gli altri non c’è speranza.

 

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NEW YORK (WSI) – Il rischio di un contagio dei crediti inesigibili in pancia agli istituti di credito italiani viene ritenuto la minaccia maggiore alla stabilità del sistema finanziario globale. Le banche del nostro paese hanno iscritti a bilancio Non-Performing Loans (NPL) pari al 18% del Pil secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale.

Se il sistema italiano finanziario dovesse fare crac, quelli di Spagna e Portogallo seguirebbero a ruota. Nei primi mesi del 2016 i titoli delle banche sono crollati proprio per via dell’ammontare di sofferenze lorde presenti nei portafogli del settore in Italia. Quel numero “è diventato troppo alto perché possa essere ignorato”, secondo Jeffery Moore di Global Risk Insight.

“Di tutti i rischi che corrono i membri dell’Unione Europea, nel 2016 il rischio di un contagio del travagliato settore delle banche italiane è la minaccia maggiore a un sistema finanziario già in difficoltà”.

Le sofferenze lorde superano i 200 miliardi di euro. In alcuni casi raggiungono anche il 20% dei bilanci di un singolo istituto. La soluzione della bad bank, presa in accordo con le autorità europee, evitando che venissero coinvolti i contribuenti nell’ambito di un piano di aiuti di Stato, non ha convinto. In particolare la garanzia offerta dal governo non pare sufficiente.

Bce accende faro sulla liquidità

Dopo che la Bce ha iniziato a indagare e chiedere una svolta, i titoli del settore hanno perso anche il 25% nelle prime settimane del 2016. Anche se i mercati hanno ridotto le perdite accumulate a inizio anno, a marzo rimangono i timori per la salute del settore finanziario italiano.

Ad alimentare le preoccupazioni ci ha pensato anche la decisione della Bce di chiedere un nuovo piano industriale e un aumento di capitale a Banca Carige. Se non rispetterà i requisiti di capitale entro la fine del mese, allora scatterà il piano di salvataggio secondo le norme di ‘bail-in’ in vigore dal primo gennaio.

Notizia di oggi è che la Bce monitorerà i livelli di liquidità di alcune banche come Mps, Pop Vicenza, Veneto Bana e Carige “tutti i giorni”. Si tratta non a caso degli istituti che negli ultimi mesi sono stati al centro delle cronache finanziarie per problemi di natura patrimoniale. Alcuni di loro sono dovuti ricorrere a iniezioni di capitale o sbarchi in Borsa. Chi invece già scambiava a Piazza Affari, ha subito una riduzione del capitale di azioni circolanti.

Italia non è come la Grecia, è peggio

L’Italia rappresenta la terza forza economica dell’area euro e ottava al mondo per pil nominale, pertanto una sua crisi finanziaria non può essere paragonata a quella di un paese piccolo come la Grecia (44esima forza al mondo). Anche se i livelli di debito del paese ellenico sono superiori a quelli italiani se confrontati al Pil, l’Italia resta comunque il secondo stato membro più indebitato, con un rapporto tra debito e crescita economica del 132%.

Con il progetto dei salvataggi bail-in, alle banche viene concesso di ripulire i propri bilanci parcheggiando nel mercato i crediti inesigibili presenti nei portafogli, che vengono venduti agli investitori. I titoli del debito collocati sono garantiti dal governo, ma solo nella loro parte meno rischiosa. Il problema è che questi prodotti finanziari sono valutati in funzione degli attuali prezzi di mercato.

Si stima che i tassi “mark-to-market” dei prestiti NPL italiani così emessi, finiscano per essere del 20%-50% sotto il loro valore effettivo iniziale. Si tratta di una perdita notevole per gli obbligazionisti e una svalutazione dannosa per le banche, in particolare per quelle che hanno le pance più piene di sofferenze. La soluzione del bail-in ha già provocato una perdita massiccia per i creditori e i correntisti nel caso delle quattro banche regionali salvate a fine 2015.

Governo mente, mercati no

Un altro problema è che i piccoli investitori e risparmiatori italiani detengono ampie fette di quei debiti a rischio insolvenza e a rischio svalutazione. Fanno proprio parte di fondi pensione di una grossa parte dei cittadini. Un individuo che dipende da questi investimenti non si può permettere il lusso di trovare un modo per rimediare alle perdite così subite. La soluzione dei bail-in, insomma, rischia di mettere in ginocchio il settore finanziario.

Il governo Renzi ha cercato a più riprese di rassicurare i cittadini italiani ed europei, dicendo che anche se ci potrà volere del tempo, una soluzione definitiva si troverà. Secondo il premier “la situazione è molto meno seria di quello che pensa il mercato”.

Il fatto è che mentre di solito il mercato tende ad azzeccare le previsioni, al contrario le autorità no. Anche perché spesso i governi si trovano in condizioni di crisi tali che sono costretti a rinunciare completamente alla trasparenza, altrimenti verrebbero immediatamente puniti dai mercati.

Come ha ammesso nel 2011, all’apice della crisi del debito, il presidente della Commissione UE Jean-Claude Junker: “Quando un problema diventa serio, devi mentire”.

Fonte: Global Risk Insight

 

Posted in: #NuovaResistenza